L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Daniela Pontello
John Carpenter’s Soundtracks: una retrospettiva notturna tra cinema, sintetizzatori e immaginazione
In un’epoca in cui le colonne sonore vengono spesso riscoperte come semplici oggetti di nostalgia, la serata proposta da 19’40”, Esecutori di Metallo su Carta e BIKO Milano ha scelto una strada diversa: trasformare il repertorio di John Carpenter in un’esperienza di ascolto consapevole, capace di raccontare il legame profondo tra immagine, tecnologia e composizione musicale. A pochi giorni da Halloween, il BIKO ha accolto una delle tappe più affascinanti di Puntuale Festival 4, il ciclo di appuntamenti dedicato alla divulgazione musicale ideato dalla crew di 19’40”. Una formula ormai consolidata: raccontare la musica, contestualizzarla, smontarla e ricostruirla davanti al pubblico attraverso parole semplici e performance dal vivo. Il protagonista della serata è stato John Carpenter, figura unica nel panorama cinematografico americano. Regista, sceneggiatore, produttore, montatore, attore occasionale e compositore delle proprie colonne sonore, Carpenter ha ridefinito il rapporto tra musica e suspense.

Se film come Halloween, 1997: Fuga da New York, The Fog, Essi Vivono e Christine sono entrati nell’immaginario collettivo, gran parte del merito va a quelle partiture minimali costruite su poche note, ostinati ipnotici e sintetizzatori analogici capaci di generare tensione con sorprendente economia di mezzi.
La serata ha messo al centro proprio questo universo sonoro. Sul palco, Enrico Gabrielli, Sebastiano De Gennaro, Marcello Corti, Alessandro Grazian e Francesco Fusaro hanno affrontato il repertorio carpenteriano non come semplice esercizio filologico, ma come un viaggio dentro una specifica estetica musicale. Una ricerca che parte dal celebre VCS3, sintetizzatore divenuto simbolo di un’intera stagione del cinema fantastico, e che si espande attraverso il timbro caldo di strumenti come il Roland Juno-6, il Korg MS-20 mini e il Multivox. Il risultato è stato un ascolto immersivo, quasi cinematografico pur in assenza della pellicola. I temi di Carpenter hanno rivelato la loro sorprendente autonomia musicale: sequenze essenziali, ripetizioni ossessive e melodie scarne che continuano a esercitare un fascino magnetico. Una scrittura apparentemente semplice, ma costruita con una precisione quasi architettonica.

Particolarmente interessante il modo in cui la performance si è intrecciata con il racconto. La divulgazione non è mai diventata lezione accademica, ma strumento per comprendere come Carpenter abbia anticipato molte delle sonorità synthwave e elettroniche oggi tornate di moda. Un autore che, spesso per necessità produttive e budget limitati, trasformò i vincoli in una cifra stilistica inconfondibile. Nel percorso dedicato al regista americano è emerso anche il prezioso incontro con Ennio Morricone, autore della colonna sonora de La Cosa (The Thing), uno dei momenti più alti nella contaminazione tra il cinema europeo e quello statunitense degli anni Ottanta. Un episodio che testimonia come il mondo di Carpenter sia sempre stato aperto al dialogo tra culture musicali differenti.
Più che un concerto, quella ospitata dal BIKO è stata un’esplorazione notturna. Un attraversamento di paesaggi sonori sospesi tra fantascienza, horror e sogno americano, guidato da musicisti che hanno saputo restituire tutta la forza evocativa di un repertorio entrato nella storia del cinema. Un modo efficace per ricordare che le colonne sonore di John Carpenter non accompagnano soltanto le immagini: sono esse stesse cinema, costruito con oscillatori, sequencer e silenzio. E, almeno per una sera, la domanda finale proposta dagli organizzatori è sembrata trovare risposta: paura? Sì, ma soprattutto meraviglia.






immagini sonore © Daniela Pontello






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