L’indie che mi porto via – 30 canzoni di pura resistenza

Postato il Aggiornato il

Articolo di Simone Nicastro

Una lista di resistenza. Ma resistenza a chi o a cosa?

Non so se a voi sta succedendo ma a me ultimamente capita sempre più spesso di ascoltare e leggere commenti e giudizi sempre più cattivi, offensivi e mediamente poco equilibrati sulla giovane scena musicale italiana definita genericamente “indie”.

Sia chiaro che qui nessuno si permetterebbe mai neanche lontanamente di condannare o solo sminuire i gusti altrui ma essendo da sempre convinto della bontà di molta della produzione artistica nazionale odierna e annoiato mortalmente dalle continue lodi/confronti con i musicisti del passato (l’Italia è un paese in continua acclamazione del tempo andato) ho deciso di elencare 30 canzoni incise negli ultimi anni da artisti più o meno inseriti nel calderone “indie” che a mio avviso resistono e resisteranno nel tempo nonostante questo clima ostile.

1) Velleità – I Cani

Come non iniziare da loro che anche solo per il nome della band vengono dileggiati e accusati delle peggior nefandezze. Intanto questa canzone è un piccolo grande inno che fotografa lo sguardo disilluso di una generazione dentro una cavalcata sintetica irresistibile. E da pogo.

2) M.I.A. – Nicolò Carnesi

Stratificare i suoni senza sembrare pretenzioso, diluire il flusso testuale in 10 minuti emozionali, rimanere cantabile senza abusare dei soliti stilemi. La capacità di Nicolò Carnesi nel trattare sound a cavallo tra gli anni 70 e 80 si eleva grazie ad un citazionismo che come “terra prospera” sostiene la nascita di nuovi bellissimi fiori.

3) L’equilibrio è un miracolo – Patrizia Laquidara

Artista per cui il termine raffinatezza dovrebbe essere riletto. Una eleganza carnale che sposa un talento vocale assolutamente raro. Autrice e interprete che trasforma la musica a sua immagine e soprattutto esperienza vitale. Canzone capolavoro che dal vivo riesce a far trattenere il fiato. E nel mio caso a stento le lacrime.

4) Le ombre – Lele Battista

In realtà difficilmente inquadrabile come “indie” considerando l’arte decisamente “popular” di Lele Battista che fa confluire l’alto e il basso in un bilanciamento surreale per quanto perfetto. “Le ombre” è il classico esempio di scempio italico poiché se l’avesse scritta Battiato sarebbe stato un capolavoro riconosciuto anche dai bambini. Invece lo è solo per quei fortunati che l’hanno ascoltata una volta e non l’hanno più dimenticata.

5) La stagione del cannibale – Amor Fou

La band di Alessandro Raina è da molti indicata come la realtà più seminale del nuovo indie pop italiano, quello basato su una maggior orecchiabilità, utilizzo preponderante di tastiere e linearità compositiva. Tutto vero, compreso il fatto che se il risultato è questo quadretto melanconico e irresistibile in stile miglior “The Notwist” non credo ci si debba proprio lamentare. Anzi.

6) Kafka – Le sacerdotesse dell’isola del piacere

Lo ammetto quando l’emo-core era di moda non l’ho proprio “cagato”: ne intuivo un contiguità ad alcune mie sensazioni positive ma qualcosa non mi tornava. Poi continuando a non darmi per vinto qualcosa si è liberato e ho trovato i miei alfieri anche in quel luogo quasi del tutto inesplorato. In Italia sono Le sacerdotesse….. anche se a dirla tutta forse il confine emo gli sta un po’ stretto.

7) Shallow Tears – Sepiatone

Marta Collica la avvistai la prima volta come sostegno vocale di Cesare Basile negli anni in cui quest’ultimo sfornava album meravigliosi uno dietro l’altro, almeno per quanto mi riguarda. Hugo Race….beh è Hugo Race. Da più di dieci anni i due si frequentano su diversi progetti ma quello che li vede coinvolti nominalmente insieme come band sono i Sepiatone. E in questo brano sfidano in classicità tutte “le belle e le bestie” della narrativa rock, vicine e lontane.

8) Airwaves – Be Forest

Per me che sono cresciuto con etichette come la 4AD e la Contempo Records quello che sta accadendo in zona Pesaro, Forlì e dintorni ha dell’eccezionale, una fontana di wave a cui sembrano abbeverarsi molti ragazzi e ragazze. Tra questi ci sono Erica, Costanza e Nicola che insieme hanno creato questa potente e allo stesso tempo fragile creatura di nome Be Forest che canzone dopo canzone sta acquisendo consensi ovunque, soprattutto all’estero. Airwaves ne fa intuire facilmente i motivi.

9) When – M+A

Essere tra le band più divertenti sulla terra ma purtroppo vivere in Italia dove divertirsi ad un concerto sembra vietato se non fai hip hop, sei una cover band irlandese o fai punk/ska anni 90. When è un concentrato di belle sensazioni, ritmi tropicali e leggerezza da cantare muovendo il culo. Tutto curatissimo fin nei minimi dettagli.

 

10) Celluloide – Unòrsominòre

Probabilmente il cantautore italiano oggi più incazzato per l’andazzo generale: diretto e senza far sconti a nessuno che sia una questione sociale o privata, musicale o alimentare, sentimentale o di ragionevolezza. Personalmente condivido ben poco di quello che canta ma quando alla sincerità del contenuto mi colpisce pure la maestria dell’atto non posso fare a meno di restare ad ascoltare. E riascoltare soprattutto un brano come Celluloide talmente adeguato alla mia intimità da farmi tremare ogni volta.

11) Piccola aritmetica – Raffaella De Stefano

Voce meravigliosa dei Madreblu, band di fine anni 90 dedita ad un pop elettronico ricercato e contaminato, qualche anno fa ha intrapreso la carriera solista che purtroppo non si può definire prolifica. La propensione al pop “pensato” si conferma anche in un brano come Piccola Aritmetica che evidenzia forse ancor di più la purezza interpretativa di Raffaella con un testo giocoso e “geometrico”.

12) Rugby Di Periferia – Bottega Baltazar

La Piccola Bottega Baltazar, dall’ultimo album senza “Piccola”, sono una certezza di qualità. Il loro mix di antico e attualità, gli arrangiamenti ricercati, i testi letterari, la capacità magnifica di raccontare piccole storie di periferia umana in cui ogni ascoltatore può trovare qualcosa di sé. Questa “orchestrina” padovana è tra i segreti più preziosi del nostro cantautorato. Come questa canzone del resto.

13) La gente siamo io e te – Paletti

“Musica di merda per “hipster”, ormai questa frase si sente e si legge praticamente ovunque si voglia insultare un artista italiano uscito da non più di 4/5 anni. Come se dicendo questo si dica tutto quello che c’è da dire. Sarà che sono sempre stato refrattario alle etichette e se posso pensare mentre ballo lo preferisco a qualsiasi altro modo che esista per pensare. Grazie Paletti, non so sei un hipster ma io mi sento come te.

14) Io non ho pietà (live) – Paolo Saporiti

Paolo Saporiti è uno di quei cantautori che ti sbatte al muro e non ti lascia spazio. Si offre tutto e pretende tutto. La sua voce ti calma e poi ti taglia, dentro e fuori, con una poetica che non si risparmia mai di sporcarsi nel fango e poi puntare dritto al cielo. Volando grazie ad un folk eterno e spesso trasfigurato come in questo brano stupendo in versione live.

15) Queen of Failureland – Birthh

Su Alice Bisi si rischia di soffermarsi un pò troppo sulla sua proposta musicale così prossima ad un sound internazionale che negli ultimi anni ha fatto sfracelli ovunque (anche qualcosina in Italia, miracolo!). Ma la giovanissima artista ha invece una sua precisa cifra stilistica e ascoltando anche solo questa Queen of Failureland non vedo già l’ora di osservare i suoi prossimi passi.

16) La verità – Brunori Sas

Quello che forse incarna di più l’odio diffuso da parte dei detrattori del nuovo cantautorato italiano. E infatti si sprecano per bistrattarlo i paragoni assicurando le copiature più disparate: Dalla, De Gregori, Battisti, Gaetano, etc.. Lui intanto si impone sempre di più con una sensibilità trasversale, uno sguardo ironico ma leale e una capacità melodica popolare ma non dozzinale. Fino ad arrivare ad una perla così semplicemente vera da far addirittura riflettere. E cantare.

17) Comandante – Klimt 1918

Sul finire del 2016 è uscito un doppio album (Sentimentale Jugend) di una band romana, i Klimt 1918, che non si faceva sentire da parecchio tempo. Un disco audace sia nei suoi riferimenti musicali (wave, dream pop, shoegaze e derive post rock) che nella durata fiume. Comandante può essere un ottimo esempio, senza essere esaustivo evidentemente, di quanta grazia e maestria malinconica si può trovare all’interno del succitato album. Un peccato non ascoltarlo.

18) In cattività – Epo

Non mi è possibile (de)scrivere cosa sia per me l’ascolto del secondo album di Epo ormai, in particolar modo questa canzone. Riguarda qualcosa al di là della musica che forse proprio solo nella musica trova una qualche speranza di sollievo. E pacificazione. In questo caso è la canzone che si porta via me e non il contrario.

19) L’estate – Non voglio che Clara

Sentimento diffuso nei confronti dei Non voglio che Clara è che siano una band troppo rétro e troppo triste. A che pro far notare una capacità fuori dal comune nella scrittura contenutistica e melodica di quasi ogni singolo brano del loro repertorio da far invidia a molti autori nazionali e internazionali più rinomati. Io credo che un Endrigo o un Tenco sarebbero stati orgogliosi, ad esempio, di un brano come L’estate.

20) Roma stasera live – Motta

Motta è un esempio perfetto per la mia storia. Artista leader in una band a me totalmente invisa, voce lontana dai miei gusti usuali e presenza scenica, seppur coinvolgente, troppo esagitata per i miei occhi. Eppure il suo primo album solista è un piccolo gioiello “instant classic” pop/rock (grazie maestro Sinigallia!) e dal vivo è supportato da una band decisamente sul pezzo. Per questo scelgo Roma stasera live.

21) Wrong – Giungla

C’è una cosa di cui non riesco proprio fare a meno quando ascolto un’artista: osservarne l’attitudine, cercare di percepire cosa vuole trasmettere al di là di come lo fa. Sinceramente a volte non ci riesco e altre volte ancora mi sbaglio totalmente. In certe occasioni mi ci avvicino e addirittura, in pochissime rare occasioni, ottengo conferma di averci azzeccato. Ecco di Giungla non ho la più pallida idea di tutto questo ma qualsiasi cosa voglia trasmettere per me va bene così. Perché mi piace proprio, come dire, a pelle. Wrong!

22) Treverticale – Dinosauri

Negli ultimi anni tra i giovani (e anche meno giovani) musicisti italiani è tutto un in-seguire un certo sound anni 80 che sembra aver molto appeal tra il pubblico di ogni età: adolescenti, modaioli e semplici nostalgici. Inutile qui sottolineare quali band ne hanno tratto il maggior beneficio, tanto è sotto gli occhi (e purtroppo dentro le orecchie) di tutti. I Dinosauri non hanno neanche pubblicato un album ma solo un ep qualche anno fa. Ecco loro quel sound l’hanno compreso “ontologicamente” e per me il brano “Treverticale” è una piccola grande hit.

23) Ciao per sempre – Levante

Inutile anche fare premesse per questa cantante, tanto chi è già schierato dubito fortemente possa cambiare idea, in negativo e in positivo tra l’altro. E anch’io rimango della mia idea che le qualità canore di “Claudia” sono indiscutibili e, quando non vuole per forza piacere a tutti, scrive brani efficaci e coinvolgenti. Come questa che mi piace un bel pò.

24) La risposta – Virginiana Miller

Questa scelta è particolare: ho volutamente omesso dalla lista artisti che, anche se ancora in attività, hanno una storia decisamente rilevante (vedi Benvegnù, Perturbazione o Baustelle). Ma se c’è una band per cui la frase “l’indie che mi porto via” sottolinea una qualità musicale superiore e non riconosciuta adeguatamente da pubblico e critica in Italia sono senza ombra di dubbio i Virginiana Miller. Nel loro caso una canzone vale l’altra. Solo e sempre meraviglia. Ma “La risposta” continua ad essere sempre lì, in fondo in fondo.

25) Io accuso (il 68 ci ha rotto il cazzo) – N.A.N.O.

Ex cantante dei C/O/D e autore non proprio fecondo Emanuele Lapiana, con il suo progetto solista N.A.N.O, ha pubblicato fino ad oggi solo due album, forse non proprio commercialmente fortunatissimi ma qualitativamente ottimi. Nella sua sintesi ricercata tra rock e pop elettronico a farla da padrone risulta soprattutto la sua voce vibrante, traghettatrice di parole e di immagini difficilmente ordinarie. Il brano scelto non è il suo più riuscito ma lo trovo particolarmente appropriato alla selezione e soprattutto alla questione sottintesa.

26) L’ultima festa – Cosmo

Nonostante il successo clamoroso di “Riccione” dei Thegiornalisti, la vera canzone/bandiera del nuovo indie italiano non può che essere “L’ultima festa” di Cosmo. Dove la prima abusa di ogni cliché del caso e in cui francamente faccio fatica a salvare qualcosa (forse il videoclip ma per altri attributi/reminiscenze) Cosmo crea un azzardato pour porri di influenze dance senza perdere l’equilibrio pop e centrando un sintetico e perfetto slogan per la sua (e non solo) generazione. Instant cult.

27) Un amore eterno – esterina

Ci sono le realtà indie e poi ci sono le band che non si possono neanche definire così: sono come la brace scarlatta sotto il fuoco, i coralli scintillanti sul fondo del mare, felicità e tristezze dietro un semplice gesto della mano. Gli esterina sono talmente bravi e “veri” nel nostro panorama che forse forse è meglio che le cose vadano così….non per loro ma per noi che almeno sappiamo di avere sempre e comunque un rifugio sicuro, meraviglioso e nascosto. Anche in questo caso troppi i brani possibili per cui ho scelto in base all’umore del giorno.

28) Si Ck – Sylvia

Possibile immergersi senza annegare in una interpretazione viscerale da signora della musica italiana anni 60, in una elettronica di matrice ambient crepuscolare e in una attitudine compositiva da musica da camera? Sylvia ci è riuscita perfettamente nel suo primo album e ho perso il conto di quante volte ho riascoltato questa canzone negli ultimi mesi.

29) Further – Soviet Soviet

Dal passato appropriarsi di formule codificate per interiorizzarle e proiettarsi altrove, anche e soprattutto fuori dai confini nazionali (con disavventure aeroportuali americane incluse). Probabilmente oggi tra le migliori band di matrice post punk del pianeta, i Soviet Soviet sono una macchina da guerra in particolar modo nella dimensione live. Ecstasy anche se è Further.

30) Una splendida giornata (cover) – Colapesce

Concludo la selezione di 30 canzoni nonostante potrei andare avanti non tanto per conoscenza ma per la fede incrollabile che già solo domani ci potrebbero essere nuovi e bellissimi brani (album) di autori emergenti. Concludo con l’artista a mio avviso più talentuoso degli ultimi anni e che ha appena realizzato un album spettacolare. Però mi sbeffeggio da solo è segnalo una sua cover di una canzone dell’autore che più disprezzo in tutta la discografia italiana di sempre. Più di così non mi è possibile, almeno per adesso.

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2 pensieri riguardo “L’indie che mi porto via – 30 canzoni di pura resistenza

    Enri1968 ha detto:
    13 novembre 2017 alle 23:46

    Uhm molto interessante, quasi tutti li conosco di nome altri no, prendo nota, grazie. Hai scritto un bel post invitante…

      Simone Nicastro ha detto:
      16 novembre 2017 alle 14:15

      Grazie mille!

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