The Blind Catfish – Folkolors (Habanero Factory, 2017)

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Articolo di Antonio Spanò Greco

Secondo lavoro in studio del complesso emiliano The Blind Catfish. Le novità non mancano, a cominciare dalla formazione, da sei elementi si sono ritrovati in quattro, gli unici superstiti sono Marco “Franky” Maretti, vocalist e leader, e Luca “Il Frago” Fragomeni alle chitarre ai quali si sono aggiunti Francesco “Alga” Zucchi al basso e Federico “Groove” Bocchi alle batterie, per finire alla proposta musicale che rispetto al primo album diventa più omogenea, energica e per certi versi intrigante.

Folkolors sono i colori del folk, ovvero del popolare, di ciò che canta il popolo e rientra nelle tradizioni di un periodo o di una zona degli Usa” così Marco presenta la sua ultima fatica e aggiunge: “Il cantante del primo disco è andato via e noi ci siamo guardati in faccia… mi sono messo a studiare canto, intensamente, ed ora canto io. Abbiamo voluto fare una cosa alla Led Zeppelin, in cui prendiamo brani blues e li stravolgiamo, in alcuni casi abbiamo voluto osare prendendo brani puramente vocali per non avere influenze”.

Otto tracce pescate tra work song, spiritual, gospel e soul; “How Long per esempio” prosegue Marco “è un brano che ho trovato inserito in una playlist come “Alan Lomax” e lì per lì non ci ho badato dato che era molto roots come suono, poi ho scoperto essere di un tipo americano. Ho voluto aggiungere un po’ di synth per dare una connotazione più attuale ad alcuni brani e uscire dal fangoso, ridondante blues conferendogli una veste decisamente rock, elettrica, moderna e arrangiamenti a volte rudi e selvaggi, a volte aggraziati e sensuali.”

Operazione decisamente riuscita, l’intero lavoro ha un bel suono e un amalgama decisamente accattivante. I più esperti, ma non solo, riconosceranno sicuramente alcune canzoni quali Jeasus On The Mainline, interpretata anche dal grande Ry Cooder o dalla bravissima Mavis Staples, People Get Ready, del mito del soul Curtis Mayfield, oppure Motherless Child nella versione di Richie Havens tratta dal festival Woodstock, per terminare con Trouble So Hard di recente interpretata anche dal bluesman nostrano Francesco Piu.

Completano l’album John The Reveletor, altro classico gospel blues, Rosie work song qui portata agli estremi con suoni secchi e decisi, oserei dire da garage band e la conclusiva Trouble Of The Wall un canto religioso eseguito con arrangiamento avvolgente, ossessivo e ruvido.

In conclusione un lavoro molto interessante, forse non adatto ai puristi del blues, ma che saprà farsi apprezzare da chi cerca contaminazioni e rivisitazioni in chiave moderna dei classici.

 

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