Endrigo – Ossa rotte, occhi rossi (Indiebox, 2017)

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Avanguardia indie – Articolo di Giacomo Starace

Dal 17 Marzo sarà disponibile il nuovo lavoro discografico degli Endrigo, “Ossa rotte, occhi rossi”, primo album dopo gli EP “Spara” e “Buona Tempesta”. È un disco ruvido, sincero e vero. Gabriele, Simone, Matteo e Ludovico raccontano le storie vissute su e giù dai palchi dei loro concerti con un ritmo incalzante, che entra subito in testa.
Partono dalle loro origini, da Villaggio Sereno (BS), un riff orecchiabile e via. “Dovevamo capire prima quanto male ci sarebbe andata”. “Avevamo promesso di crescere e sono fermo al momento prima”.

Loro ci parlano di se stessi, ma i loro testi dicono molto di più: offrono un’attenta analisi della condizione giovanile di oggi. Non si fraintenda questa definizione: non c’è nulla di cattedratico in loro, ci sono quella rabbia lucida e quella serietà di chi riesce a guardare in faccia e capire quello che è costretto a vivere. “No! Non ci vedo più, ma sempre controcrederci ancora! Controcrederci per forza! Controcrederci per una volta!” “Endrigo ci insegnava: ci si può salvare solo da sé”.

È la nostra generazione di ventenni, senza più un punto fermo, tranne la speranza che ci si possa almeno salvare da soli in qualche modo, dato che nulla sembra poterlo fare. A tratti viene in mente “1984”  di Orwell e tutto il suo mondo di crudele falsità, in cui il singolo cerca di uscire da quella spirale malata senza riuscirci. Siamo costretti in un rabbioso titanismo. Qualche anno fa bastava dire “Vado all’estero” per avere la possibilità di scampare ad un tale destino, ma ora non basta più: in “Letargo” colpisce il grido “Il mondo è una seconda Italia!”. Il problema riguarda il mondo intero, ormai asservito a dinamiche di cui non si sa il perché. La giovinezza fa credere di poter cambiare il mondo, ma quest’ultimo schiaccia a terra ogni tentativo di sollevarsi. “Aiutami a non lavorare (il contrario di quello che ogni giovane, chi più chi meno, desidera), ché chi ce la fa non si ricorda del freddo che fa nelle cantine e come si sta in letargo”: Un tempo si diceva che il lavoro nobilitasse l’uomo, ma oggi sono tornati i “servi della gleba”, dal nuovo nome di sottopagati: il lavorare è l’oppiaceo che anestetizza il vivere.

Il disco attraversa una miriade di storie di una strada difficile da percorrere, non c’è GPS e non c’è meta, ma si parte comunque, sperando di “crescere senza invecchiare”, conservando l’energia ed il grido da lanciare in aria. “Mi mancherà la mia città..”: lasciare un luogo, sia esso fisico o no, non vuol dire rinnegarlo, fa parte di noi, ma in ogni caso, la vita è un viaggio verso un posto da poter chiamare casa.
Gli Endrigo confermano che il panorama indie si sta caricando sulle spalle il ruolo di avanguardia culturale di questo XXI secolo, aperto dall’indefinita Generazione X e ormai stufo di un’aridità apparentemente incontrastabile.
“Copriti, buona tempesta a te”

Tracklist
01.  Straight outta Villaggio Sereno (BS)
02.  Controcrederci
03.  Paolo salva il mondo
04.  Bob Dylan
05.  Sobrio
06.  Supertele
07.  Letargo
08.  Spara
09.  Atlantide
10.  Frankenstein
11.  Buona Tempesta

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