Giorgio Poi – Fa niente (Bomba Dischi/Universal, 2017)

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Articolo di Gianluca Porta

Di Giorgio Poi non sapevo niente. So solo che, a un certo punto, girovagando su YouTube in cerca di musica da ascoltare, troppo pigro per aprire Spotify, c’era una sua canzone – o meglio, un video – consigliatomi. L’ho visto e non sapevo chi fosse. Non ne avevo mai sentito parlare, insomma era un completo sconosciuto. L’etichetta che aveva caricato il video, però, la conoscevo: Bomba Dischi, la stessa di Calcutta per intenderci. Così, un po’ incuriosito da questa novità musicale, ma soprattutto per poter dire di “averlo conosciuto per primo”, ho cliccato play.

Di Giorgio Poi adesso so che ha vissuto, dai vent’anni in su, a Londra; lì si è diplomato in chitarra jazz e con il suo precedente progetto (prima chiamato Vadoinmessico, abbastanza rivoluzionato poi con il nome Cairobi) ha girato tutta l’Europa. Pian piano ha avvertito una certa nostalgia per l’Italia, impreziosita a tinte dolci dalla distanza, e un deciso desiderio di conoscerla di nuovo, di riscoprirla. Non perché l’Italia fosse migliore di per sé rispetto all’Inghilterra, ma perché erano cose che più gli appartenevano, un modus vivendi più suo. Così facendo, è nato Fa niente, album di canzoni d’amore personali, malinconiche e psichedeliche.

Il racconto musicale è filtrato da una grande lente: quella della nostalgia un po’ naif, come di un bambino che arriva per la prima volta in una città gigante e rimane ore e ore estasiato davanti a un grattacielo, che si esalta per la metropolitana e vede ogni gesto come qualcosa di incredibile, di profondamente nuovo e più affascinante. Ma, proprio perché è un bambino, si sente a disagio, si sente estraneo, «hai visto come è strana la città», però senza mai perdersi. Emblematica, sotto questo punto di vista, è la già citata Tubature: un pezzo che si trascina tra una melodia semplice e immediatamente orecchiabile, e una base musicale dominata da una chitarra pregnante che rimbalza perfettamente con il basso. In sottofondo, ogni tanto, si sentono dei gabbiani.

Rapidamente, si passa dall’ingenuità del nuovo spettacolo alla malinconia della routine, al vedere gli altri che vivono la vita fino in fondo mentre l’io del cantante rimane in disparte, come escluso da un’ invidiabile esperienza di vita intensamente vissuta. Paracadute racchiude questo concetto in un’immagine semplicissima: «le tovaglie degli altri che…», che si lamentano, che salutano, che si innamorano, che si sposano e poi si lasciano sempre. Ma è sempre una cosa per gli altri, una possibilità negata al cantante. Voce e chitarra creano un tutt’uno armonico, contribuiscono ad evocare un profondo senso di malinconia, amplificato dal rumore del mare che ogni tanto si agita. E quando non si sente l’oceano, è la chitarra stessa che va a frangersi contro la sezione ritmica, come le onde sugli scogli.

Attraverso un uso sapiente delle metafore, della sineddoche e della metonimia, Giorgio Poi intreccia un album testualmente molto interessante, che si inserisce nella tradizione “indie” italiana, rinnovandola dall’interno con elementi di cantautorialità vecchia scuola. I suoni sono perfetti, le abilita tecnico-musicali elevatissime: il basso gioca con gli altri strumenti, rimbalzando ora sul controcampo del rullante, ora sul bordone del synth; la chitarra non stanca mai (e sopratutto non fa il trito e ritrito giro di do).

In conclusione, se avete 40 minuti liberi, ascoltate questo disco. Anche se non li avete in realtà, perché come album vale davvero. Riesce ad evocare un senso di mancanza, ma senza essere troppo triste, troppo chiuso in se stesso; le atmosfere scanzonate e psichedeliche – un po’ alla Mac DeMarco – assicurano una non-banalità musicale non indifferente. Riesce a catturare la frenesia della vita in città, i disagi e le idiosincrasie della vita moderna senza farlo pesare, senza porsi come portatore di verità assolute, ma come spettatore interno, come co-partecipe a questa realtà.
Già solo per questo andrebbe ascoltato.

Tracklist
01. Patatrac
02. L’abbronzatura
03. Niente di strano
04. Tubature
05. Paracadute
06. Acqua minerale
07. Le foto non me le fai mai
08. Doppio nodo
09. Fa niente

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