R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Sembra di stare in un vortice di emozioni controverse, di roteare senza freni mentre un uragano ti porta via. Potremmo ritrovarci poi tutti in uno squallido bar, seduti al bancone, tenendo ferma la bottiglia di whisky lasciata dal proprietario in gentile concessione, mentre continuiamo a riempire il piccolo bicchiere della vita, nella speranza di ritrovarla.

Suona così il coinvolgente lavoro dei Badflower, uscito in gran sordina il 22 febbraio, ma che ha riscosso un enorme successo negli ultimi mesi. La band nasce a Los Angeles grazie all’iniziativa del cantante Josh Katz, il quale riunisce (come nelle più classiche delle storie americane) i compagni di studio della scuola di musica per mettere assieme il gruppo.
Dopo il lungo periodo di gavetta durato ben 11 anni, a far da spalla a gruppi in ogni angolo del globo, per la prima volta i protagonisti diventano loro. L’album OK I’m Sick entra a far parte di quella catena alimentare musicale iniziata coi My Chemical Romance, interrottasi troppo presto e mai riaccesa fino ad oggi. Le similitudini sono chiare a cominciare dai testi, dalla rabbia e nella voglia di estirpare le proprie radici da questo mondo crudele e insensato.

Ed allora l’inizio è da shock, rabbioso e sporco con xANAx senza censure, il viaggio mentale del frontman in un mondo governato da paura e dolore, chiedendo aiuto disperato ad una figura femminile, una musa di nome Ana a cui affidare la propria esistenza. Lentamente questa figura prende i connotati di un medicinale, di un calmante. Le influenze delle band rock americane del momento e di un pizzico di Chester sono facilmente riconoscibili.
La fama ed il successo sono arrivate anche a distanza di tempo, e grazie a pezzi come Ghost, una lettera aperta alla solitudine, a chi si sente come un fantasma in questa società. Parole struggenti che sanno di poesia recitano “I felt a lot of pain but it didn’t stop my heart/and all I really wanted was someone to give a little fuck/but I waited there forever and nobody ever looked up”. Un grido di dolore che non ha fermato il cuore, la voglia e la speranza di poter interessare a qualcuno e la dura realtà di non avere nulla per cui valga la pena aspettare (“nessuno ha mai alzato lo sguardo”). Una delle canzoni più belle dell’anno senza dubbi.

Il secondo brano con cui i ragazzi di Hollywood si sono fatti conoscere è Heroin, una dichiarazione d’amore moderna (“She’s in my bed again/She marks her fingerprints In my skin /I breathe her perfume in/And it burns like heroin”) correlato da un video assolutamente provocante. Il connubio “sex like a drug” è chiaro e giunge senza filtri, un amore viscerale e passionale, non convenzionale ma fuori dagli schemi come i quattro californiani.

Da segnalare nella scaletta dei brani We’re In Love, potente e dolce, da brividi per la capacità di trasformare un pezzo quasi pop stile Thirty Seconds to Mars ultima versione, ad uno emo rock senza batter ciglio. Di seguito il brano Promise Me simile alle dolci ballate dei My Chemical, in ricordo del periodo in cui si era bambini e la vita sembrava così semplice e maledettamente meno complicata.

Ecco tornare il rock con Die, dai suoni che ricordano da vicino i Royal Blood, e Murder Games che richiama decisamente l’ultimo lavoro dei Bring Me The Horizon. La chiusura è da sballo con Cry, un pezzo da oltre 6 minuti fra voce tenue e sbalzi di chitarre elettriche in una combo esplosiva.

Da ascoltare e riavvolgere… e riascoltare per bene. Da riempire il bicchiere ancora ed ancora alla ricerca delle risposte alle mille domande sulla propria esistenza.
Benvenuti nel contorto mondo dei Badflower

Tracklist:
01. x ANA x
02. The Jester
03. Ghost
04. We’re in Love
05. Promise Me
06. Daddy
07. 24
08. Heroin
09. Die
10. Murder Games
11. Girlfriend
12. Wide Eyes
13. Cry