Evel – Canzoni da un crepuscolo cosmico oculare – l’intervista

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Intervista di E. Joshin Galani

Gli Evel nascono nel 2011 e, a settembre dello stesso anno, pubblicano il primo EP “Nylon, Legno e Valvole”. Calcano così numerosi palchi del nord Italia ed è proprio dalla parte acustica di questo tour che esce nell’autunno 2012 “Acoustic Tour #1”. A fine 2016 viene alla luce “Crepuscolare”, LP con nove brani inediti.
Ho fatto quattro chiacchiere con Luca, chitarrista degli Evel, per farmi raccontare un po’ di loro…


Al primo ascolto, la cosa che mi ha più colpita nel vostro disco è stato l’abbondante uso delle citazioni, lo Xanax di Crepuscolore, Bela Lugosi, Laura Palmer in Requiem, il Cointreau ne Il Mostro, o piuttosto i Misfits nel titolo; anche Crepuscolare è una citazione che rende omaggio alla corrente poetica?
No, il nome del nostro album non è una citazione o un rimando, ma piuttosto una fotografia della situazione legata al periodo della produzione del lavoro. Il disco è stato registrato a La Sauna Recording Studio di Varano Borghi, un posto fantastico direttamente sul lago di Comabbio. Ci siamo chiusi in studio di registrazione per 10 giorni a novembre, in un ambiente dove le luci sono tenui e il buio la fa da padrone, uscendo la sera a goderci degli splendidi tramonti sul lago. L’atmosfera di quei giorni è stata “crepuscolare” e allo stesso modo quella che si respira nel disco ha qualcosa di “crepuscolare”, poetico, malinconico e un po’ epico. Diciamo che il titolo è venuto da sé.

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Trinitrotoluene e Lime è un brano sulla strage di Capaci e contiene parole forti come “il cancro siamo noi”: che riflessioni ci sono dietro questa frase??
Il pezzo parla di un periodo negli anni ’90, 1992 in particolare, in cui la situazione legata alle stragi di mafia in Sicilia era al suo apice, apice di violenza e apice mediatico. Da quel trascorso, che fa parte della nostra infanzia ed è impresso nella nostra memoria, la coscienza di cos’è stata la storia di quella terra e cos’è stato quel periodo si è affievolita. “TNT e lime”, già dal titolo, mostra la visione del problema sotto questa luce di “normalità”, come fosse solo un cocktail di una sera, ma che in realtà prosciuga la terra e l’anima di un popolo. È necessario ricordare per essere liberi, non abituarsi al problema altrimenti si diventa parte dello stesso e alla fine è il problema che si trasforma nella normalità e la normalità nel problema. Se il cancro si diffonde così tanto da diventare il corpo è la parte sana a trasformarsi nel cancro..

Cos’è la cava delle bestie
La Cava delle Bestie è un luogo speciale, un luogo reale della zona in cui siamo cresciuti, nascosto fra le robinie nelle campagne dove scorre il canale Villoresi, nel quale dei ragazzi del posto hanno creato una pista per mountain bike. È il simbolo di chi coltiva i propri sogni e le proprie passioni, così come le altre persone citate nel testo, di chi ha scelto il proprio percorso, a volte difficile, alla ricerca di quel qualcosa in più per riempire il vuoto che ha dentro.

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Ne Il mostro c’è un abbandonarsi senza rete al mostrare la propria identità celata, ci sono altre situazioni di vita a parte l’alcol, in cui, secondo voi, è facile mettersi completamente a nudo?
Mostrarsi completamente agli altri per quello che si è non è certo semplice. In realtà anche mostrare a noi stessi tutte le parti di ciò che siamo è complesso, dato che dalla nascita iniziamo a mettere delle maschere e dei preconcetti di autocontrollo che limitano il nostro istinto: è necessario per vivere in una società, ma è anche limitante. In alcune situazioni, quando il cervello non può più controllare l’istinto (con l’alcool nella situazione della canzone, però anche in altri contesti di grandi emozioni positive e negative, più forti delle nostre barriere mentali), viene fuori la parte nascosta di noi, che a volte è il mostro che abbiamo dentro.

Il brano forse meno “crepuscolare” da un punto di vista dei testi è Giuda, che comunque ha nel titolo un personaggio classicamente negativo; ci sono altri spazi di luce che volevate evidenziare nel resto dell’album?
Giuda (Il primo uomo dalla Luna) è uno dei pezzi cardine del disco ed è invece, secondo noi, uno di quelli in cui più traspare l’atmosfera “crepuscolare”. La domanda che sta alla base del pezzo è legata al significato della figura di Giuda che ha un ruolo cardine nel Vangelo: è un uomo che nella storia ha come scopo il compimento della stessa. Quindi, è come un astronauta in arrivo dalla Luna con una missione da compiere anche controvoglia, o è semplicemente un uomo parte del destino? Tradotto nella nostra vita: gli avvenimenti che accadono quotidianamente sono parte di un disegno già stabilito e modificano la nostra esistenza per farla procedere su un cammino già scritto, o accadono e basta, ciò che accade, anche di negativo, è solo un difetto in un mare di casualità? Siamo uomini e basta, che nascono e muoiono senza un perché (uomini a perdere), o siamo parte di un progetto più grande e alcuni di noi, quelli considerati “negativi”, sono “difetti” del sistema?

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Come è stato registrato l’album in termini di tempo, strutture, spazi condivisi nel rispetto dei ruoli musicali?
Crepuscolare è un percorso lungo, un viaggio di un paio d’anni di scrittura. È stato registrato e mixato, come dicevo prima, a La Sauna Recording Studio, in una decina di giorni circa di vita condivisa al 100%, stando insieme praticamente tutta la giornata e a volte anche la notte: momento magico per una band. Il mastering è stato poi fatto presso Eleven Mastering a dicembre. Il disco è stato presentato il 13 novembre 2016 ed è uscito definitivamente il giorno seguente, dato che dal termine del lavoro di studio all’uscita vera e propria, c’è un grosso impegno per la preparazione di grafiche per il disco e per la parte press, di foto, di stampe, di booking etc. È un lavoro davvero stimolante e divertente, ma anche molto tosto. E poi quale mese è più crepuscolare di novembre?!

Il disco picchia forte e duro, molti dei brani hanno tutte le caratteristiche per girare in quelle trasmissioni tipo “High and Loud”, ci sono dei video in preparazione?
Si, c’è un video in preparazione. È molto ritmico e girato direttamente da noi, per scelta stilistica (siamo amanti della produzione fotografica/video). Il montaggio e la post-produzione verrà invece curata da terzi. Dovrebbe essere disponibile a breve, in linea con l’annuncio delle prossime date promozionali, anche questo è un lavoro che ci sta divertendo molto portare avanti.

Nella copertina del disco, il disegno, ricorda tantissimo lo stile di “Costellazioni tour”, una tecnica che vi è piaciuta, o scelta del tutto inconsapevole?
La grafica del disco nasce da un’idea assolutamente personale, ed è poi stata realizzata da artisti amici. Sinceramente non conosco nemmeno le grafiche di “Costellazioni tour”. Il soggetto, un tramonto spaziale, un crepuscolo cosmico-oculare, riprende i concetti alla base delle canzoni del disco. La tecnica realizzativa è il sunto degli stili dei 2 artisti che si sono occupati del disegno vero e proprio. Ne siamo molto orgogliosi!

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