R E C E N S I O N E


Articolo di Ylenia Pepe

Cosa prova un musicista nel bel mezzo di una pandemia mondiale? Quale musica compone?
L’album Mirror è il risultato di queste domande: il pianista partenopeo Davide Damiano, riflette, come se fosse davanti ad uno specchio, tutto il suo stato d’animo durante la primavera del primo lockdown, e a fine gennaio 2021 pubblica questa opera.
Si tratta di nove brani struggenti, scritti tutti da solo, ad eccezione di Entr’acte I e Entr’acte II composti insieme a Marco Balestriero.

La prima traccia, Canvas, rappresenta la ricerca dei suoni, ossia i colori che devono andare a dipingere tutta questa “tela bianca” di sentimenti che nel secondo pezzo si trasformano in tormento e affanno: Plague traduce tutto il suo senso di smarrimento che non si placa nonostante l’accompagnamento musicale dell’immenso violoncello del compositore Lino Cannavacciuolo, presente in questo brano, per consolare le sue note.
Nella terza traccia, Mirror, si denota Il flusso di queste emozioni frastornate attraverso i suoni delicati del pianoforte e del violino che sembrano quasi scandire le lancette di un orologio il quale non sembra segnare alcun tempo: ma il tema incessante del tempo, viene esemplificato soprattutto in Entr’acte I e Entr’acte II, i componimenti più elettronici e sperimentali di tutti.
Nel quinto brano, invece, le melodie sembrano più pacate: Daphnie è l’animaletto degli stagni e dei laghi più comunemente chiamato “pulce d’acqua”; si tratta di un brano “acquatico” quindi, ed è quello più tradizionale e “da camera” di tutti.
Nella sesta e psichedelica composizione intitolata Fibonacci, Davide Damiano diventa finalmente il “direttore d’orchestra” del suo tempo: nelle sue note, ispirate appunto alla celebre sequenza di Fibonacci, grazie al gioco minuzioso di diversi strumenti musicali, riesce ad emulare chiaramente il ticchettio delle lancette.
Proseguendo per la penultima traccia, Cold Spring, si evince già dal titolo il suono malinconico e freddo di questo brano: i battiti del piano sembrano vagare, smarriti, in un luogo deserto; il suono sottile del violino, invece, sembra simulare il soffio tormentoso di un vento gelido che batte in questo sentiero desolato.
Infine, questo viaggio notturno e introspettivo, si conclude dolcemente con The Fall; un inno all’autunno e alle foglie che cadono, le quali simboleggiano tutta la fragilità umana e la sua impotenza di fronte alla natura e non solo: dietro a queste note fragili si nascondono degli spiragli di luce e di speranza.
La speranza di una rinascita e di una nuova primavera che non deve mai svanire, nonostante le giornate tormentose e di incertezza che stiamo vivendo in questo periodo di pandemia; perchè come diceva lo scrittore americano Hal Borland: “Nessun inverno dura per sempre; nessuna primavera salta il suo turno”.

Tracklist:
01. Canvas
02. Plague
03. Mirror
04. Entr’acte I
05. Daphnia
06. Fibonacci
07. Entr’acte II
08. Cold spring
09. The fall