Articolo di Sabrina Tolve

«Solo questo: non il testo, [ma] l’ordito; non il sogno
Ma una coincidenza confusa,
Non debole non-senso, ma un ordito di senso.
Bastava che nella vita potessi trovare
Una sorta di fasullo legame, una sorta
Di correlato disegno del gioco,
Duttile arte, e almeno una parte dello stesso
Piacere che chi lo giocava trovava in esso.»

Fuoco Pallido è stato pubblicato da Vladimir Nabokov nel 1965: si potrebbe chiamare quest’opera romanzo, ma in realtà è qualcosa di molto più complesso. È in realtà un poema in 999 versi in rima baciata – quantomeno per quel che concerne l’opera in lingua -, divisi in quattro canti. L’ultimo verso di ogni canto rima col primo, creando un senso di circolarità e chiusura. Accompagnano l’opera poetica una prefazione, un lunghissimo commento e le note al commento stesso.
Se l’opera poetica è scritta dal poeta John Shade, prefazione, commento e note al commento sono scritte da Charles Kinbote, collega e amico di Shade.
Definito da molti il capolavoro di Nabokov, Fuoco Pallido è certamente un’opera geniale in cui Nabokov mostra con abilità e classe un virtuosismo innegabile. Perché se l’opera di Shade è incentrata sulla vita e la morte, l’amore e l’angoscia del poeta stesso di fronte al suicidio della figlia Hazel, il commento di Kinbote si slaccia e distacca dalla poesia per concentrarsi sulla propria storia e su quella del Paese da cui viene, Zembla, con l’ossessionante pretesa che sia proprio di questo che parlino i versi.
Kinbote racconta infatti tre storie mescolate l’una con l’altra. Una è la sua storia, quella che include l’incontro e l’amicizia con Shade, all’omicidio del poeta, Kinbote prende possesso del manoscritto e si occupa della pubblicazione dell’opera. La seconda storia di Kinbote tratta il re Carlo II, “L’Amato”, il deposto re di Zembla. Re Carlo sfugge alla prigione e alla rivoluzione sostenuta dall’Unione Sovietica, facendo uso di un passaggio segreto e di coraggiosi seguaci sotto mentite spoglie. Kinbote sostiene ripetutamente di aver ispirato Shade nella scrittura del poema che  piuttosto di narrare la vita intima del poeta, narra in realtà degli eventi di Zembla. Tuttavia, nessun riferimento esplicito a  re Carlo si trova nel poema. La terza storia di Kinbote è quella di Gradus, un assassino inviato dai nuovi governanti di Zembla per uccidere il re Carlo in esilio. Gradus si fa strada da Zembla attraverso l’Europa e l’America fino a New Wye, subendo contrattempi comici. Nell’ultima nota, alla riga mancante 1000, Kinbote narra come Gradus abbia ucciso Shade per sbaglio. Il lettore capisce presto che Kinbote è il re Carlo, che vive in incognito, o, sebbene Kinbote costruisca un’immagine elaborata di Zembla completa di esempi di un linguaggio costruito, che sia pazzo e che la sua identificazione con re Carlo sia un’illusione, come l’intera storia di Zembla.
Sebbene la narrazione sia non lineare, il lettore può scegliere di leggere l’opera poetica o il commento in maniera separata, senza rischiare un’interpretazione errata.
Il titolo dell’opera poetica di John Shade è tratto dal Timone di Atene di Shakespeare: “La luna è un ladro arrogante, / E il suo pallido fuoco che lei strappa dal sole” (Atto IV, scena 3), un verso spesso preso come una metafora sulla creatività e l’ispirazione. Kinbote cita il passaggio ma non lo riconosce, poiché afferma di avere accesso solo a una traduzione Zemblan imprecisa dello spettacolo “nella sua grotta timoniana”, e in una nota a parte egli addirittura si scaglia contro la pratica comune di usare le citazioni come titoli; nel IV Canto, Shade offre dettagli sulla sua vita quotidiana e sul suo processo creativo, sulla poesia mezzo per capire in qualche modo l’universo: la multidimensionalità dell’opera e la sua struttura insolita è un esempio importante di metafiction o, se vogliamo, di poioumenon.
Su Fuoco Pallido si sono fatti studi e si sono create teorie delle più svariate. Probabilmente, anche questa opera di Nabokov è una versione esagerata o comicamente distorta della propria vita come figlio del privilegio prima della rivoluzione russa e un esilio in seguito, e l’omicidio centrale ha somiglianze all’omicidio del padre di Nabokov da parte di un assassino che stava cercando di uccidere qualcun altro.
Qualunque sia la realtà dietro quest’opera magistrale, è certo che il ritmo sia dato proprio dalla coesistenza di così diversi generi e stili letterari; lo spessore è offerto dai diversi livelli di interpretazione, ed è chiaro che in questo accenno di labirinto non si possa far altro che sorridere e ammirare la classe sofisticata di una delle figure più importanti della storia della letteratura.