L I V E – R E P O R T


Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore © Daniela Pontello

Al circolo Arci Biko è tempo di spiritual e afrofuturistic jazz giovedì 29 ottobre dalle 22:30 (però degli inizi così tardivi dei concerti in questo luogo così caldo e accogliente dobbiamo proprio parlarne!). Chi c’è di meglio di Idris Ackamoor & The Pyramids che da cinquant’anni hanno fatto proprio l’insegnamento fondamentale legato a questo linguaggio: se ti apri all’ignoto e al mistero che esso contiene te ne verranno gioia, ascesi e perché no divertimento. L’incontro con il sommo essenziale ha questo di speciale: spalanca porte insperate. Non hai bisogno di chi sa quali astrusi ragionamenti teologici: ogni cosa è contenuta in una manciata di note e nel ritmo da esso sostenute. Sia il corpo a danzare, sia la voce a farti vibrare e un pochino anche pensare, siano gli scuotimenti delle gambe e del bacino a farti elevare.

Mi dirai che c’è qualcosa
di altro, di Alto
da Esso discende come spuma
gioia e movimento
Let’s dance
Non c’è altro al momento
No, c’è l’Alto al momento
(J.T. Alexander, Incontriamoci così, amici)

I musicisti fanno il loro ingresso in sala dal pubblico. Portano con sé piccoli strumenti a percussione, mentre il leader suona un didjeridoo. Intonano un canto di gioia. È l’inizio del rito. L’incontro che non avviene dal palco ma si fa strada tra le individualità degli spettatori. Mosè si apre la strada nel fiume di pensieri ed egoità individuali. Date una chance alla musica. Date una chance a voi stessi per spostarvi da dove vi trovate. Un concerto di Idris Ackamoor & The Pyramids porta con sé proprio questa voglia di contatto col prossimo.

Solleverai mari e monti
Con un semplice soffio
O con un battito
Poi piano piano riporrai ogni cosa
Al suo posto
Se stessa eppure leggermente mutata
Questo farai perché per questo
Sei qui
J.T. Alexander, Un attento appoggino

Musica che da san Coltrane passa per il suo allievo prediletto Pharoah Sanders per giungere alla Nigeria di Olufela Olusegun Oludotun Ransome-Kuti poi Fela Anikulapo Kuti, per tutti Fela. Poliritmi africani e funky che raccolgono su di sé tutto il fiato e la potenza del sassofono tenore che si spalanca allo spazio cosmico. La compagine dei Pyramids guidata Idris Ackamoor che oltre al sax tenore suona tastiera e canta è composta dalla violinista e cantante Sandra Poindexter, dal chitarrista e cantante Bobby Cobb, dal batterista Gioele Pagliaccia, dal bassista Riccardo Di Vinci e dal percussionista Lorenzo Gasperoni.

I brani proposti fanno parte della discografia più che acclamata del gruppo: Artistic Being, Afro Futuristic Dreams e Shaman. La registrazione di questi album indispensabili per il genere è stata realizzata spesso durante delle session live in studio, senza troppe sovraincisioni, lasciando che fosse la magia del momento a parlare. Il concerto è stato salutato, purtroppo dobbiamo dirlo, da meno pubblico di quanto ci si sarebbe aspettato. Meglio per chi c’era, peggio per chi s’è perso un evento davvero memorabile.

immagini sonore © Daniela Pontello

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