R E C E N S I O N E


Recensione di Massimo Menti

Húsavík è un villaggio di pescatori situato sulla costa dell’Islanda nord-orientale, caratterizzato da un piccolo porticciolo, famosa per essere punto di partenza per le escursioni di whale-watching. Cittadina di poco più di 2000 abitanti è la patria del giovane songwriter Axel Flóvent, cresciuto tra l’Islanda, Amsterdam e Brighton nel Regno Unito.
Axel pubblica il suo primo EP Forest fires nel 2015 raccogliendo idee e suggestioni, influenzato dai suoi innumerevoli ascolti, che spaziano da Bon Iver ai Bombay Bicycle Club. Escono negli anni successivi altri EP, raggiungendo nel frattempo un traguardo ragguardevole, ben 40 milioni di ascolti in streaming, finché lo scorso 15 gennaio non approda con il suo vero e proprio debut album intitolato You stay by the sea, pubblicato per l’etichetta indipendente Nettwerk Records.

Il titolo racchiude l’intero micro-universo di questo esordio, canzoni dal sentore folk-pop, decisamente icelandic-style, nate nella cameretta della propria casa a Húsavík, cresciute pian piano nel corso del tempo, dove il piglio adolescenziale iniziale della scrittura si fa via via più adulto e concreto. Tracce dal lirismo decisamente introspettivo ed emotivo, declamate con voce gentile e da un falsetto appena accennato, sensazioni bucoliche illuminate da sporadici raggi di sole subartici, che conferiscono lieve tepore consolatorio ad un animo malinconico. La chitarra acustica, è lo strumento con cui si accompagna da sempre, qui affiancata da piccole note di pianoforte, archi appena accennati, batteria folk e folate di ottoni che conferiscono coesione organica al tutto. L’immagine di copertina è perfettamente esemplificativa del percorso racchiuso nelle 12 tracce. Axel passeggia sulla costa del fiordo che si affaccia sull’oceano atlantico, il cui basso orizzonte si intravede appena, immerso in un’atmosfera onirica dalle tinte pastello. La ricerca di un qualcosa, probabilmente forse troppo lontano ed irraggiungibile, nel tentativo di trovare un appiglio al quale aggrapparsi, anche se in fondo in fondo sai che dovresti solo lasciarti andare: “maybe you’ll find it”, quel “forse lo troverai” che il musicista islandese continua a ripetere nel finale di Tourist. Un fondo di speranza che si intravede, nonostante la paura dell’ignoto, quel “fantasma dentro di te” che ti avvolge e ti aliena dalla realtà (Haunted). Vuoi solamente  addormentarti per non pensare, per scacciare l’ansia e le preoccupazioni che ti pervadono, cullandoti lentamente in un assopimento consolatorio, l’anestesia delle emozioni della meravigliosa Fall Asleep. Nubi iridescenti fanno capolino nel freddo cielo nordico, piccolo caleidoscopio musicale che vira dai toni lievemente indie-rock di December traffic a quelli timidamente swing-jazz di Blood. Brevi appunti di vicende personali (il rapporto conflittuale col padre intimamente rappresentato nella sua quotidianità nel bellissimo video di How Can I), amori, amicizie, vibrazioni interiori, un’onda emozionale il cui moto è comune a tutti, e il cui unico segreto è come saperla affrontare nel suo saliscendi perpetuo ed inarrestabile.

Tracklist:
01. Tonight
02. Driving Hours
03. Tourist
04. December Traffic
05. Haunted
06. Fall Asleep
07. Still Awake
08. Blood
09. Indefinite
10. How Can I
11. Fireworks
12. You Stay by the Sea