Intervista di Iolanda Raffaele

Un altro anno e un nuovo giro tra i talenti in quest’intervista di Off Topic a Nik Bergogni, cantante della band The Criminal Chaos.

Siete un gruppo che si è formato gradualmente con l’aggiunta di sempre più componenti e di personalità distinte. Come è nata l’idea di unirvi e perché questo nome?
I Criminal Chaos sono nati, probabilmente tre le 3 e le 5 di mattina, durante una delle “nottatacce” che io e il bassista, nonché grande amico, Pablo Chittolini siamo soliti fare. Io e Pablo abbiamo condiviso tantissime esperienze musicali e live, anche con altre band, che ci hanno dato l’opportunità di confrontarci con generi musicali e artisti diversi. Queste esperienze ci hanno portato a voler creare qualche cosa di nostro e inedito. Grazie a Mirco Caleffi in arte Keffia alla Chitarra, Ivan Chittolini all’elettronica e Helder Stefanini alla batteria ci siamo riusciti.

Avendo maturato l’esperienza musicale individuale e di gruppo, qual è il tuo giudizio sulle due distinte espressioni artistiche? E’ indispensabile farle entrambe?
Per quanto mi riguarda, credo che all’interno di una band ci siano entrambe le esperienze ed espressioni. La musica è un rituale incredibile di condivisione e comunicazione, spesso diviso in più parti: dalle diverse fasi creative che ti portano a sentire la musica in modo individuale, soprattutto nel primissimo stadio embrionale di creazione del brano, per arrivare a quella esecutiva.
La fase creativa ti porta a lavorare in modo individuale anche all’interno di una band: è un viaggio che ogni componente deve intraprendere per capire le proprie emozioni dentro al brano, prima di passare all’esecuzione, per condividere così ogni sua intimità con gli altri musicisti e gli ascoltatori.

Il primo singolo è Smalltown Boy, rivisitazione del brano dei Bronski Beat, c’è un motivo particolare per questo tipo di esordio?
No, nessun motivo particolare, Smalltown Boy è uno dei tanti brani che abbiamo riarrangiato in chiave rock. Per noi è stato solo un inizio, un modo divertente per conoscerci e rodarci sia in studio che in situazioni live, ma sempre con il fine unico di arrivare a scrivere brani inediti. Ora posso aggiungere però che questa rivisitazione dei Bronski Beat ci ha permesso di conoscere il nostro attuale produttore Fabrizio Grossi.

Che legame avete con la musica italiana e straniera del passato e quale invece con quella attuale?
Il legame con la musica italiana o straniera è sempre fortissimo, perché è fortissimo il legame con la musica in generale. Noi Criminal Chaos ascoltiamo tutti tantissima musica, di ogni genere. Personalmente ho dei legami affettivi con alcuni generi e gruppi del passato, così come trovo che ci siano scene molto interessanti anche oggi, soprattutto nella musica elettronica.

Cosa vuol dire fare musica per voi e come definite la vostra?
Fare musica per noi è un modo di viaggiare (metaforicamente), alla ricerca di quel qualcosa di indefinito, per trovare quella forma di verità, che ci fa avvicinare giorno dopo giorno sempre di più alla nostra musica, che vuole essere amore in un contesto surreale e sognate, dalle sonorità rock.

Entriamo nel vivo con Eden, il vostro primo brano ufficiale girato addirittura a Tokyo. Parlaci un po’ di come nasce e perché vi siete spinti fino al Giappone.
Eden è un brano che parla di un isolamento interiore: un modo, a volte sbagliato, di rifugiarsi in se stessi. Oggi isolarsi dalla realtà per creare il proprio paradiso interiore è spesso il comportamento con cui cerchiamo di apparire nel mondo dei social.
Insieme al regista Fabio Zedd Cavallo abbiamo voluto rappresentare il brano senza comparire come band all’interno del video. “Eden” è una sorta di cortometraggio d’autore, una pellicola che racconta una storia molto delicata. Visto che il regista è spesso in Giappone, abbiamo deciso di girarlo a Tokyo.

Ariviamo nel futuro, l’8 dicembre 2018, con The Future, un pezzo forte che resta in testa con ritmi rock e psichedelici. Che traguardo rappresenta per voi e qual è il suo significato?
Per noi il traguardo che rappresenta The Future è veramente pretenzioso e molto importante. Con questo brano vorremmo arrivare alla sensibilità della persone e cercare di fare riflettere su alcuni comportamenti dell’uomo. Il tema è molto complesso e molto attuale, purtroppo: l’emergenza della salute del nostro pianeta.

Parlando proprio di futuro, quale domani vi aspettate per la vostra musica e quali sono i vostri prossimi progetti?
Nel breve futuro, a febbraio, uscirà il terzo singolo, e tra marzo e aprile uscirà il disco, composto da sette brani inediti dal titolo Surreal Reality e poi diversi tour sia in Italia che all’estero.

Il 2019 sarà solo Italia o anche estero? Solo lingua inglese o un ritorno alla lingua italiana?
Quest’anno finalmente riprenderemo l’attività live, che stiamo già preparando con la collaborazione di Fulvio Ferrari, produttore Live, e Giovanni Pigino, ingegnere del suono.
Purtroppo al momento per noi non c’è un ritorno alla lingua Italiana, pur apprezzando tantissimo tutte le band che sostengono la nostra lingua scrivendo in italiano.

Grazie a Nik Bergogni e ci aspettiamo presto un grande album…