Ekat Bork – YasДyes (Ginkhobox, 2017)

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Articolo di Simone Nicastro

Odio farmi sfuggire le novità. Anche se so che è inevitabile. Ma per fortuna alcune volte riesco a recuperare.
Questa volta mi era sfuggita Ekat Bork. Una artista incredibile che nel 2013 esordiva con un album dal titolo “Veramellious”: potente, versatile, rock con venature elettroniche e personalità da vendere.

La sua voce è semplicemente un arazzo di striature che parrebbero distanti, quasi inconciliabili e invece si sintetizzano magicamente in una bellezza unica. Questa giovane ragazza siberiana, artista di strada per anni e ora residente in Svizzera, ha confezionato qualche mese fa un secondo lavoro che ha per il sottoscritto del sensazionale.

“YasДyesè tra quei rari tentativi (riusciti) dove le sperimentazioni spostano velocemente la percezione dell’ascoltatore da una difficoltà iniziale allo stupore della meraviglia, canzoni che sfidano le convenzioni di genere per trovare un posto nuovo e privilegiato nella vita quotidiana dei propri seguaci. La voce si arrochisce e si rischiara, si incupisce e torna limpida, cantilena e divampa, traghetta le multiformi costruzioni elettroniche, molto meno “rock oriented” del disco precedente, verso miraggi inconsueti, ma consapevoli della loro forza.

Il gioco durante tutto l’album cambia carte in continuazione permettendo ad Ekat di mostrare le varie sfaccettature del suo talento vocale e musicale.
“Fear” è l’intro in questo panorama che appare fin da subito dai confini non definiti, oscillante e occulto, “Happiness” si erge epica sostenendosi su tre registri di canto differenti, “My Planetany” ti avvolge tra sospiri e una melodia liquida. Un tris iniziale da pelle d’oca con tessiture di synth e increspature ritmiche in perfetta sintonia con le rifinite interpretazioni dell’autrice.

Alla quarta canzone la cantante con una “minimal ballad” si fa confidenziale stagliandosi lì davanti alle varie Lana Del Rey del mondo: “When I Was” è poesia di altri tempi, nonché perfettamente moderna.
Si torna poi immediatamente alle sensazioni claustrofobiche con urgenze tribali di “Zhazhda”, alle sequenze aggressive e vagamente hip hop di “RedSektor”, alle delizie in equilibrio tra gothic e trip hopdi “Darkness”.
“Jungletown” è vegetazione danzante in un chiaro scuro sintetico pronta a prendere fuoco, “Krakoin” si contorce in una violenta autoanalisi industrial senza filtri, invece “Dakota” si immagina in maniera del tutto personale come moderna pop song cantabile.

Si avvicina il finale e “The Jump Of The Cliff” offre il lato più lirico e da BBC Radio 1 di Ekat, “Legal” sfida apertamente Mia sul terreno più spinto e violento.  In conclusione c’è il tempo dovuto per i ringraziamenti peculiari di “ThankYou”.
C’è spazio pure per una bonus track come “React”, brutale e senza sconti come è giusto che sia nell’ultimo atto di questa collezione.
“YasДyes” è per il sottoscritto la novità più interessante di questi mesi, mi ha fatto incontrare una nuova artista che non vedo l’ora di vedere e ascoltare dal vivo.

Tracklist
01. Fear
02. Happiness
03. My planetany
04. When I was
05. Zhazhda
06. Red sektor
07. Darkness
08. Jungletown
09. Krakoin
10. Dakota
11. The jump off the Cliff
12. Legal
13. Thank you
14. React

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