L E T T U R E


Articolo di Aldo Pedron

Matteo Ceschi, l’autore di questo prezioso libro è uno storico, giornalista, saggista e fotografo milanese che in questo lavoro racconta il rapporto tra la canzone di protesta, il mondo della musica e il movimento ambientalista. Una storia di artisti che dal 1947 hanno trasformato in musica la loro sensibilità nei confronti dell’ambiente. Per realizzarlo ha coinvolto amici, conoscenti e colleghi giornalisti che gli hanno posto delle domande sul tema e perciò il risultato è una sorta di dialogo a distanza che ripercorre più di settant’anni di relazioni tra musicisti e attivisti nel mondo dal secondo dopoguerra fino alle più recenti battaglie di Extinction Rebellion.

In altre parole, come scrive nella prefazione Ricky Gianco, viviamo in un mondo meraviglioso che purtroppo non tutti gli esseri umani rispettano e anzi, da quasi un secolo, tentano di distruggere. Il tutto non causato da una studiata volontà criminale, ma dalla assurda necessità di ricchezza e potere senza fine.

Si parte da alcuni disastri sconvolgenti come le bombe atomiche sganciate dagli americani su Hiroshima e Nagasaki (rispettivamente il 6 e il 9 agosto 1945) provocando circa 200 mila morti e cambiando il corso della storia in modo irreversibile. Si parla, si commenta e si ricorda l’olocausto nucleare con le superpotenze che gareggiano per i propri arsenali atomici sempre più spaventosi. La musica viene coinvolta, citata, ricordata come Eve Of Destruction (la vigilia della distruzione) un motivo cantato da Barry McGuire nel 1965 o la Old Man Atom nell’interpretazione di successo di tale Sam Hinton, un musicista folk laureato in zoologia.  Si parla del lavoro di Greenpeace e la loro protesta contro i test nucleari.  Dall’incubo delle bombe alla battaglia per le acque pulite e il diboscamento delle foreste.

Greenpeace, balene, inquinamento globale, reattori nucleari impazziti, il punk e tanto soul funk.  I disastri di Bhopal, Chernobyl verso un ambientalismo globale e ricco di note per salvare il pianeta.

Matteo Ceschi è bravo nello spiegare, raccontare con dovizia di notizie e particolari la genesi di canzoni come Morning Dew, l’inno pacifista-ecologista della canadese Bonnie Dobson (1962) interpretata nel corso degli anni da Tim Rose (1966), Grateful Dead (1967) in versione psichedelica, Jeff Beck e Rod Stewart nel 1968 anche se la canzone fu scritta nel corso del 1961 a Los Angeles mesi prima della crisi dei missili di Cuba e che assumerà poi diversi significati. 

Si parla di disobbedienza civile per denunciare le politiche guerrafondaie dei governi, come nel caso di Ed Sanders nel 1961, il membro fondatore dei Fugs, un collettivo politico-poetico-musicale con base a New York e legato tra gli altri al poeta beat Allen Ginsberg

Il fermento musicale, civile e politico lo si ravvede in molte canzoni da What About Me (dicembre 1970) dei californiani di San Francisco Quicksilver Messenger Service con il cantante Dino Valenti in cui si descrivevano i meccanismi di difesa delle grandi aziende sostenute dalla politica a Ecology Song di Stephen Stills e Mercy Mercy Mercy (The Ecology) di Marvin Gaye entrambe del 1971.

I musicisti coinvolti e qui radiografati nel loro intento e nelle loro convinzioni sono molteplici: da Pete Seeger a John Denver e John Prine e gli inglesi Moody Blues e lo stesso John Mayall per fare qualche esempio.

Viene proposta anche la scena metal, altra sottocultura musicale marginale emersa quasi in contemporanea con il punk e i Black Sabbath di Ozzy Osbourne con Iron Man (1970) e War Pigs (1970) in cui c’è tutta la rivolta all’inquinamento e alle questioni ecologiste e negli anni ’80 con il nuovo cantante Ronnie James Dio con il testo di Children Of The Sea (1980).

I Pearl Jam, la band di Seattle si contraddistingue con Do The Evolution (1998) con temi affini all’ambientalismo così come l’italiano Ludovico Einaudi, compositore e pianista contemporaneo che ha dato vita a quella che, con ogni probabilità, è stata la performance più suggestiva dell’intera storia delle collaborazione tra musica e ambientalismo e la sua Elegy For The Artic, brano composto per l’occasione presentato in anteprima mondiale sui canali web di Greenpeace e salito a bordo durante una tappa tecnica di Greenpeace in Norvegia. 

Parlando di varie generazioni di musicisti, non si può non citare il canadese Neil Young (attento a denunciare l’operato di politici come Nixon e Bush) che aveva già tentato un approccio alle tematiche ambientalistiche con i brani After The Goldrush (1970), Mother Nature (1990), il documentario Greendale (2003) opere che, uscite in piena guerra dell’Afghanistan, erano decisamente critiche soprattutto nei confronti della corruzione dilagante nella società nordamericana. Così come lo sono i suoi successivi album The Monsanto Years del 2015 e Earth inciso dal vivo nel 2016, entrambi registrati con la band country-rock californiana Promise Of The Real capitanata da Lukas Nelson, figlio del grande texano Willie Nelson.

Musica e ambiente e 191 pagine per raccontare tutti coloro che con le loro note cercano ed hanno cercato di salvare il pianeta. Un libro meditativo, intrigante, ben riuscito e da leggere attentamente.