R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Spanò Greco

Di Mike Sponza, bluesman triestino di nascita ma di animo europeista, ho due ricordi ben nitidi: lo splendido concerto del 30 agosto 2013 alla rassegna Blues to Bop di Lugano, dove si presentò con uno xilofonista e un sassofonista contaminando così il suo blues con le sonorità balcaniche e il proclama, alcuni anni fa, al raduno nazionale di Cerea del Blues Made in Italy, in cui esortava le giovani leve a non aver paura a sperimentare nuove vie al blues.

L’ho rivisto lo scorso ottobre sempre a Cerea, presentandosi con una band di 8 elementi: ha dato sfoggio delle sue immense qualità, presentando alcuni brani dal suo ultimo lavoro, che ho anche inserito nella mia playlist di fine anno dedicata esclusivamente alla musica blues di marca italiana, e infiammando la platea con un groove altamente gradevole.

Made In Sixties è un gran bel disco, Mike ha reso omaggio in 10 pezzi a una stagione, un periodo che non solo lo ha influenzato musicalmente ma anche culturalmente; 10 brani che spaziano tra il rock, il blues, il funky e il soul toccando argomenti come l’omicidio di J.F.K., lo sbarco sulla Luna, il passaggio alle sonorità elettrica da parte di Bob Dylan, la guerra fredda e personaggi come l’affasciante Ursula Andress, il geniale Jimi Hendrix o la bellezza di Linda McCartney. Mike vanta collaborazioni eccellenti: il compianto Guido Toffoletti, Bob Margolin, Duke Robillard, Ian Siegal, Lucky Peterson e Dana Gillespie solo per citarne alcuni e ha partecipato a innumerevoli festival blues in tutta Europa.

Da citare sicuramente nella sua non vasta ma variegata produzione musicale l’album Continental Shuffle del 2012, doppio cd di grande blues, in cui 35 musicisti di 15 nazionalità danno vita a qualcosa di unico e memorabile. Da segnalare anche il penultimo lavoro Ergo Sum del 2016, registrato nei leggendari Abbey Road Studios con Ian Siegal e Dana Gillespie tra gli ospiti, con l’ambizioso e riuscitissimo progetto di coniugare il blues con la lingua latina.

I dieci pezzi che compongono Made In The Sixties, ogni brano ha l’anno evidenziato a fianco del titolo, sono stati composti a quattro mani con il leggendario Pete Brown, autore inglese che negli anni sessanta scrisse molti successi per i leggendari Cream, che presta la voce in un brano e prodotti da Rob Cass utilizzando anche per questo lavoro i famosi studios di beatlesiana memoria. Oltre ai suoi fedeli musicisti Roby Maffioli al basso, Michele Bonivento alle tastiere varie e Moreno Buttiner alla batteria, in questo progetto fanno la loro comparsa la mitica Dana Gillespie, la cantautrice scozzese Eddi Reader, e il cantante rock Nathan James che prestano la loro voce in alcuni brani così come lo stesso Rob Cass, mentre ai fiati troviamo Chris Store alla tromba e Aaron Liddard ai sassofoni noti per aver suonato con la compianta Ami Winehouse. Nota di merito a Roby Maffioli e Romeo Toffanetti per la copertina e il libretto che accompagna il cd.

Dieci brani che spaziano in vari generi, arrangiato e suonato in maniera maniacale che danno vita a un prodotto finale sì referenziale ai mitici anni 60 ma con un piglio e una sensibiltà moderna. Tra i miei preferiti ci sono l’iniziale Made In The sixties con i fiati e la chitarra di Mike in evidenza e l’ultima Blues for the sixties il pezzo marcatamente più blues uscito anche come singolo di presentazione dell’album.

Tracklist:

  1. 1960 – Made In The Sixties
  2. 1961 – Cold, Cold, Cold
  3. 1962 – A Young Londoner’s Point Of View On Cuban Crisis
  4. 1963 – Day Of The Assassin
  5. 1964 – Glamour Puss
  6. 1965 – Even Dylan Was Turning Electric
  7. 1966 – Spanish Child
  8. 1967 – Good Lovin’
  9. 1968 – Just The Beginning
  10. 1969 – Blues For The Sixties