Blues Ghetto – Down In The Ghetto (Autoprodotto, 2018)

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Articolo di Antonio Spanò Greco

Cita il dizionario alla parola ghetto: “Parte vecchia, trascurata o parzialmente abbandonata di una città, in cui vivono le persone più povere o le minoranze etniche; fig., situazione o condizione tale da circoscrivere e limitare lo sviluppo dell’attività di individui o gruppi o dequalificarne l’incidenza sociale”.

Quartetto di blues elettrico caratterizzato da suoni scarni e caustici di forte impatto emotivo” con queste poche righe si presentano sulla loro pagina facebook, “50’s & 60’s original electric blues” ribadisce lo stile dei Blues Ghetto e a cosa va incontro l’ascoltatore.

Marcus “Bold Sound” Tondo alla voce e alle armoniche, Sergio “Juke” Cocopardo alle chitarre, Alessandro “Taylor” Porro al contrabasso e Giancarlo “Silverhead” Cova alla batteria nel 2017 hanno dato alla luce un lavoro molto godibile e fresco mettendoci cuore e passione per un’ora di musica blues senza alcun scadimento o cedimento di sorta. 15 brani di cui 4 originali che spaziano tra vari autori e generi blues ma caratterizzati tutti da un sound di forte presa e che scalda immediatamente.

I quattro componenti non sono di primo pelo, sono tutti volti e nomi noti nel panorama blues con varie esperienze alle spalle e che sin dalle prime note mostrano un grande affiatamento; anche gli inediti non sfigurano affatto accanto ai classici mostrando di volta in volta la bravura di Sergio alla chitarra o la splendida voce di Marcus, mentre le qualità all’armonica dello stesso sono già ben note, il tutto sostenuto dalla solida e precisa sezione ritmica di Giancarlo e Alessandro.

E cosi accanto alla splendida Miles Away firmata Cocopardo, sei minuti di struggente e lenta cavalcata blues, troviamo l’omaggio a Fats Domino con una Ain’t Gonna Do It molto più boogie e rock dell’originale. Il grande e rivoluzionario, nell’uso dell’armonica a bocca, Little Walter è qui presente con due cover Ah’w Baby e One More Change dove Tondo cerca di emulare uno dei suoi idoli e di trasmetterci quanto ha ricevuto dal maestro. Lo stesso Tondo qui firma Wilson Boogie un brano tutta armonica e sudore, fiato e passione infinita mentre Cocopardo firma altri due brani, Down There, trascinante blues dove Sergio e Marcus duettano alla grande e My Home Is In The Ghetto brano scritto a Milano pensando a Chicago dove le notti si tingono di blues, fumo, alcool e passione.

Apre il disco la strumentale Two Bones And A Pick del grande T-Bone Walker pioniere del jump ed electric blues, presente anche la sempreverde Baby Please Don’t Go pubblicata per la prima volta nel 1935 da Big Joe Williams, canzone che vanta innumerevoli versioni in svariati generi, qui Marcus e Sergio si divertono a alternarsi, incrociarsi e unirsi nello svolgere ipnotico del brano.

Altri brani presenti sono Don’t Boss Me di Charlie Baty che ci ricorda il west coast blues del grande Rick Estrin e dei sui Nightcats quando il loro nome era Little Charlie & The Nightcats; Rock Me Baby di un altro grande armonicista e cantante, Kim Wilson, i cui ultimi lavori solisti hanno ricevuto parecchi consensi positivi; Sadie struggente lento del chitarrista Hound Dog Taylor adottato da Chicago quando lasciò il Mississippi, qui Marcus da un ottima prova delle sue doti e Sergio ci delizia con i suoi assoli; chiedono l’album il trittico di canzoni Okie Dokie Stomp di Clarence “Gatemouth” Brown chitarrista e polistrumentista che svariava tra vari generi, Rollin’ And Tumblin’ datata 1929 e ripesa da molti bluesman che porta la firma di Hambone Willie Newbern e la famosa Boogie Rambler di J.L. Hooker che non ha bisogno di presentazioni. “Le rievocazioni lontane si sono integrate in chiave moderna attraversando così territori e sottogeneri del Blues tra loro interconnessi, mantenendo integro lo sguardo allo stato d’animo, al luogo di autentica appartenenza da cui tutto si è sviluppato: Il Ghetto” così dichiarano i quattro componenti e chiudono il discorso con Once You Step In, You Don’t Wanna Leave It Anymore. Provare per credere.

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