Batti 5: 5 domande in 5 minuti – Enrico Gabrielli

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Le contiamo sulla punta delle dita: 5 domande ai nostri artisti, il tempo di batter 5 et voilà, in 5 minuti le risposte.

Intervista di E. Joshin Galani 

Per il Batti 5 di questa settimana è nostro ospite il polistrumentista Enrico Gabrielli, attualmente membro di The Winstons, Calibro 35 nonché de L’Orchestrina di Molto Agevole, Esecutori di Metallo su carta e aka Der Mauer. Tante collaborazioni nella sua carriera di musicista, l’ultima col progetto “The Hope Six Demolition Project” di P. J. Harvey, uno dei più bei dischi della scorsa stagione.

Da pochi giorni è uscito il suo primo libro “Le Piscine Terminali”, abbiamo voluto saperene di più, ecco le nostre 5 domande.

Perché “Le Piscine Terminali” come titolo?

Tutti i racconti chiudono con un switching ending e mi è venuta spontanea l’associazione mentale da “fine-di-corsa” che danno certe stazioni ferroviarie terminali (come Roma Termini o Venezia Santa Lucia). Ma è un titolo di pura suggestione, dove forse si richiamano alla mente astratte piscine a senso unico in cui il nuotatore ha modo di raggiungere solo una sponda senza poter tornare indietro. Malgrado per molti la piscina sia un luogo di svago, per me è il topos del luogo tetro e pericoloso, luogo che mi ha istillato una irrimediabile paura dell’acqua.

Il libro è una raccolta introdotta da un sottotitolo: Diciassette racconti di fantascienza nera e dell’imprevisto. Da dove nasce la fascinazione per questo stile?

Ho deciso che, trattandosi di un’opera prima, poteva essere utile fornire qualche coordinata in più. Banalmente anche per dire che non si tratta di un libro legato alla musica. Queste definizioni sono un rimaneggiamento di quelle all’incirca usate per descrivere le vecchie serie televisive come “Twilight Zone” e “Hitchcock presents”. In particolare la serie concepita da Roald Dahl “Tales of Unexpected” venne tradotta in Italia con “Il Brivido Dell’imprevisto” e mai titolo fu più chiarificatore di questo. Ma spero anche che chiunque sia interessato a leggere “Le Piscine Terminali” si dimentichi presto di questo sottotitolo e decida da sé cosa sono e cosa non sono.

Che sfumature hanno i racconti: le atmosfere sono in primo piano o evocano lo stupore dell’immaginifico, piuttosto che un veicolo di riflessione sui tempi presenti e futuri…. o altro?

Per quanto si parli di robotica, di società blindate, di animali o di astronavi, perno principale dell’intero lavoro è il “punto di vista”, che sia collettivo o in soggettiva ogni racconto crea un collasso con la visione che si ha fin lì di ciò che sta accadendo. Poi c’è l’humor nero che resta in filigrana ovunque e a tratti emerge prepotente giocando con i paradossi ampiamente forniti dalla vita reale. Ad esempio “Tatboo” parla di un’ipotesi di società iper (s)connessa, “Il 96” parla di un tele dipendente d’altri tempi, “Chador? J’Adore!” del lancio di un nuovo capo di moda, “Sindrome di immedesimazione” di un personaggio impegnato a diventare famoso tramite la tivù e i virali. Su quasi tutti aleggia un velo amaro e caustico. A tratti pure crudele. Ci sono poi i disegni che stemperano e aiutano a riportare tutto ad una dimensione quasi “da ragazzi”: sono stati gli editor Giorgio Majer Gatti e Giordano Bernacchini che mi hanno sollecitato a farne uno o due per ogni racconto. Credo sia stata una buona idea.

Se dovessi scegliere una musica non tua a far da colonna sonora all’intero libro, cosa sceglieresti?

È difficile dirlo, non sempre i libri sono “cinema”. Ci potrebbero essere due poli antico/moderno in cui oscillerebbe un’ipotesi di colonna sonora per “Le Piscine Terminali”. Uno è Bernard Hermann, di cui abbiamo in mente con 19’40’’ di eseguire e registrare all’interno di Contemporarities 2017 alcune colonne sonore di “Twilight Zone” dal vivo (ad esempio “Little girl lost”). L’altra è la colonna sonora di “Under The Skin” di quella geniaccia matricolata di Mica Levi con cui spero, un giorno o l’altro, di poter collaborare.

Il libro è illustrato e nella presentazione hai utilizzato oltre che la voce narrante, la tua musica di sottofondo e i tuoi disegni. Quanto di più completo potessi proporre per una comunicazione a 360°. Possiamo aspettarci happening in questa forma multimediale?

È molto difficile per me presentare questo libro al pubblico. Quando usi la musica ci si può schermare con gli strumenti della comunicazione ed è tutto più facile. La narrazione è una cosa troppo cruda e in genere un libro non è (quasi) mai adatto alla spettacolarizzazione, perché è stato concepito per essere fruito in privato e nell’intimo. Gli estratti “illustrati” (come li chiamo io) con disegni animati e voice off (grazie a Matteo Lanfranchi e a Stefano Panzeri per il prezioso aiuto) sono uno stratagemma per rendere più fruibile il libro in sede di presentazione. Per quel che mi riguarda questi racconti resteranno sulla carta e in mano al lettore, almeno che non salti fuori la remotissima possibilità che a qualcuno venga in mente di sceneggiarli. Ce ne sono alcuni che sarebbero piuttosto semplici da drammatizzare perché ambientati in un unico spazio con pochissimi personaggi. “Io, Specchio” addirittura è composto da un solo personaggio e un solo luogo: il bagno. Funzionerebbe bene anche a telecamera fissa… ma lasciamo stare i sogni.

Questo per ora è la vita de “Le Piscine Terminali”, senza strepiti né operazioni accalappia scemi né tantomeno (indigeribili) reading.

Photo © Claudio Modonese

 

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