Live report e immagini sonore di Antonio Spanò Greco

Il festival musicale dedicato al blues che si svolge nella suggestiva cittadina svizzera è diventato un appuntamento fisso. Tredici concerti spalmati in tre giorni nella splendida cornice del centro storico, tutti gratuiti e con il contorno di mercatini a tema, fast food e birra a volontà. Il progetto iniziale, cioè quello di mostrare le varie facce del blues con i suoi generi a volte in contrasto fra loro ma sempre affascinanti, resiste ancora ed è forse questo il segreto del successo che questa rassegna ogni anno riscuote.

La mia terza full immersion in questa tre giorni dedicata al blues incomincia giovedì 21 con il primo concerto a cura di JC Harpo, noto armonicista svizzero, praticamente di casa, che si esibisce con la Ardy Blues Band, complesso comasco dedito a un rock blues sanguigno e coinvolgente che per scaldare gli animi dei primi avventori è l’ideale: per un paio di brani viene anche ospitata la vocalist svizzera, di impronta lirica, Nausicaa Pellegrini per un connubio tanto particolare quanto intrigante. Ci si sposta solo di qualche metro per raggiungere il palco principale e assistere a quanto la Band Of Brothers, formazione di artisti ticinesi unitisi apposta per questa rassegna, sa proporre: ottima musica suonata alla grande che sfiora il blues in più punti mostrando la grande tecnica e l’abilità dei musicisti; la prima serata si conclude con lo show di Nico Duportal & His Rhythm Dudes, complesso francese che sa galvanizzare il pubblico con un mix di blues, rock’n’roll, rhythm and blues e swing che trasforma la piazza in una pista da ballo con i gloriosi anni 50 fare capolino dal palco. Si và a riposare sereni e soddisfatti.

Nella giornata di venerdì, dopo aver visitato i castelli che sovrastano Bellinzona, mi avvio alla centrale Piazza del Governo e all’adiacente Parco del Teatro dove la T-Rooster Band a breve esordirà nella seconda giornata: il gruppo, guidato da Tiziano Galli, ha ormai raggiunto un livello internazionale e può vantare partecipazioni e collaborazioni di spessore. Sound molto personale, voce particolare, blues, swing e boogie woogie a iosa non lasciano il pubblico fermo; segue sempre sul palco del Parco del Teatro il concerto dei The Suitcase Brothers, duo composto dai fratelli Santos e Victor Puertas, due interpreti eccellenti di blues acustico, tra i più quotati in Europa che attirano e incollano il pubblico sotto il palco con la loro carica di bravura e simpatia. Si aspetta il termine della partita di calcio che vede la Svizzera vincere e sul palco principale Carl Sonny Leyland, pianista eccelso inglese di nascita e trasferitosi negli U.S.A. dove esplora il mondo dello swing, del rockbilly e boogie woogie diventando ben presto un personaggio ricercato e famoso; stasera si esibisce con l’italiano Egidio “Juke” Engala e la sua band The Jacknives a cui si unisce in questa occasione il bravo sassofonista Benny Pretolani. Anche Egidio è ormai un artista che si può considerare di casa qui a Bellinzona, presente in diverse occasioni; nonostante la varietà di stili proposti lo show è ben tirato e coinvolgente e il pubblico ha apprezzato molto. Chiude la seconda serata Joe Louis Walker vera icona del blues moderno con oltre 50 anni di carriera alle spalle e una bravura e sicurezza sul palco invidiabili; blues a iosa con un piede nel passato e due nel futuro, ha saputo con il suo stile dare nuova linfa al movimento e il pubblico ha ben gradito il suo blues influenzato da vari generi e reso molto personale. Molto contento anche della seconda serata trascorsa a fianco di amici che conosco e ascolto da anni, grazie a loro ho sentito delle vere perle del blues.

Mi preparo mentalmente e fisicamente per l’ultima giornata, la più impegnativa perché propone sei concerti a partire dalle 11 fino a notte inoltrata. Lo spazio mattutino, che va dalle 11 alle 14, è centrato sulle esibizioni in acustico di Carl Sonny Leyland in Piazza della Collegiata, prima da solo poi di volta in volta con Ingala, Petrolani, Gisfredi e i fratelli Puertas in un aperitivo in musica frizzante, divertente e coinvolgente, proseguito sul palco del Parco del Teatro ammirando il blues, lo swing e il ragtime anni Venti e Trenta della band ticinese The Red Hot Serenaders Orchestra che ci ha fatto ballare riportandoci agli anni in cui una polverosa New Orleans straripava di locali dove imperava la musica. Breve pausa per riprendere le forze poi quella che segue dalle ore 18.30 circa fino alle ore 2 del mattino è stata una delle serate più emozionati e intense a cui ho assistito. Si parte con il duo italo statunitense Marco Pandolfi & Greg Izor entrambi armonicisti e chitarristi che hanno unito i propri talenti per proporre un blues scarno, essenziale, diretto e senza fronzoli. Il loro ultimo cd è stato ben accolto dalla critica ed è stato nominato in parecchie classifiche di merito. A seguire sul palco principale il progetto Mamou Blues ovvero il trio formato da Corey Harris, Alvin Youngblood Hart e Cedric Watson qui in esclusiva europea per presentare il loro prossimo cd in anteprima: il miscuglio di blues, roots e cajun e la magia delle sapienti e generose canzoni hanno creato sonorità uniche e suggestive che hanno attirato l’attenzione sia dei fans del genere che dei meno attenti al movimento. C’è da scommettere che l’album in uscita sarà un successo. Da qui in poi signori e signore non ho parole per descrivere quello che è successo sul palco: si sono susseguiti due concerti a dir poco pazzeschi sia Larry Mud Morganfield che Sugaray Rayford hanno riversato sul pubblico tutta la loro carica, il loro credo, il loro blues, sostenuti dalla classe cristallina a da band incredibili. Per noi comuni mortali, due ko consecutivi ai quali difficilmente ci si rialza senza aver lasciato qualcosa in questa piazza. Larry ha proposto puro blues di Chicago e ripercorso le vicende musicali del mitico padre con sicurezza e personalità; ho sentito e letto pareri contrastanti, forse ascoltando Mud solo su disco qualche dubbio può venire ma dal vivo tutto si dissolve sotto un possente sound, una voce quasi uguale al padre e tanta simpatia che sprizza da ogni movenza. Già con Mud le nostre difese immunitarie hanno vacillato, con Sugaray Rayford e la sua band sono state definitivamente annientate, non abbiamo fatto in tempo a riprenderci che il gigante buono ci ha trasportato nel suo mondo musicale fatto di soul, blues, rhythm and blues e funk, un viaggio a perdifiato adrenalinico e ad alto tasso emotivo. Come detto prima, le due band hanno dimostrato sul campo il proprio valore, tutti hanno impressionato e contribuito a rendere questa serata, insieme ai loro leader, unica: tutta la piazza ha ballato fino alle due di notte e se non fosse stato per il permesso scaduto saremmo andati avanti volentieri per un bel po’. Ogni anno giungo a Bellinzona con la curiosità di un bambino e l’incertezza che qualche serata possa non piacermi appieno; invece finora non ho mai avuto delusioni o sconforti di nessun genere. Lunga vita al Bellinzona Blues Sessions.