L E T T U R E
Recensione di Alessandro Tacconi
Davide Pezzi riminese doc è giornalista e un appassionato di musica, tanta musica. Ciò può dipendere dal fatto che ha vissuto l’epoca d’oro delle radio libere come deejay e che ha scritto per riviste e fanzines? Possibile. Oppure, cosa molto più probabile, è che sia un “contagiato”: la musica lo ha infettato fin dalla più giovane età e non è riuscito a trovare una cura, sempre che ne esista una. O meglio, se si presta orecchio al mercato nazional-popolare odierno di ragioni per rinunciare ad ascoltare musica ce ne sono eccome! Allora meglio, molto meglio, tenersi care le proprie pietre miliari: ascoltarle, sondarle, analizzarle a fondo, scoprendo che “la musica è sempre la stessa!” da secoli ma è anche differente.
Era un punk e viveva nella grande città
Era a Vienna, era Vienna dove ha fatto di tutto
Era in debito perché beveva ma tutte le donne lo amavano
E tutti gridavano “Rock Me Amadeus”
(Bolland & Bolland e Falco, Rock Me Amadeus)

Dopo aver pubblicato i volumi Quello che le canzoni non dicono vol. 1-2 e Note di Natale, Davide Pezzi scrive Rock me Amadeus. Il lato pop della musica classica. Il cuore classico del rock per dare a “Cesare quel che è di Cesare” o meglio a Mozart, Beethoven, Johan Strauss, Carl Orff, Amilcare Ponchielli, Giacomo Puccini… 252 pagine in cui l’autore spiega, analizza e illustra in centinaia di schede quanto e come i musicisti capelloni e non, rockettari, jazzisti e pop abbiamo assimilato gli insegnamenti dei maestri della musica classica.
Le analisi sui brani non fanno sconti a nessuno sia per quanto riguarda gli arrangiamenti che il risultato della performance artistica in sè. Si tratta di un lavoro sincero e appassionato che ci ha incuriosito e intrigato. Molte le scoperte fatte grazie a questo saggio. Accanto a chi ha ripreso questo o quel brano di musica classica per adattarlo ai tempi moderni, ci sono state alcune band tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, che hanno fatto del rifacimento in chiave rock di pezzi classici la propria cifra stilistica. Un gruppo fra i molti Emerson Lake & Palmer trio rock progressive per eccellenza ha fatto anche degli arrangiamenti di brani classici un modo di ri-comporre musica immortale. È anche vero che la maestria dei tre era tale che anche senza quella avrebbero fatto molta strada.
Il volume spiega in schede molto accurate le versioni ormai iconiche di brani come Bourée di Jan Anderson e dei suoi Jethro Tull che riprende il quinto movimento della Suite in mi minore BWV 996 di J.S. Bach, Russians di Sting che utilizza il “Tema romantico” del Lieutenant Kije Suite di Sergei Prokofief, Song Sung Blue di Neal Diamond che attinge al secondo movimento del Concerto per pianoforte n. 21 KV 467 di Mozart…
Come posso salvare il mio piccolo ragazzo
dal giocattolo di morte di Oppenheimer
non c’è monopolio nel senso comune
da ogni lato dello schieramento politico.
Condividiamo la stessa biologia
a dispetto dell’ideologia.
Credimi quando ti dico
spero che anche i Russi amino i loro bambini
(Sting, Russians)
Ma vi sono anche numerose curiosità e sorprese come il gruppo Madness che nel primo album propone la versione ska della celebre melodia del Lago dei cigni di Čajkovskij nell’arrangiamento dei The Cats, i New Trolls incidono un adattamento rock davvero notevole di Una notte sul Monte Calvo di Modest Petrovič Musorgskij…
Insomma la musica, come si è detto, potrebbe essere sempre la stessa eppure cambia forma a ogni inizio di secolo o meglio: al mutare della sensibilità degli uomini e quindi degli interpreti che la suonano.







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