I N T E R V I S T A


Articolo di E. Joshin Galani

È uscito per la Contempo Records Alone Vol. 2 – Abisso di Gianni Maroccolo, secondo capitolo del “disco perpetuo”, che vede le collaborazioni di Marco Cazzato, Michele Bernardi, Mirco Salvadori e diversi ospiti: Angela Baraldi, Howie B., Marina Rei, Alessandra Celletti, Adriano Viterbini, Beppe Brotto, Andrea Cavalieri, Francesca Bono, Life in The Woods. L’argomento è il naufragio della F174 nel Natale del 1996. Una nave di legno sovraccarica all’inverosimile di persone provenienti da India, Pakistan e Sri Lanka affonda causando la morte di 283 persone. In viaggio verso la morte questi passeggeri, attraversano le fasi della speranza della partenza, ma anche la paura, il sovraffollamento, gli odori di umanità e di mare e poi l’acqua che entra, la speranza dell’aiuto che si risolverà invece in tragedia. L’abisso, forse non è solo quello in cui sono caduti i migranti, ma la non sensibilità di chi li mette in quelle condizioni, l’abisso della non conoscenza…. È potente questa idea di Gianni Maroccolo, una scelta carica di umanità, ed in un momento in cui Gianni raramente rilascia interviste, ho il privilegio di parlare intensamente con lui di questo suo nuovo capitolo musicale. Buona lettura

Prima di parlare di musica, vorrei sottolineare il valore di questo Alone Vol 2; hai dato spazio ad una notizia che sembrava anch’essa voler essere annegata, il naufragio della F174. In questi tempi bui, pare un atto di “audace resistenza”, mettere a disposizione il proprio talento per portare l’attenzione su quel fatto umanamente sconcertante.

C’è tanta umanità in tutti i progetti che porti avanti, senti di aver contribuito, umanamente, energeticamente, ad accompagnare queste persone, attraverso il suono – che è anche forza primordiale –  verso la luce? Un rendere serenità ad anime che hanno vissuto un dolore così straziante?

Non riesco ad avere questa sorta di presunzione, anche se mi piacerebbe. Quando parli di resistenza, rispetto ai contributi che possono dare gli artisti, io credo che la resistenza sia il senso del dovere; sono un musicista e potenzialmente un portatore di bellezza, non tanto per la qualità delle cose che faccio, quanto perché credo che la musica renda le persone migliori.

Ci sono persone che nella loro quotidianità non si cibano mai di musica, ho la presunzione di pensare che perdano una parte molto bella della vita, credo che siano meno sensibili verso i sentimenti umani. Io lo sento come una sorta di dovere, mi fa piacere che tu l’abbia captata al di là dei progetti specifici, l’ho sempre vissuto in questo modo, anche nelle mie scelte artistiche e musicali, di andarmi ad incontrare, negli anni 80 coi Litfiba, poi i CSI e Claudio Rocchi. Sono incontri che prescindono dalla musica, ma utilizzano la musica in progetti di gruppo, predisponendosi in viaggi paralleli che hanno a che fare con la vita e la musica.

I musicisti, essendo baciati un po’ dalla fortuna, per potersi esprimere in musica al di là delle chimere del successo, credo abbiano un dovere, dare un contributo a questo spazio di vita terrena che ci è concessa, ed andare al di là delle note, delle musiche e della parola.

Ognuno di noi ha quest’arma a disposizione, nel mio caso è quello delle note, ognuno può fare la propria parte. Io non sono un intellettuale, non amo la politica, odio la politica come partito e schieramento, cerco attraverso le cose che faccio musicalmente di portare delle persone a riflettere ed in alcuni casi a scoprire una serie di realtà che stiamo vivendo o subendo inconsapevolmente.

Alone 2 va ben oltre la tragedia del F174 è stato il primo vero e proprio naufragio accaduto nei mari del mediterraneo, che ha coinvolto migranti pakistani, indiani, cingalesi, ma è un punto di partenza per poter entrare in un raggio di sensibilità e riflessione ben più ampio. L’intenzione non è quella di farne la cronistoria in musica, già narrata in libri e film, ma di condividere una riflessone: che valore ha la vita umana di ogni singolo individuo? Ne ha sempre meno.

Nella premessa di quest’ultimo lavoro parli di senso di unità, di riportarsi al senso dell’uno che è un po’ la ricerca interiore di ognuno di noi. Questa visione di interezza l’hai espressa nelle suite dei due lati che in realtà sono un continuum. Nel lato A le fasi di questo viaggio, dalla partenza alla tragedia. Nel lato B, un senso di “restituzione” dell’accaduto, come illuminare i fondali marini, non negare i fatti e restituire dignità umana. Per questa seconda parte ti sei avvalso di preziose collaborazioni, ce ne parli?

Stai toccando argomenti dove non è semplice esprimersi a parole, figurati con note e suoni, però fa parte di un percorso che parte da lontano.

Io credo che il nostro pianeta sia un tutt’uno e che ogni singolo essere umano non sia altro che una parte di un’unità. Questo è anche accettato dalla scienza, è tutto dire. Ne parlano discipline religiose o spirituali, meditative, trattare questi argomenti a volte diventa molto complesso, ti prendono per un vecchio fricchettone.

Noi siamo qui e ora, una piccola parte in qualcosa più grosso di noi.

Il mondo occidentale vive in maniera opposta. Da quando ha iniziato a progredire e svilupparsi a livello tecnologico e industriale, il sistema, che è quello della creazione dello stimolo al dualismo ed alla differenza tra gli esseri umani, rimarca continuamente le differenze e non ciò che unisce. Io sono un ignorante, non ho fatto grandi studi e non mi sono evoluto spiritualmente, ho avuto la fortuna che qualcuno da lassù mi abbia mandato degli incontri con persone che mi hanno aiutato a riflettere su alcune cose e a capirne altre.

Siamo comunque un unico universo all’interno del quale per cercare di dare più salute e vita all’uomo, si cerca di cooperare. Quando la cooperazione non esiste, si creano danni, tumori. Io queste cose le sento amplificate, sento che noi siamo dei piccoli organi di un tutt’uno.

Nelle collaborazioni del secondo lato di Alone 2, ho voluto stigmatizzare alcuni di questi passaggi senza spiegarli a voce, rendendoli più eccessivi, probabilmente rendendoli più comprensibili a livello di sensibilità, attraverso le collaborazioni. A volte sono state chiarite fin troppo, come nel caso del pezzo di Andrea Cavalieri che suona il contrabbasso, con tutti i rumori dei salvataggi, le voci dei migranti che rischiano di affogare e chiedono aiuto, altri sono un po’ più subliminali, cercano di arrivare allo stesso risultano, non attraverso la mente e l’udito ma la sensibilità. Nel tema di Allessandra Celletti c’è una rielaborazione del mio tema originale, la visione è chiara: una persona va giù, gli manca il respiro e pian piano muore, e secondo me rinasce, in un’altra dimensione. Credo e spero che non siano costretti a reincarnarsi, dopo tutto i danni, i dolori e le vessazioni subite, mi auguro possano accedere al Nirvana e non essere obbligati a ritrovarsi di nuovo in questo deserto.

Mi fa sorridere che si chiami Alone, perché le collaborazioni sono veramente tante, come se fosse partito da te per poi incontrare il mondo

Sì c’è il concetto del solo, riferito al fatto che a 60 anni non puoi sfidare la sorte a tal punto di pensare di fare un altro gruppo. Sono stato fondatore dei Litfiba, dei CSI, ho avuto lunghe collaborazioni coi Marlene… fare un altro gruppo significa partire con un passato ingombrante. La sorte non si sfida. Non escludo niente, semmai capitasse, potrebbe arrivare anche un nuovo gruppo a 70 anni. Io ho mosso i miei primi passi con Claudio Rocchi e VDB23; avremmo dovuto portarlo in giro, poi Claudio è venuto a mancare. Abbiamo fatto Nulla è andato perso dove comunque mi è toccato andare qualche metro in avanti ed essere al centro dell’attenzione. Forse arriverà il momento in cui sul palco ci sarò da solo.

Alone è anche inteso in italiano, l’aura che c’è intorno ad ogni persona, ci sono diverse chiavi di lettura.

L’idea iniziale di Alone è l’aspetto perpetuo, diversi volumi scanditi nel tempo. C’è un senso di presente continuo, un po’ come intendere la vita non da un punto di vista personale ma universale, in costante rinnovamento, nella sua rappresentazione ciclica. Qual è la tua visione rispetto al raggiungere gli aspetti elevati dell’essere?

È difficile per me rispondere… Io, come Claudio Rocchi, credo molto nelle capacità dell’essere umano e nel potenziale in ognuno di noi; come arrivare ad elevarlo, non ne ho idea.  Come arrivare a stimolarlo, molto umilmente, è essere partecipe dei nostri giorni, e credo di poterlo stimolare attraverso la musica, che tende verso l’alto, è sempre stato così, dall’inizio dei nostri giorni con i suoni della natura, o dei primi esseri umani che percuotevano cose. A tutt’oggi, la musica ci accompagna in qualsiasi tipo di dimensione materiale concreta e quotidiana della vita, anche  se non ti interessi di musica ha una televisione accesa, al supermercato, nel metrò hai musica di sottofondo.

Ci siamo incontrati alla conferenza stampa dei Deproducers; io trovo delle assonanze in tutte le tue produzioni musicali, affiora chiaro il fare la musica per la musica, come dialogo che basta a se stesso. Un’emotività che in musica diffonde messaggi profondi

Nel momento in cui pensi di poter far qualcosa per gli altri, scavando un po’ più in profondità, magari dieci persone si possano fermare al primo strato, ma ce ne sono altre che riescono ad entrare in sintonia energetica con i substrati che ci sono nella musica che faccio. Non voglio fare il gradasso ma non c’è niente di casuale nella musica che compongo, sia da solo, sia in quella che ho composto anche nei presenti di insieme, in gruppo coi miei compagni di viaggio. Ci sono varie chiavi di lettura, e ovviamente puoi incontrare chi si ferma al primo strato, chi sorvola su tutto, e chi invece scava sul secondo sul terzo e va giù, in profondità dove, più riesce ad andare in profondità e muovere a livello energetico, tocchi la sensibilità ed il alto emozionale delle persone, le costringi a riflettere su sé stessi sul perché sono qua, cosa stanno vivendo, il contesto temporale in cui vivono sia personale che sociale e spirituale.

Mi muovo anch’io da una partenza emozionale e istintuale, però credo di non essere il compositore di quelle musiche, di essere una sorta di antenna in grado di captare determinate cose, di trasformarle in musica e metterle a disposizioni dell’umanità.  È un concetto esagerato, non ho certo la popolarità di un Vasco Rossi per far urlare quel megafono a tante persone, ma nel mio piccolo credo che sia così, il talento non sta nella creazione di quello che stai comunicando, ma il talento sta nell’avere una sensibilità tale da percepire certe cose che non sono tue e tradurle in arte, a disposizione dell’umanità. Il diritto di autore non dovrebbe esistere, non siamo autori di niente, noi siamo un altoparlante di un qualcosa che riusciamo a captare ma che non stiamo creando noi.

Il video che ha anticipato questo lavoro è stato Abyss, animazione di Michele Bernardi, Marco Cazzato e Mirco Salvadori. Qual è stata la tua presenza nella realizzazione, avevi un’idea di base o hai lasciato l’attuazione totalmente libera?

Abbiamo creato l’inizio di Alone in una sorta di modus operandi tra me e Mirco Salvadori che scrive il racconto di ogni volume.  Marco Cazzato è l’illustratore e creatore del progetto grafico di ogni singolo volume, ci siamo confrontati sul perché doveva nascere questa collana. Dopo l’interscambio di suggestioni c’è la totale libertà artistica di ognuno. Ad esempio Mirco scrive ciò che sente sulla base di quello che ascolta. Tra me e Marco Cazzato c’è un interscambio simile alla partita di ping pong classica. Ti faccio un esempio banalissimo: nel primo volume io ho composto Tundra con Iosonouncane, che è un pezzo di quasi 20 minuti dopo aver visto la bozza dell’illustrazione del bue muschiato, che poi è diventata la copertina; ho modulato i flussi compositivi del disco verso quella direzione. È apparente la solitudine è un meccanismo che non ti rende solo è il viaggiare.

Nel secondo volume invece abbiamo operato al contrario, partendo del presupposto che io volevo parlare del naufragio del F174 e di tutto ciò che ci siamo detti prima, lui ha pensato a questo pesce meraviglioso e da lì, un’altra energia fa si che Michele Bernardi raccolga tutte queste suggestioni per poi utilizzare le illustrazioni di Marco e creare una narrazione video su ogni singolo volume.

Infatti mi chiedevo se ci fosse un senso di circolarità e progressione anche da un punto di vista grafico; tra l’altro c’’è molto di più in questo progetto, Marco Cazzato ha messo all’asta l’originale della copertina a sostegno della Sea Watch….

Sì c’è una visione del mondo totale, e della vita che ci accomuna, lui è un artista favoloso, quando si tratta di illustrare ha tocco e sensibilità, fa parlare quello che disegna.

C’è un discorso di continuità data dalla serialità, c’è un appuntamento fisso ogni sei mesi e tutti i dischi vengono affrontati con la parola, attraverso il racconto, l’immagine attraverso le illustrazioni di Marco, i video in animazione attraverso l’occhio di Michele.

Quando mi fermerò, magari al nono o decimo volume, li ascolterò tutti insieme, cosa che sto evitando di fare ora.

Non li stai riascoltando?

 No, no, quando un lavoro è chiuso è chiuso, non ci rimetto più l’orecchio. Voglio arrivare un giorno ad ascoltarmi setto otto volumi di seguito, partendo dal fondo, ora siamo in viaggio.

Ho visto che l‘uscita del volume 3 è prevista a dicembre, hai già in mente quello che sarà l’argomento portante?

Ci sono due livelli di suggestioni che devo riuscire a capire come canalizzare. Uno è molto delicato come questo Volume 2.

C’è un altro aspetto della vita che mi fa schifo e che vorrei portare in musica ha a che fare con la violenza sulle donne e sui bambini, ma è molto complesso perché si rischia di essere preso come un qualunquista del cazzo….

Beh io credo che alla fine tu possa permetterti di fare un po’ quello che vuoi, tutto sommato!

Esatto, alla fine mi sto convincendo, mi dico ho sessant’anni, se ho voglia di far questo lo faccio! Essenzialmente c’è questa idea molto forte, ce n’è anche un’altra ma credo che andrà a concludere il quarto volume, sarà un po’ più solare e fiducioso nel genere Umano.

Io non sono una persona triste, riflessiva o catastrofista, sono un toscano, una persona estremamente ironica, anche se spesso mi disegnano cazzuto e riservato.

Parlando in musica, descrivo determinate cose, noi stiamo facendo dei crimini verso l’umanità, mi piacerebbe che le persone potessero capire che noi non stiamo facendo male a delle piante mentre disboschiamo intere foreste, stiamo facendo male a noi stessi, rischiamo l’estinzione.

Anche il discorso dei migranti, è bruttissima la morte delle persone in questo modo, come è brutta quella sotto le bombe, o morire di fame, ma se non arriviamo a capire che questi cambiamenti climatici non fanno male alla natura ma faranno male a noi stessi, è difficile andare avanti. Si sta parlando di centinaia di migliaia di persone che stanno venendo in Europa da zone del mondo più sfortunate delle nostre, e spesso più sfortunate a causa nostra che gli abbiamo portato via quello che ci interessava e gli abbiamo lasciati così.

Quando questi cambiamenti climatici arriveranno ad un livello tale da essere insostenibile non risolveremo il problema riempiendo le case di condizionatori d’aria, nei posti in cui abbiamo contribuito a renderli alla fame, non si potrà più nemmeno coltivare la terra. Quelli che oggi si spaventano per 30, 300, 3000 clandestini che arrivano in Italia, se ne vedranno arrivare centinaia di milioni di persone, perché quando la fame non ha alternative a niente, saranno fiumane di esseri umani che arriveranno verso l’occidente Ci sarà poco da parlare di confini, armi spianate, eserciti, navi.

Ci sarà un flusso migratorio di quelli epocali di cui nessuno si rende conto, se si riuscisse a riflettere su queste cose, ognuno di noi potrebbe contribuire, in modo che accada in maniera diversa, siamo destinati ad estinguerci come razza umana, lo dico serenamente.

Mi ricordo che avevi parlato di questo in uno dei tuoi post, qualche tempo fa.  Sei molto attivo sui social, hai dialoghi apertissimi, non solo per la diffusione della musica ma poni spesso attenzioni alle questioni umanitarie, citi il mistico Rumi… ultimamente, parli con amarezza di incomprensioni. Qualche giorno fa hai postato “non ho più l’età l’energia la pazienza di un tempo va bene. qui parlerò solo di musica e stop avete vinto!” cos’è successo?

Io sono un figlio di internet, in tempi non sospetti smanettavo le BPS quando si andava ancora con script, ci sono dentro ed ho sempre visto di buon occhio la possibilità di poter aprire connessioni. Io credo che si sia tutti connessi, io lo sono con te, i nostri occhi non vedono in questo momento, tu sei da una parte io da un’altra ma in realtà siamo connessi; nel momento in cui stacchiamo il telefono, continuiamo ad esserlo. Per cui, a maggior ragione, internet è una connessione di pensieri di esseri umani, è la sublimazione della comunicazione dello scambio del libero pensiero, del confronto. Ho sempre gestito gli spazi su internet in prima persona, non ho i social media marketing, non ho mai acquistato like o bannato le persone, non me ne frega niente, non sono alla ricerca di consensi. Ci sono e sono lì a cazzeggiare e filosofeggiare su tutti gli aspetti della vita che mi toccano e toccano anche altri, lo faccio con la massima umiltà da ignorantone quanto sono.

A volte diventa faticoso, perché in alcuni momenti non si riesce a capirsi, a volte è fatica fisica, in termini di ore per scrivere due pensieri cha abbiano la presunzione di essere l’elaborazione di un pensiero passabile. Noi siamo al telefono da 40 minuti e forse un paio ne vengono fuori, quindi ho scritto che è faticoso. A volte ti ritrovi a parlare di argomenti di cui abbiamo parlato io e te ora, e non c’è verso, tutti riportano la situazione al contingente, alle regole dei porti che prevedono di non entrare, alle bombe che mandano gli italiani in Sudan, come se non si riuscisse a capire che il problema è molto più complesso Serve scavare in fondo, la fatica è portare i discorsi su piani diversi. Io sono un po’ “prendere o lasciare” anche in questo… però poi ricomincio tre giorni dopo!

Tra l’altro fai una cosa molto bella quando scrivi un post e qualcuno commenta, tu rispondi ed entri nel merito, molti altri artisti scrivono un post lanciando un sasso poi non intervengono più in tutto quello che si sviluppa successivamente, tu sei presente nel dibattito

Non mi ritengo migliore o peggiore di altri, quando coi social ci lavori, tutto si può ridurre al fatto di dare la notizia dei concerti o dell’uscita dei dischi, non leggendo neanche i commenti. I miei colleghi mi danno del pazzo, mi chiedono quanto tempo ci impiego, e che non ne vale la pena, ma secondo me ne vale, se no non ha senso avere uno spazio su questi aggeggi. Io faccio 20 concerti l’anno, faccio dischi che vanno alle nicchie, le nicchie sono bene informate anche senza bisogno di facebook che dice quando esce il disco. Ridursi a questo lo ritengo un utilizzo parziale, credo che mettersi in gioco in termini personali e di confronto sia dovuto.

Quando vedi delle persone che si sforzano di partecipare a, come l‘hai chiamato tu, un dibattito, cosa fai? Sparisci? Ci devi essere, se ti fanno un complimento ringrazi, se ti parlano di altre cose devi dire la tua. Ci sei o non ci sei. Quando sentirò che è troppo faticoso, sparirò.

Sono rimasta molto colpita due anni fa quando sei venuto a Milano a suonare, c’era la data concomitante con i Marlene, si era creata una sovrapposizione di concerti.  Per permettere a tutti di partecipare ad entrambi i concerti, avevi spostato l’orario del tuo concerto all’Ohibò.  Credo che questo ti rappresenti molto come “Maroccolo pensiero”, lasciare spazio cercando le combinazioni positive, armonizzarsi

Credo che nella vita ognuno di noi cresca condizionato da convenzioni che non hanno a che fare con la realtà, crescendo ci diciamo “cazzo se le avessi capite prima quelle cose” ma è difficile, prima di aprire gli occhi anche su cose semplici, ci metti un po’ di tempo.  La stessa cosa vale per la musica, intorno alla musica ed ai musicisti vive tutto un mondo di esasperato marketing che esaspera a livello di regole. Io me ne sono sempre fregato, se ci sono la stessa sera a suonare i Marlene, nessun problema, si sposta l’orario!

Chi sono gli eroi positivi, attualmente?

Per me ci sono delle figure di riferimento, una è il Dalai Lama. Io non sono buddista, ma per me è un punto di riferimento in cui mi ci riconosco, riconosco la sua visione del mondo, riconosco anche in lui la speranza di possibili soluzioni nel mondo. Spesso le cose sono semplici, credo che le soluzioni stiano proprio nella semplicità.

Ci sono poi delle figure importanti come Claudio Rocchi perché continua ad illuminare non poco la mia vita e quella di altre persone. Per certi aspetti anche Franco Battiato.