D A N Z A


Articolo di Mariolina Giaretta

La visione trascinante e irresistibile di corpi coinvolti in un universo di intrecci in continua evoluzione sollecita, nell’animo di chi guarda, percorsi luminosi in relazione dialettica con ciò che il balletto, classico e contemporaneo, cesella nel raccontare l’amore e le sue infinite valenze.
Manifestandosi, compenetrato dall’essenza profonda del racconto e rivelando cosi le diverse sfumature dei chiaroscuri del pathos, il balletto trasmuta incessantemente la propria forma sviluppandosi in un linguaggio della gestualità che non traduce pedissequamente le parole, ma rivela il viaggio non verbale dell’opera cui si ispira.

[versione audio dell’articolo, letto da Mariolina Giaretta]


L’energia del femminile e del maschile, opposti princìpi che uniti svelano la luce e l’oscurità dell’interezza di coppia, genera il riverbero del sentimento.
Osservare la danza significa seguirla con il proprio personale respiro, ricercando l’espressività del movimento sublimata dalla musica.

Il balletto, già ai suoi primi albori alla fine del XVII secolo, rivela le vicende amorose, soavi ma anche tragiche, di divinità, di creature silvane e di personaggi della tragedia greca, evolvendosi poi, dopo la ratio del classicismo, nell’elaborazione della dottrina romantica dello sturm und drang, ispirandosi così nel sublimare l’amore all’impeto e alla passione.

La prima creazione a danzare questo sentimento nella sensibilità del Romanticismo è La Sylphide, coreografata da Filippo Taglioni e portata sul palcoscenico dell’Opéra de Paris il 12 marzo 1832 con interprete la figlia Maria nel ruolo della protagonista. 
Le foreste brumose di Scozia offrono il contesto perfetto per il conflitto tra il mondo del reale e l’universo del fatato e dell’inaccessibile.
La protagonista, vestita di un lungo e vaporoso tutù bianco, le piccole ali trasparenti sulla schiena e le scarpette da punta che accentuano le caratteristiche eteree del personaggio, interpreta una Silfide dei boschi innamorata di James, uomo in carne e ossa, e da lui subito ricambiata. 


La loro storia non si conclude con la felicità di coppia, ma è drammaticamente interrotta per volontà di James che vuole tenere l’amorevole e impalpabile creatura vicina a sé, desiderandola carnale e terrena. Strappandole le ali le impedisce di volare e così, perdendo la sua leggerezza, la Sylphide muore.
Quante storie d’amore, purtroppo, diventano tragiche quando si vuole proibire a un’anima pura di librarsi verso la libertà e la bellezza del proprio manifestarsi!

Molto apprezzata dalla critica e dal pubblico, La Sylphide sollecitò una generazione di poeti e di scrittori, tra questi il grande Théophile Gautier, futuro librettista di Giselle.

Creato nel giugno del 1841, sempre all’Opéra de Paris, Giselle è considerato oggi come uno dei più bei gioielli del repertorio e le sue qualità, narrative e artistiche, l’hanno definitivamente consacrato quale balletto romantico per eccellenza grazie al suo virtuosismo ma anche al suo mistero, pervaso di malinconia. 
Carlotta Grisi, ispiratrice del ruolo, accompagnata dalla musica di Adolphe Adam, suggella nel mito la sua leggerezza soprannaturale. 
Il ruolo di Giselle richiede all’interprete una tecnica squisita fatta di levità e supportata da un’intensa sensibilità emotiva tale da far dimenticare alla danzatrice la realtà che la circonda. Ogni protagonista di questo balletto è testimone di ciò.  
Gauthier nel suo racconto si ispira alle Wilis, fanciulle morte per amore prima delle nozze, che appaiono la notte nelle foreste abbigliate del loro bianco abito di spose con dei fiori di mirto tra i capelli.


Muovendosi al chiaro di luna, radiose nella loro giovinezza e irresistibili nel sedurre con dolci promesse gli uomini che si avventurano tra loro nei boschi, queste baccanti, nella loro perfidia, li costringono a danzare esausti fino alla morte per vendicarsi dei torti subiti. 
Solo Giselle, giovane contadina morta di passione per l’amore tradito di un seducente aristocratico, esce dalla sua tomba per proteggere dalla furia delle Wilis l’uomo che l’ha fatta morire.
Sostenendolo con amore e devozione fino alle prime luci dell’alba, momento in cui le Wilis lentamente ridiscendono nelle loro tombe, Giselle, prima di svanire anch’essa, lo sottrae da morte sicura.

Donna salvifica, come il pensiero romantico concepiva la femminilità, Giselle incarna la devozione suprema all’uomo amato, divenendone così emblema.

Nel repertorio del balletto classico quasi tutte le opere si ispirano a un amore spesso tragico.
Tra i titoli Romeo e Giulietta tratto dalla tragedia di William Shakespeare e coreografato da diversi eccellenti nomi tra cui John Cranko, Kenneth Mac Millan, Rudolph Noureev, Maurice Béjart e La Dame aux Camélias, estrapolato dall’omonimo romanzo di Alexandre Dumas figlio, meravigliosamente congegnato da John Neumeier sulla musica di Frédéric Chopin.


E poi ancora Il Lago dei CigniLa Bayadère, Eugène Onéguine, Manon, per citarne solo alcuni; tutti raccontano di amori sofferti, purificati e ricongiunti nella dimensione della morte.

Esistono tuttavia anche titoli che si ispirano all’amore giocoso.
Tra questi l’effervescente Don Chisciotte, tratto da un capitolo dell’omonimo romanzo di Cervantes, nel quale si racconta la storia della bella Kitri innamorata del barbiere Basilio, osteggiata però dal padre, l’oste Lorenzo, che la vuole dare in moglie al ridicolo ma ricco Gamache. Kitri sarà aiutata, tra mille imprevedibili avventure, dal nobile e sognante Don Chisciotte che, immaginandola inizialmente come la sua amata Dulcinea e imponendosi poi su Lorenzo, la farà convolare a nozze con il suo adorato Basilio.


Don Chisciotte nelle differenti rielaborazioni, da Petipa a Noureev e spesso sulle scene dei maggiori teatri del mondo, affascina con le sue spumeggianti danze di stile spagnolo intersecate a brani di luminosa tecnica classico-accademica. 

Altro balletto divertente incentrato sull’amore, inizialmente non corrisposto e giocato tra balordaggini e tenzoni reciproche, è la Bisbetica Domata che si conclude con una tregua e infine con il matrimonio felice dei due protagonisti, Petruccio e Caterina; lo crea in maniera sublime John Cranko, ispiratosi al capolavoro di Shakespeare.

Parlare d’amore e delle nuancés che ne caratterizzano l’ardore e il tormento, con continue variazioni di luce e di penombra, è prerogativa di tutte le arti, ma il balletto che trasmuta in visione incandescente il respiro emozionale è forse l’arte che più riesce a trasmettere, attraverso il pathos della triade corpo, intelletto e anima, la dialettica dell’amore.

Photos © Svetlana Loboff/Opéra de Paris:
01. Bayadère 2020 – Dorothée Gilbert et Germain Louvet
02. La Sylphide 2017 – Myriam Ould-Braham et Mathias Heymann
03. Giselle 2016 – Myriam Ould-Braham et Mathieu Ganio
04. Dame aux Camélias 2018 – Eleonora Abbagnato et Stéphane Bullion

05. Bayadère 2020 – Amandine Albisson et Hugo Marchand
06. Eugène Onéguine 2018 – Ludmila Pagliero et Mathieu Ganio
07. Lac des Cygnes 2016 – Myriam Ould-Braham et Mathias Heymann
08. Histoire de Manon 2023 – Myriam Ould-Braham et Mathieu Ganio
09. Roméo et Juliette 2018 – Sae Eun Park et Paul Marque

10. La Sylphide 2017 – Germain Louvet et Léonore Baulac
11. Bayadère 2020 – Dorothée Gilbert et Germain Louvet

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