Creedence Clearwater Revival (1968)

Articolo di Andrea Furlan

Partiamo dal presupposto fondamentale: quella dei Creedence Clearwater Revival è pura American Music, la quintessenza del rock’n’roll, come ben evidenziato nella quarta di copertina. Il gruppo californiano è stato infatti fautore di un rock adrenalinico e stradaiolo basato su arrangiamenti lineari, ritmi serrati e refrain incalzanti su cui svettano la voce ruvida e grintosa di John Fogerty e i riff particolarmente incisivi e taglienti delle chitarre. L’insieme è decisamente avvincente, confezionato con grande perizia in efficacissimi anthem a 45 giri che si giocano il tutto per tutto in tre minuti. Questo il segreto dei CCR, una delle band più influenti e amate di sempre che, a cavallo degli anni ’70, ha impresso il proprio marchio di fabbrica al sound della west-coast, sfornando una hit dietro l’altra. La loro è un’inconfondibile miscela di rock, blues e country che spazia dal Mississippi alle paludi della Louisiana, tinge di black il rock’n’roll ruspante degli stati del sud per tuffarsi infine nelle acque della baia di San Francisco. Il rock operaio, blue collar, di Bob Seger, John Mellencamp e Bruce Springsteen è loro debitore, così come le camicie di flanella del grunge hanno un precedente illustre nel quartetto di El Cerrito.

A parte l’ormai introvabile libro di Antonio Lodetti (pubblicato nel 1987 da Gammalibri), mancava da troppo tempo sugli scaffali degli appassionati una biografia in italiano che ripercorresse le gesta dei CCR. Una lunga assenza finalmente interrotta dal pregevole volume Born On The Bayou, edito da Arcana e firmato a quattro mani da Maurizio Galli e Aldo Pedron.

Maurizio Galli e Aldo Pedron

Pedron è il vulcanico giornalista tra i fondatori del Il Mucchio Selvaggio (1977-1980) nonché direttore de L’Ultimo Buscadero (1980-1992); oltre ad aver pubblicato i suoi articoli nelle più importanti riviste di settore (Jam, Suono, Jamboree, Late for the sky) è un prolifico autore di libri dei quali ricordiamo per brevità solo gli ultimi due in ordine cronologico, Good Vibrations – La storia dei Beach Boys (Arcana, 2016) e Ry Cooder – Il viaggiatore dei suoni (Arcana, 2018). Galli invece collabora attivamente con alcuni magazine on line tra cui L’Isola che non c’era, Mescalina e Magazzini Inesistenti.

Sia i neofiti che i più esigenti cultori del gruppo troveranno nelle quasi 500 pagine di questo considerevole tomo pane per i loro denti: ogni dettaglio della storia del gruppo viene analizzato con precisione enciclopedica, dalla biografia vera e propria alle schede dei singoli album, dalla discografia alle collaborazioni, dalle cover italiane ai brani apparsi nei film, dalle classifiche di vendita all’elenco di tutti i concerti e i festival cui i CCR hanno partecipato, il tutto corredato da un ricco apparato bibliografico, compresi un intero capitolo di curiosità e aneddoti e una miscellanea di documenti originali.

Non finisce qui perché una sezione molto interessante è dedicata alle interviste a Doug Clifford, Stu Cook, Jeff Fogerty (figlio di Tom, il fratello maggiore di John Fogerty), Jake Roher (il factotum del gruppo) e Russ Gary (l’ingegnere del suono dietro la consolle in alcuni dischi dei CCR). Resta da segnalare, poi è davvero tutto, la bella prefazione di Steve Wynn (Dream Syndycate) e gli illuminanti saggi di Michele Dal Lago (Southern Proletarian – John Fogerty e il rock operaio nell’America degli anni Sessanta) e di Milo Bandini (Song for everyone – CCR Legacy).

Se amate il rock e volete approfondire la conoscenza di una delle più grandi e iconiche band espresse da questa musica, non potete fare a meno di appropriarvi di Born On The Bayou. Sia che lo leggiate tutto d’un fiato o lo consultiate come un’enciclopedia, sarete ampiamente ripagati dal racconto esaustivo e minuzioso di un’avventura straordinaria il cui fascino inossidabile è ancora indiscutibilmente intatto. Buona lettura!