Intervista di Iolanda Raffaele

In occasione della sua presenza nell’ambito della rassegna del Festival D’Autunno il 6 ottobre al Teatro Politeama di Catanzaro, Off Topic ha voluto rivolgere qualche domanda al chitarrista e cantante brasiliano di origini italiane Antonio Pecci Filho in arte noto come Toquinho.

Benvenuto maestro, dopo l’ultimo tour del 2017, ritorna in Europa e in Italia con “50 anni + 1 di successi”, che viaggio artistico, musicale e personale vuole essere?
Non è solo un viaggio. È la conferma della permanenza nel cuore del popolo calabrese di Catanzaro, terra da cui proveniva mia nonna paterna e porto nell’anima le loro tradizioni. La mia musica continua a confermare le mie origini, venendo fuori da una costante dedizione all’artigianalità di crearla ed espanderla in tutto il mondo. E l’Italia ha molto a che fare con questa espansione. Porto con me tributi a coloro che hanno lavorato e lavorano ancora con me, i partner e gli amici che sono insieme in ogni canzone che suono, in ogni assolo di chitarra. La mia musica si confonde con i miei ideali e ritrae la mia vita quotidiana vissuta con semplicità e armonia con le persone che amo. Questa semplicità è contenuta in ogni strofa delle mie canzoni.

Il 6 ottobre sarà al Teatro Politeama di Catanzaro. Come si prepara all’evento e che spettacolo ci attende?
Sarà uno spettacolo che valorizzerà la chitarra come base della mia musica come strumentista. E un tributo a diversi partner che hanno contribuito allo sviluppo della mia carriera, in una serie di hit che il pubblico ama ascoltare. Molti di loro già conosciuti dagli italiani. Ancora una volta avrò come partner di scena la grande cantante Greta Panettieri.

Che intesa è riuscito a creare con lei?
Greta è un artista versatile che domina la sua voce dal jazz alla Bossa Nova. Siamo stati insieme a marzo di quest’anno al Piacenza Jazz Festival e al Blue Note di Milano. Lei ha illuminato lo spettacolo con la sua versatilità vocale. Le canzoni che faremo insieme saranno sicuramente molto apprezzate.

Tra le sue melodie più note ricordiamo “La voglia e la Pazzia, L’incoscienza e l’allegria”, “Senza Paura,”, “Samba della Benedizione”, “Samba per Vinicius”, “Aquarello” e tante altre. A quale canzone tra tutte crede di essere più legato, se c’è, e per quale motivo?
Tutte sono come amate figlie. Ognuna ha il suo valore artistico e porta emozioni diverse. “La voglia e La Pazzia…” mi riporta a Ornella Vanoni, una costante e importante compagna della mia carriera. In altre Vinicius è profondamente insieme a me nella creazione o come fonte di ispirazione, nel caso di “Samba per Vinicio”, in collaborazione con Chico Buarque, un altro grande amico. E “Aquarello”, per l’intenso legame con l’Italia, la mia seconda patria, e per la dimensione che la mia carriera ha raggiunto con il suo clamoroso successo in tutto il mondo.

Chiudiamo questa breve intervista con il titolo del disco con cui divenne popolare in Italia nel 1969, come sua prima incisione in italiano, realizzato da Sergio Endrigo, Vinícius de Moraes e Giuseppe Ungaretti “La vita, amico, è l’arte dell’incontro”. Vuole dirci qual è per lei il significato di questa frase suggestiva e a tratti malinconica?
E’ ciò che la vita offre: l’incontro con un grande amore, con il migliore amico, con un lavoro piacevole, infine, l’incontro con la felicità che, a causa della sua natura effimera, richiede sempre nuovi tentativi. Cerchiamo il perfetto in tutto sapendo che esiste solo durante la ricerca. Sapere cercare è un’arte. L’incontro sarà sempre l’incentivo per una nuova ricerca.

Grazie per la disponibilità e buon concerto a lei e a noi.

Photo credit: Festival D’Autunno

Traduzione: Selene Santos