L I V E – R E P O R T
Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore © Marco Cassé
Che il rock mantenga giovani lo dimostra l’inossidabile Edoardo Bennato (classe 1946! Fate voi i conti di quanti anni abbia) che ha tenuto un concerto entusiasmante venerdì 18 settembre al Mind Live Theatre a Rho Fiera. Il pazzaglione cantautore partenopeo indossa gli immancabili blue jeans, occhiali da sole e una T shirt col la scritta Campi Flegrei 55 (durante il concerto se ne capirà il significato), la zazzera folta e ancora nerissima (?!). E poi la voce, la sua voce che a inizio carriera venne giudicata così sgraziata dai dirigenti RAI (sempre illuminati questi signori! Passano i decenni e si riconfermano in ogni occasione per quello che sono: delle gran menti…ne) che non volevano trasmetterlo in televisione, rischiando di sabotargli per sempre la carriera. Invece il suo timbro così caratteristico e “punk” non ha perso né in espressività né in estensione.

Il concerto è stato suddiviso musicalmente in tre parti. La prima è stata affidata al Quartetto Flegrei, un quartetto d’archi composto da Simona Sorrentino primo violino, Fabiana Sirigu secondo violino, Luigi Tufano viola, Marco Pescosolido violoncello. Il gruppo collabora da anni con il cantautore dal vivo e in sala di registrazione, ad esempio nell’album La fantastica storia del Pifferaio Magico. Dopo l’introduzione strumentale de L’autunno di Antonio Vivaldi la performance ha preso il via con la celeberrima Dotti, medici e sapienti a cui sono seguiti In fila per tre, Fantasia, A cosa serve la guerra e L’isola che non c’è…
Il secondo set del concerto è stato eseguito da Edoardo Bennato con la sola chitarra e il tamburo a piede. In questo caso abbiamo potuto apprezzare la grande padronanza della voce e la teatralità della sua interpretazione: i cambi di intenzione, intonazione e registro. Il musicista è un commediante fatto e finito che canta brani scritti perfino decenni fa e ne ribadisce la drammatica attualità! Durante questo set ha proposto Abbi dubbi, Sono solo canzonette e Il gatto e la volpe…

Il 2026 è anche l’anno in cui l’album La Torre di Babele compie 50 anni e con il brano omonimo inizia la terza parte del concerto, in cui sale sul palco la Be-Band composta da Gennaro Porcelli e Giuseppe Scarpato chitarre e cori, Raffaele Lopez tastiere, Lorenzo Patrix Duenas basso, Roberto Perrone batteria e percussioni. Il rock e il blues irrompono sulla scena e salgono i giri e la temperatura in questa serata di metà settembre. A La torre di Babele seguono Mangiafuoco, È stata tua la colpa e Quando sarai grande. Le due chitarre macinano riff e solo annodando accordi e intrecciandosi con la voce di Edoardo. Questi musicisti si conoscono da troppi anni e si divertono tanto insieme. Lo si vede e si sente.
E poi arriva A Napoli 55 è ‘a musica “per raccontare in tre minuti la mia storia con un blues”. E non durerà tre minuti! A Bagnoli un quartiere periferico di Napoli nacque il cantautore, per la precisione al numero 55 e nella smorfia a A Napoli 55 è ‘a musica. Quindi un destino segnato fin dalla nascita: “la città più bella del mondo” e la musica inscritta nell’atto di nascita? Sì e… no. Gli anni della gavetta, quando salì a Milano, furono lunghi e duri. Nove anni a percorrere in lungo e in largo i corridoi e le sale d’attesa delle case discografiche, la gavetta nei locali, la fame non solo di fama ma anche di cibo fino a quando Ciao 2001 (il magazine di culto che tra gli anni Sessanta e Settanta raccontò i grandi protagonisti popolari e underground della musica rock e pop italiana e internazionale), lo notò e contribuì a lanciarlo presso il giovanissimo pubblico, bypassando le forche caudine della RAI. In A Napoli 55 è ‘a musica le chitarre di Gennaro Porcelli e Giuseppe Scarpato si passano la palla in una lunga e appassionante jam session, in cui vengono citati anche Santana, Pink Floyd e Led Zeppelin! Durante il terzo set in un paio di brani si aggiunge anche il Quartetto Flegrei, per dare vita a una grande festa e divertimento.

Il concerto si conclude dopo due ore con il brano apparentemente lieve in chiave reggae-rock Nisida, ma se ascoltiamo con attenzione le parole… “È che per anni quand’ero piccolo venivo con mio padre a Nisida in barca a caccia di polipi, ma poi tra i fumi e lo scarico di quello stabilimento siderurgico, che è tra l’altro in passivo cronico, è andato tutto a rotoli, e se ci penso mi viene una rabbia!”. Bennato è da sempre un cantautore scomodo, lucidamente controcorrente, mai allineato se non con se stesso, che ha fatto dell’aver mille dubbi la propria ragion d’essere, tenendosi ben stretto il proprio Peter Pan. E altrettanto invita a fare il pubblico.
Dolenti note. In un luogo senza identità come Rho Fiera ci sta che il nome del “teatro” in cui si svolge il concerto sia stato scelto in inglese: Mind Live Theatre… L’inglese è lingua senza identità, scarnificata e tecnoprezzolata. L’alure internazionale vorrebbe salvarla dalla desolazione dei palazzoni che si innalzano tutto intorno a noi. Ahinoi…
Dolenti note bis. Raggiungere il Mind Live Theatre passando tra i padiglioni di Rho Fiera è davvero un’impresa. Per fortuna che le navette messe a disposizione dall’organizzazione passano abbastanza di frequente.












Immagini sonore © Marco Cassé






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