Loris Lombardo – Handpan & Percussion Concert @ Auditorium Pime, Milano 23 Novembre 2017

Postato il Aggiornato il

Live report e immagini sonore di Roberto Bianchi

Loris Lombardo è un giovane percussionista con formazione classica, diplomato al conservatorio Ghedini di Cuneo. La passione e la ricerca lo hanno avvicinato allo studio di percussioni multietniche con particolare interesse per quelle indiane, turche e mediorientali. Loris ha collaborato con moltissimi artisti di rilievo tra cui Beppe Gambetta, Marlen Kuntz, Richard Barbieri (Japan e Porcupine Tree), Fabio Zuffanti e Max Manfredi.

L’evoluzione professionale lo ha avvicinato ad uno strumento molto particolare ed affascinante: l’Handpan, che è un congegno idiofono in acciaio derivante dall’Hang, sviluppato in svizzera nel 2000. L’handpan è una sorta di disco volante con un diametro di oltre 50 cm in grado di emettere suoni cristallini e melodici, che cambiano in funzione del materiale impiegato, della forma e delle dimensioni. Lo strumento è suonato esclusivamente con le mani!

Da qualche mese l’artista ha allestito uno spettacolo di novanta minuti chiamato Handpan & Percussion Concert che è rappresentato in diversi teatri italiani, inglesi e tedeschi.

Lo scorso 23 novembre ho avuto il piacere di ascoltare Loris Lombardo all’Auditorium Pime di Milano, l’evento è stato ulteriormente valorizzato dalla finalità benefica che ha destinato una parte degli incassi all’Associazione A.LI.Ce impegnata per la lotta all’ictus celebrale.

Handpan & Percussion Concert è un viaggio senza tempo verso mondi lontani, un anello di congiunzione che unisce culture e popolazioni differenti, il comune denominatore è la musica.

Sul palco Loris è apparentemente solo, ma di fatto è circondato da decine di strumenti provenienti da ogni parte del mondo: l’handpan è il grande protagonista principe, ma è affiancato da percussioni etniche tra cui balano, tabla, darbuka, cas-cas, noci, cajon, udu, conchiglie e altro ancora. L’unico elemento che esula dalla famiglia delle percussioni è il Duduk, un flauto armeno di origini antichissime, costruito con legno d’albicocco e caratterizzato da una doppia ancia. Da segnalare un’altra presenza importante che risponde al nome di Loop-Station, un “diavoleria” elettronica che consente di registrare più suoni in tempo reale e riproporli a ciclo continuo. Tutto questo permette all’artista di creare impensabili atmosfere oniriche, trasportando l’ascoltatore in un magico universo. Come dice Loris la Musica è un viaggio, suonare è un po’ come giocare.

Lo spettacolo allestito non è solo musicale: ogni brano è arricchito da ottimi filmati che conducono sapientemente ogni spettatore verso i mondi evocati. Di grande effetto anche le luci che avvolgono il palco. Le brevi introduzioni del musicista soddisfano la voglia di sapere del pubblico, che apprezza calorosamente.

Ogni brano ha un fascino particolare, caratteristiche proprie; questo mi porta ad esprimere un parere basato esclusivamente sui gusti personali: mi hanno colpito particolarmente le sonorità di Libido, la delicatezza di Fedra, l’intensità di Notturno, le evocazioni di Alinamsuc, l’avanguardia di Eiwbalat e la coinvolgente ritmica di Timbra.

Una piacevole ed originale scoperta. Siamo di fronte a un musicista che ha grandi qualità per esprimere la propria arte a livello individuale, ma è anche in grado di sostenere qualsiasi impianto musicale di altri colleghi, regalando un tocco personale a qualsiasi genere musicale.

Complimenti Loris!

 

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