Carlo Alianello – L’alfiere (Einaudi, 1942)

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Articolo di Sabrina Tolve

«Il progresso c’è, e io ci credo. Che cristiano sarei se non ci credessi? Solo che d’una cosa sono sicuro: che il progresso non ci viene da fuori. Da dentro ha da venire. […] Non esistono buone leggi per un popolo corrotto e sono gli uomini che fanno le leggi, non le leggi gli uomini. Tu il progresso vuoi? Sissignore: anche io. Sii onesto, se l’onestà ti mancava, e questo è certamente un bel progredire. E se già eri un galantuomo, cerca di diventare migliore. Ma a quel progresso che ti porge la politica, tu non ci credere, ch’è roba sporca.»[1] 

Carlo Alianello è uno scrittore a me carissimo.
Sconosciuto ai più a causa di una critica feroce che riuscì a emarginarlo e a condannarlo all’oblio, Alianello tentò in gran parte dei suoi scritti a scrivere la storia per quel che fu, e non per quello che da sempre ci è stato fatto credere fosse.
L’alfiere, opera prima dello scrittore, già sottolinea l’interesse per quel che verrà estrinsecato nelle opere successive: la caduta del Regno delle Due Sicilie e l’avanzata garibaldina, fino all’unità d’Italia.
Avvalendosi di una scrittura semplice ma non banale, e di un intreccio intenso e ben equilibrato, Alianello ha tentato, con il romanzo storico, di passare al più grande numero possibile di lettori, verità che difficilmente potrebbero avere lo stesso impatto attraverso saggi o libri di storia (che, comunque, raccontano una storia completamente diversa).
Di fatto, il libro parla della caduta del regno borbonico attraverso l’occhio degli sconfitti, e in particolare attraverso lo sguardo di un soldato e di un frate: se, dunque, dal lato storico-politico osserviamo, pagina dopo pagina, gli uomini e le donne che preferirono portare avanti e difendere il principo monarchico (pur con una serie di durissime critiche al Regno), da un lato abbiamo il tormento religioso e la necessità di mondare il mondo dal peccato, dalle armi e dal sangue.
Oltre ai due protagonisti, Pino Lancia e Fra Carmelo, si avvicendano personaggi secondari che fanno di questo libro un piccolo strumento di studio dell’umanità tutta: l’esercito, il popolo affamato, la malavita, i nobili, il clero, il re, l’amore con tutte le sue sfumature e le sue variegature.
A volte viene da pensare, leggendolo, che questo libro sia un libro sul concetto di fedeltà e sulle crisi di coscienza, sui dubbi e i tentennamenti, sulle contraddizioni e le ipocrisie.
L’alfiere è un ritratto bellissimo del Mezzogiorno di quegli anni, e non parlo solo della descrizione dei personaggi e dei paesaggi, ma anche dell’uso delle lingue. Perché dire che la scrittura è semplice non vuol dire priva di poesia o di slanci stilistici, e Alianello ce ne dà un candido esempio: la rottura dall’italiano alla lingua napoletana e al dialetto lucano, per necessità e intimità del personaggio, riesce ad esprimerne il sentire più recondito, e fa da musica di sottofondo a quella che poi diventerà lingua di regime (vorrei ripetere che il libro è stato pubblicato nel 1942, e Alianello non è andato al confino per pura casualità), oltre a ribadire il concetto ideologico di lingua: in seguito all’annessione al Regno Sabaudo, parlare in lingua meridionale voleva anche dire divincolarsi a un tipo di linguaggio che non si sentiva proprio, e che veniva forzato: rifiutarsi di parlare italiano era una vera e propria protesta, portata avanti da chi, quel regno vinto col sangue, non lo voleva né accettava.
Vincitore di tantissimi premi letterari, eppure umile insegnante, Alianello è sicuramente uno scrittore che va letto e riconsiderato, perché dalla storia, purtroppo, si esce sempre vinti e umiliati, e perché, soprattutto, ricorda a ognuno di noi che per rendere l’Italia un Paese migliore, tutto deve iniziare da una decisiva presa di coscienza, e dal prendersi le proprie responsabilità civiche e politiche.

[1]     C. Alianello, L’alfiere, Torino, Einaudi, 1942, pag. 147

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Un pensiero riguardo “Carlo Alianello – L’alfiere (Einaudi, 1942)

    Annaluce tolve ha detto:
    13 aprile 2017 alle 08:20

    Sister sei un genio! ❤

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