A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Scriveva il grande Franco Fornari nel suo “Psicanalisi della musica” che la prima musica che l’uomo ascolta è il ritmo del battito del cuore materno, quando è ancora nella situazione intrauterina. Ma il feto “ascolta” anche altre “musiche” come il respiro della madre e il suo scorrere del sangue. Ed è utile aver letto quel libro ascoltando questa sera il gruppo francese No Tongues. Nel 1996 fu edito un disco che si intitolava Les Voix du Monde, contenente una serie di registrazioni musicali raccolte da numerosi etnomusicologi tra il 1924 e il 1995; direttori della registrazione furono Hugo Zemp, Bernard Lotard-Jacob e Gilles Léothaud.

E’ da quella tellurica scoperta che Matthieu Prual incominciò a dedicarsi alla sperimentazione e alla ricerca su base etnografica, se mi si concede l’espressione. Da questo straordinario melange, tra ricerca e sperimentazione, nasce la tipicità del jazz di questo straordinario gruppo, che ha suonato nel suggestivo (e sotterraneo) Museo Civico Etnografico Fanchini di Oleggio. E mai luogo fu più azzeccato e straordinario. Quando davanti ad un quadro, visitando una mostra, durante un concerto o dopo una lettura intensa, mia moglie dice che ho l’espressione che ha un topo nel formaggio, ecco, ieri sera dovevo avere l’espressione del topo nel formaggio. Ronan Prual al contrabbasso, Matthieu Prual sax e clarinetto basso, Alan Regardin tromba e oggetti, Ronan Coutry contrabbasso e oggetti, hanno letteralmente incantato un pubblico numeroso e attento. Come conciliare le grida di un contadino della Vandea, che conduce e richiama le proprie vacche, con il jazz? Oggettivamente non ve lo so dire, ma è successo: la voce del contadino, da una registrazione d’epoca, trascolora nel contrabbasso di Ronan Prual con naturale contiguità, anzi la voce del contadino diventa vibrazione delle corde dello strumento e anche dell’anima, così come la risata di due donne Inuit si trasforma anch’essa in un suono ancestrale che prende vita dal clarinetto basso di Matthieu Prual: un suono ipnotico, crescente e calante che proviene dal ventre della terra e dalla sua antica umanità. Il jazz ha la capacità di andare sempre oltre la musica e di saper parlare delle origini della vita. Anche quando Matthieu Prual annuncia un brano di terribile forza che evoca la morte, sempre presente nella vita, ecco che la tromba di Alan Regardin emettendo potenti bordate di puro fiato, la fa assomigliare, con un sorprendente ossimoro musicale, al suono della vita. Concerto di grandissimo impatto ed enorme suggestione. NovaraJazz continua a stupire.

Crediti immagini: Emanuele Meschini (1,2), James Cook (3)