Articolo e immagini sonore di Roberto Bianchi

Ci sono serate programmate, messe in agenda da tempo e inconsciamente condizionate da quanto precedentemente acquisito, ci sono poi scelte casuali, inaspettate, che ti portano nel posto giusto al momento giusto.

Lo scorso venerdì scorrendo le proposte musicali ho focalizzato l’attenzione su un evento in calendario All’Una e Trentacinque circa di Cantù; il locale è di per sé una garanzia, la selezione dei musicisti è solitamente più che affidabile, e il genere musicale offerto dai Ramrod sicuramente alettante. Detto fatto: ho rinunciato a una serata in pantofole per raggiungere la Brianza.

La band novarese è composta da cinque giovani e talentuosi musicisti: alla voce Martina Picaro, alle chitarre elettriche e flauto Marco Picaro, al basso Emanuele Elia, alle tastiere Adriano Nolli e alla batteria Daniel Sapone. I ragazzi hanno pubblicato nel 2016 l’interessante First Fall e stanno lavorando ad un nuovo disco. Cantano in inglese, scrivono i loro brani e propongono un elettrizzante miscela composta da classic rock, blues e soul, con la sapiente aggiunta di sfumature psichedeliche e progressive.

La voce di Martina è potente, ricca di personalità e di sostanza, la sua presenza scenica è un grande valore aggiunto. Le chitarre di Marco lasciano il segno con suoni intriganti e qualitativi. Le tastiere di Andrea ci riportano ai suoni rock degli anni settanta con aperture pianistiche di spessore, spazzolate armoniche dell’Hammond e finezze retrò, grazie al mitico Moog. La sezione ritmica di Emanuele e Daniel è precisa, coinvolgente e incisiva.

La scaletta proposta contiene una serie di brani che non concedono momenti di stanca; come accennato le basi sono costruite su composizioni originali, ma c’è spazio anche per qualche cover come Stratesboro Blues degli Allman Brothers e (unico momento italiano) per l’inossidabile Impressione di Settembre della Pfm. Segnalo, per gusti e percezioni personali, l’ottima October, Don’t Call Me Sunshine e la conclusiva The Cave.

Ramrod si può tradurre in diversi modi: percussore, scovolo, calcatoio o persona severa; direi che alla band si addice il primo termine: l’innesto della loro musica è dirompente, esplosivo ed ipnotico. Ci hanno regalato due ore di grande rock, quello che oggi suonano in pochi, quello che non tutti sono in grado di suonare. Posso solo aggiungere una parola: bravi!