Parapendio è l’album della prospettiva – Intervista ai Senhal

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Articolo di Iolanda Raffaele

A distanza di quasi un anno dall’uscita del loro primo album, ho incontrato a Catanzaro la band pugliese Senhal e, nel clima suggestivo di Umg Web Radio, ho scambiato qualche chiacchiera con Donatello Deramo e Francesco Petitti per saperne di più…

Senhal è una parola abbastanza ricercata che ricorda il nome fittizio con cui nella poesia provenzale veniva chiamata la donna amata, la dama di cui il trovatore parlava, o alla quale  si indirizzava. Come viene fuori nel 2014 questo nome?
Donatello: questo nome è venuto fuori dall’ex batterista Davide Morelli che ad ottobre ha lasciato la band per motivi personali e di studio. Fu lui che indicò questa parola quasi per caso, allorché cercavamo un nome e si trattava di mettere in piedi questo progetto. Si stava scadendo nella classica banalità di scegliere un nome femminile – come è accaduto spesso nella musica indipendente italiana – e Davide disse “perché anziché un nome femminile scegliamo un senhal, un nome fittizio!”. A quel punto ragionammo un po’ e pensammo di chiamarci proprio così: Senhal.
L’abbiamo scelto e siamo stati tutti d’accordo. Francesco non era ancora parte del progetto, è entrato qualche settimana dopo e non ha potuto mettere voce, ma ha accettato volentieri. Come succede in questi casi, quello diventa il tuo nome, finisce per identificarti e al significato iniziale della parola non ci si pensa più, così è accaduto a noi.

Chi sono i Senhal e come nasce il vostro gruppo?
Donatello: tutto è partito dal Buco Bum Festival di Noci, punto di riferimento della musica indipendente dal 2009 a Bari, e da un nostro amico, il primo cantante del progetto Federico Intini, che si è cibato abbastanza della musica indipendente degli anni d’oro di Dente e molti altri. In quel periodo si era creato un bel movimento intorno a questo festival, io suonavo con un progetto che aveva poco a che fare con il cantautorato e roba simile, lui in un altro progetto e allora, dato il rapporto di amicizia, decidemmo di fare qualcosa insieme. Abbiamo iniziato a scrivere dei pezzi a fine 2013 e ci siamo resi che conveniva creare una band, un progetto a più teste, magari registrare qualcosa, partecipare a qualche concorso. Abbiamo contattato Francesco, Franky, che in quel momento era single da band, con Davide c’era già un’amicizia, ed è nato il progetto. Era inizio 2014, da allora abbiamo fatto il primo Ep Bang in agosto e poi tanta altra roba.

Città natale Putignano, Puglia, cosa significa per dei ragazzi giovanissimi come voi fare musica al sud e che difficoltà avete incontrato, se ne avete incontrate?
Donatello: per quanto mi riguarda, considerando che internet appiattisce e riduce le distanze, le difficoltà subentrano da un punto di vista logistico per la lunghezza negli spostamenti e sono legate al fatto che i centri nevralgici della musica sono altri, come Milano, Bologna, Roma. Nel corso di questi 5-10 anni si è respirata una certa aria, un po’ di scena pugliese. La Puglia ha dato parecchio intorno al 2007-2008, ma è stato un po’ un fuoco di paglia, le difficoltà restano, siamo un po’ isolati. Nonostante la potenza dei media, la discografia esiste ancora e ha un suo peso. Il nostro album ad esempio è stato pubblicato con Dischi Mancini che era un’etichetta di Milano, lontana da noi. Ciò dimostra che gli ostacoli rimangono, ma ci sono tanti stimoli in più.

Scelgo a caso una loro canzone, Bianco, e ne approfitto per chiedere al duo un loro commento e qualche aneddoto a riguardo…
Francesco: la prima cosa, il ricordo più immediato che affiora è la prima volta che andammo in studio di registrazione, per registrare Bianco e Panoramica e c’era ancora Davide.
Donatello: è stata un’esperienza importante, che ci ha molto affiatati e uniti..

Violando ogni indiscrezione, qual è l’aspetto che “odiate” e quello che invece amate l’uno dell’altro?
Francesco: la cosa più fastidiosa è che lui mi scrive su telegram sempre all’ora di pranzo, proprio nel momento in cui sto per mangiare, l’aspetto positivo è rappresentato da tanto, perché Donatello è una persona dalle mille risorse e quando fa le cose, le fa pure bene.
Donatello: di Francesco non mi piace quando fa le domande retoriche, mentre il lato positivo è che ha una sua lettura della musica, non convenzionale; quando ascolta una canzone nota degli aspetti che nessuno rileva, mette in pratica questa dote quando si tratta di lavorare su pezzi nostri e di creare le sue parti.

Agosto 2014 il primo demo Ep autoprodotto: Bang. Che colpo avete voluto sparare e che evoluzione c’è stata da lì al 45 giri Bianco/ Panoramica dell’aprile 2015?
Donatello: il colpo che abbiamo voluto sparare è stata un’idea di Davide, lui era quello dei titoli, o meglio è partita da lui più un altro nostro amico che si occupa di grafica e che ha disegnato la copertina del disco. Si pensava di riferirsi un po’ al mondo del fumetto, all’onomatopea, per dare una sensazione di esplosione, di partenza, proprio perché eravamo un po’ euforici. Così, abbiamo registrato questo disco in una situazione semi home made, in uno studio casereccio di un nostro amico Marcello Cappellano di Putignano.
Francesco: suonavamo da poco, da sei mesi circa, e avevamo questa forte voglia di registrare, quindi siamo andati lì anche un po’ all’avventura.
Donatello: è stato un Ep fatto ingenuamente, con tutte le criticità di quando si fa qualcosa di immaturo. Eravamo felicemente acerbi in quel momento. In realtà nel periodo citato, da Bang a Bianco/Panoramica, non c’è stato granché, perché è stato il lasso di tempo in cui Federico, il ragazzo che cantava all’epoca, si è trasferito a Bologna per l’università. E’ uscito l’Ep, abbiamo fatto insieme 3-4 concerti, dopodiché le prove non si potevano fare per le distanze e a gennaio – febbraio successivo Fede ha lasciato. Siamo tornati allora in studio per la registrazione con la formazione che credevamo fosse definitiva, ma non è stato così, perché Davide ha lasciato, ma tutto sommato eravamo quello che in generale siamo ora, ed è andata bene lo stesso.

Ci sono sempre dei gruppi e solisti a cui ci si appassiona e o cui ci ispira, quali sono i vostri miti del passato o i vostri preferiti del presente?
Francesco: non ho molti gruppi o artisti di riferimento, però se devo ricordare qualcosa di più vecchio e di più nuovo posso dirti da un lato Pink Floyd, dall’altro Verdena o Radiohead, mentre per qualcosa di elettronica James Blake.
Donatello: da quando avevo 14 anni suono la chitarra, ero rockettaro in adolescenza, ho sempre suonato in gruppi, ma quelli che mi hanno influenzato perché mi hanno avvicinato alla scrittura sono stati di sicuro De Gregori, Guccini, Dalla e in ultimo Battiato. Quest’ultimo è l’artista a cui mi è piaciuto riferirmi di più, soprattutto per il lavoro sul disco, perché è stato un lavoro di cantautorato, ma con degli aspetti relativi alla sperimentazione. Nell’ultimo periodo invece mi sta piacendo andare a scoprire sonorità esterofile come la scena dream pop americana, con le sue sonorità affogate, riverberate, perciò si preannuncia un prossimo disco forse “all’inglese”. Diciamo che sono della filosofia che occorre tenere in vita i mostri sacri della nostra tradizione, ma bisogna anche cercare spunti interessanti da ciò che arriva da fuori, ed è quello che cerchiamo di fare noi.

Parliamo un po’ di Parapendio, album di esordio, uscito l’8 aprile 2016 per Dischi Mancini…
Donatello: Il disco è stato un po’ il risultato dei primi due anni di lavoro, abbiamo impiegato tanta energia per farlo; per registrarlo ci siamo rinchiusi tre settimane in studio tra impegni di lavoro e di studio, è stato un po’ il nostro bambino, il nostro primo figlio.
Francesco: l’album è formato da nove brani, l’abbiamo registrato presso lo studio Officina Musicale di Castellana Grotte, con l’ausilio di Giuseppe Mariani, produttore tecnico e artistico per alcuni aspetti. Lui è fonico, ma anche musicista, quindi si è occupato di alcuni inserti elettronici. Tra le altre persone che hanno collaborato con noi: il nostro amico Claudio Giuseppe Musillo, che ha registrato alcune parti di tastiere nel disco,e ci aveva già ha aiutati in Bang e nell’Ep; Donatella Gasparri che ha eseguito alcuni cori in tre pezzi dell’album; Marina Marcolin, illustratrice di Vicenza, che si è occupata dell’artwork e, sempre per la parte grafica, Benedetta Bartolucci. Sulla scelta dell’aspetto della copertina ci siamo soffermati molto, cercando qualcuno che lavorasse al meglio con le immagini, con l’aspetto visivo, per dare al disco una faccia che valorizzasse il più possibile i contenuti.

Parapendio è ricercato per la bellezza dei testi e l’apparato strumentale, qual è il messaggio che avete voluto trasmettere?
Donatello: parlando del messaggio, o meglio dell’evocazione del disco, abbiamo scelto questa parola alludendo allo sport del parapendio e alla sua forza. Il messaggio era elevarsi in un punto di vista dal quale si riescano a vedere le cose secondo una prospettiva più ampia. Questa è la metafora dell’album e della traccia di apertura, perciò abbiamo voluto che il disco fosse rappresentato da un’immagine, da una prospettiva.

Tra marzo e aprile siete in viaggio con il Tour dei luoghi raccolti, una dimensione nuova dei Senhal, quale?
Francesco: dopo aver subito l’uscita dalla band anche di Davide, abbiamo cercato di capire come dimensionarci e, nel frattempo di trovare qualcuno per un live elettrico. Abbiamo pensato di mettere in piedi questo live acustico, portato in una dimensione raccolta, intima, in cui il musicista e l’ascoltatore sono avvicinati, si crea un dialogo più semplice e non c’è il distacco del palco. 
Donatello: ci siamo ritrovati in due all’improvviso, non abbiamo quasi mai creato un set acustico e quindi ci siamo divertiti a sperimentare. Franky suona basso e percussioni, io suono chitarra acustica e creo effetti sulla voce: una scelta che ci sta divertendo molto.

Luoghi raccolti è un po’ la metafora della musica, che non ha bisogno di grandi palchi se ha qualcosa da dire e da dare, non ha bisogna di grandi orpelli, ricordate qualche tappa del vostro tour?
Donatello: partendo dal presupposto che siamo nostalgici delle chitarre elettriche, degli amplificatori, degli overdrive, dopo Lamezia Terme e Marina di Gioiosa Ionica, Brindisi e Putignano, faremo tappa a Foggia, Parma, Milano, di nuovo a Reggio Calabria, Favara, Licata e il 1 maggio a Taormina per un minifestival.

Qual è il vostro rapporto con le radio e web radio?
Donatello: io sono nel direttivo di una web radio, Radio JP di Putignano, conduco un programma musicale e faccio la regia di un programma di letteratura per l’infanzia condotto dalla mia fidanzata. Il mondo delle web radio mi tocca da vicino, penso che siano uno straordinario spazio di libertà, come quelle libere degli anni 70, cosa difficile da trovare oggi.
Francesco: per me è un po’ più lontano, ci sono capitato in occasione di ospitate da Donatello, per registrare qualche session in notturna, ma ci siamo sempre trovati così bene che alla fine non registravamo nulla, facevamo radio per noi stessi.

Quali sono i vostri contatti per chi volesse seguirvi e invitarvi?
Francesco: abbiamo la pagina apposita su facebook, siamo su Instagram, su Bandcamp, Spotify e abbiamo il canale Youtube su cui abbiamo postato tanta roba, insomma i contatti classici.

In chiusura, indicate tre motivi per ascoltare i Senhal:
Donatello e Francesco: il primo è che  non siamo simpatici, ma possiamo anche esserlo, siamo camaleontici e possiamo stupire; la seconda é che abbiamo regalato un cd all’intervistatrice; la terza è che ci teniamo a quello che facciamo e questo è uno dei motivi che ci ha spinto a fare, a pubblicare e condividere musica. La musica è nostra, ma vogliamo che sia patrimonio di tutti.

 

 

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