A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Non tutti i mali vengono per nuocere, come la pioggia che sabato pomeriggio sulle colline novaresi ha impedito lo svolgimento del concerto di Séverine Morfin e Ariel Tessier, spostato nella serata all’interno del curioso e prezioso Museo Civico di Oleggio, la cui curatela è affidata all’entusiasmo irrefrenabile e alla competenza del mio amico Jacopo Colombo. Proprio qui, in questa sala che raccoglie una storia del costume (ma anche della sartoria), la viola di Séverin e le percussioni di Ariel, hanno dato un tocco di vera magia al luogo, verrebbe da dire “del valore aggiunto” se non fosse troppo “confindustriale”. Pensandoci bene forse sarebbe meglio parlare di uno scambio osmotico tra “museo e musica”. 

E’ Mentre Séverine Morfin, con la sua viola, si cimenta in una ballata vagamente jazz, ma tenacemente folk, facendo ritmicamente ondeggiare il suo caschetto di capelli, che fa tanto donna bretone, Ariel Tessier, che dell’Ariel shakesperiano ha tutto, ma proprio tutto, cava un armonico lamento da un oggetto metallico che non è proprio una campana, ma nemmeno una coppa. Il risultato è una composizione dalla perfetta armonia, di un folklore non ancora inventato, un po’ “per tutti e per nessuno” come diceva Friedrich Nietzsche del suo “Also sprach Zarathustra”. Complice la notte, le vecchie macchine per cucire appese alla parete e gli antichi abiti stirati di fresco, mi hanno fatto pensare che il Conte di Lautremont avesse ragione: “Bello come l’incontro di un ferro da stiro e una macchina da cucire su di un tavolo anatomico”. Sì effettivamente il tavolo anatomico mancava, ma non è detto che i due “re maghi” Riccardo Cigolotti e Corrado Beldì, prima o poi non facciano suonare anche quello. Piccolo e delizioso concerto, in un piccolo e delizioso luogo.

Crediti immagini: Emanuele Meschini (1,2), Mario Grella (3)