L E T T U R E
Articolo di Gianni Brunoro
Ci sono libri notissimi a tutti, anche perché nella loro storia sono stati pubblicati sia in edizioni specificamente riservate ai ragazzi, sia soprattutto sono stati diffusi sotto forma di trasposizioni in altri media. Uno di questi libri “fortunati” è sicuramente Il libro della giungla, pubblicato nel 1894 da Rudyard Kipling. È un’opera costituita in realtà da sette capitoli, ciascuno dei quali è un racconto a sé stante. Ma il loro insieme rappresenta un’unità, perché ne è protagonista il ragazzetto Mowgli, abbandonato lattante nella giungla e allevato dai lupi. E quando egli ha ormai 10-12 anni, ciascun racconto lo vede vivere una avventura, fiancheggiato da vari animali suoi co-protagonisti, amici o nemici. È il percorso narrativo in cui egli deve tornare a vivere nel proprio mondo, quello degli uomini.

Grazie a questa trama e soprattutto alla suggestiva bellezza dei racconti, Il libro della giungla ha trovato sempre una notevole fortuna editoriale, ravvivata volta a volta da altrettanto coinvolgenti trasposizioni cinematografiche con lo stesso titolo del “romanzo”. Anche la Disney, già nel 1967, ne ricavò un lungometraggio che, pur discostandosi un po’ dalla trama originaria, riscosse un adeguato successo di pubblico e critica, alimentando per l’ennesima volta la fama del libro, dandogli ancora una volta nuova giovinezza.
Una cosa meno nota è invece che nel 1895 Kipling diede un seguito all’opera, sempre strutturata in racconti, intitolata Il secondo libro della giungla, e rimasto sempre un titolo bensì diffuso ma un pochino trascurato. A riscattarne la disattenzione editoriale è arrivato di recente in libreria il graphic novel realizzato da Maurizio Castellaro (testo) e Alessandro Zunino (disegni) intitolato L’Ankus del Re (ed. NPE, 19,90 €), corrispondente alla trasposizione a fumetti di uno dei racconti tratto da questo seguito delle avventure di Mowgli. Si tratta di un fumetto di eccellente fattura, tale da riscattare la minore notorietà del secondo “romanzo”.


In sintesi, ecco la trama del racconto L’Ankus del Re. Mowgli scopre in un luogo sotterraneo, detto le tane fredde, un oggetto bellissimo e strano, per lui sconosciuto: “con la punta a spina” e con “un occhio rosso” (ovviamente, è una specie di corta lancia con uno splendente rubino dalla parte dell’impugnatura). Affascinato dalla sua bellezza, Mowgli vuole vederlo alla luce del sole, se ne impossessa e se lo porta via, nonostante il monito del guardiano di quel prezioso tesoro, un cobra bianco. Il quale lo avverte che quell’oggetto può procurare solo la morte di chi lo ruba. Ma quando Bagheera, la pantera nera amica di Mowgli, gli spiegherà poi trattarsi di un Ankus, ossia un’arma bellissima ma micidiale, lui la abbandona. Poi però, suggestionato da un incubo durante il sonno, vuole recuperarla. Si accorgerà che chi l’aveva ritrovata e raccolta per cupidigia, e altri uomini per la brama di possederla, si sono via via uccisi reciprocamente. Allora Mowgli decide di riportare l’arma dove l’aveva presa, presso il cobra bianco. Il quale riconosce che la Morte ha invece risparmiato lui perché «ti ha letto nel cuore, Mowgli della giungla». Così si conclude anche questa storia: con una “morale”, come del resto si concludono in questo modo tutti i racconti, sia del primo sia del secondo Libro della giungla. Nel presente caso, si tratta di «una storia che indaga l’avidità, la violenza e la fragile moralità dell’uomo di fronte al richiamo del possesso».


Questa trasposizione ha però dei particolari pregi stilistici. Infatti, da una parte, il comunicato editoriale afferma: «questa versione in immagini rinnova il mito di Mowgli, offrendo un’esperienza di lettura sospesa tra avventura e riflessione. Le tavole, dense di atmosfera e dettagli, traducono in segno e colore i grandi temi cari allo scrittore britannico: l’etica, la sete di potere, il rapporto con la natura». Dall’altra però lo fa con uno stile grafico di trascinante forza visuale. Nelle pagine si susseguono montaggi di inaspettata varietà: dalla sequenza di vignette di struttura classica ma di dimensioni reciproche mai uguali, ad altre pagine con le vignette sbordate, ad alcuni esempi di pagine da una sola e grande vignetta, magari molto suggestiva. Inoltre, le vignette stesse sono caratterizzate da una stupefacente varietà di inquadrature, sia per quanto riguarda la dimensione (dettagli; primi piani, o primissimi, di uomini o di animali; inquadrature a mezzo busto o a figura intera; campi lunghi o lunghissimi); sia per l’angolo della ripresa (frontale; ma anche dall’alto o dal basso). Tuttavia, per suggerire una disposizione ordinata, il montaggio si serve di balloon (e rare didascalie) di forma esattamente rettangolare. Inoltre, c’è a volte addirittura una distribuzione “caravaggesca” dei giochi di luce. È come dire che, in tempi in cui la ricerca fumettistica di disposizioni anche molto bizzarre di immagini sulla pagina, questo volume ha caratteristiche di varietà e di soluzioni stilistiche aderenti a uno stile narrativo classico. Si presterebbero egregiamente a esemplificazioni da studiare nelle scuole di fumetto. Francamente, è una delle migliori produzioni del 2025 ed è un merito della NPE.
A parte comunque queste considerazioni, che sono magari un po’ troppo di specifico ordine tecnico, resta il fatto che L’Ankus del Re è un esempio molto nobile di una trasposizione a fumetti di un’opera letteraria; magari rendendola divulgativa e invitando indirettamente all’approccio del romanzo originario.



I © dei disegni appartengono agli autori






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