R E C E N S I O N E


Articolo di Federica Faith Piccoli

Classe 1997, occhi grandi, sguardo pulito e sorriso da bambina. Questa è Jade Bird, che in un attimo si spoglia dell’immagine da inglesina bon ton, travolgendoci con la sua voglia di vivere e di fare del mondo un sol boccone. L’album di esordio Jade Bird è una raccolta di pezzi che vanno dal country al rock, passando da uno scanzonato pop al più intimo folk.

Sebbene l’iniziale Ruins, non riesca a coinvolgere l’ascoltatore fino in fondo, ci si accorge subito della potenza vocale della giovanissima londinese, e di quante emozioni sia in grado di regalarci, fin dal primo ascolto dei singoli My Motto e I Get No Joy. Entrambe le tracce sono inni alla ribellione giovanile, veri e propri elogi alla forza con cui i ragazzi riescono a rialzarsi dopo le delusioni che il mondo, impietoso, inizia a propinare durante il difficile periodo di transizione che porta all’età adulta.

La prima vera svolta dell’album arriva con Side Effects, dove un crescendo di scale e note meravigliosamente dissonanti ci catapultano dentro una giornata di sole, mentre dietro il volante della nostra decappottabile dai colori confetto, con il vento nei capelli, urliamo la nostra voglia di cambiare il mondo assieme alla persona che ci fa battere il cuore. Ed il filo conduttore di tutta la raccolta di pezzi è proprio questo, l’amore. Quell’amore che ci fa compiere sciocchezze, ci acceca, ci fa soffrire… ma senza il quale, proprio non potremmo vivere. E Jade ce lo spiega benissimo, con la sua My Motto, dove le atmosfere si fanno introspettive ed i suoni, bilanciati magistralmente grazie a Simone Felice (già producer dei Lumineers), dandoci modo di vedere il diamante grezzo che lentamente, seppure con giochi di luce accecanti, diventa gemma di inestimabile valore e bellezza.

Una Alanis Morissette in versione più cupa e con un tocco dark. Ecco quello che Jade rappresenta, con i suoi brani dai significati profondi che lasciano l’ascoltatore pieno di interrogativi e con il sapore della più dolce malinconia sulle labbra. Il mondo ovattato e a tratti agro della cantante, non le impedisce comunque di dare un tono pop e spensierato all’album, dove strizzando l’occhio alle charts, si fanno largo canzoni come Uh Huh e Love Has All Been Done Before, versatili e adatte alle più estive delle pubblicità televisive. Insomma, un album che ci convince nonostante qualche piccola incertezza dovuta alla giovane età. Forse si potrebbe pensare che la Bird, con il talento e le potenzialità che ha indubbiamente dimostrato di possedere, debba osare di più. Ma siamo convinti che il tempo ci darà ragione nel considerarla una delle migliori promesse della musica country-folk (con una spruzzata di pop), degli ultimi anni.

Raggiungiamo l’apice del misticismo, del virtuosismo vocale e sinfonico con If I Die, l’ultimo brano che chiude perfettamente l’esperienza di ascolto di questa grande montagna russa che è l’intero album. Cullandoci con delicate note di pianoforte, Jade ci lascia come ha iniziato. Parlando dell’Amore, quello con la A maiuscola. L’Amore romantico, giovane e idealista che non vuole essere ricordato fra le stelle, dove sarebbe troppo lontano dalla propria anima gemella, ma in una canzone, dove potrà essere ricordato per sempre, da tutti quelli che avranno voglia di ascoltare.