I N T E R V I S T A


Qualche settimana fa è uscito Banda Larga, l’album strumentale degli artisti pugliesi Andrea Marchesino e Michele de Costanzo. Il lavoro, prodotto da Controra Records, è formato da 6 composizioni in bilico tra jazz, avant-garde, groove e sperimentazione. 16 minuti di grande e ispiratissima musica che attendono senz’altro un seguito. Da un lato le chitarre sempre ricercate di Andrea Marchesino, dall’altro le percussioni imprevedibili e destrutturate di Michele de Costanzo, entrambi nati a Foggia ma con un curriculum pieno zeppo di esperienze e collaborazioni a livello nazionale e internazionale. Oggi vi presentiamo in anteprima il video di Quals, brano elegante e profondo, con echi blues. Ne abbiamo approfittato per rivolgere loro qualche domanda.

Un incontro che fa scintille il vostro, com’è avvenuto? Raccontateci brevemente di voi…
MdC: Ci siamo conosciuti durante una jam subito dopo il primo lockdown. Una bella serata. Poi ci siamo incrociati ripetutamente negli anni. Ho assistito a diversi suoi spettacoli e in qualche modo sapevo che presto o tardi avremmo fatto qualcosa insieme.

Avevate subodorato una simile possibilità prima di imbracciare i vostri strumenti? Oppure si è concretizzato il tutto mano a mano che passavano i minuti suonando insieme?
AM: Si ci ho pensato diverse volte ma non ho mai trovato l’occasione giusta, abitando a 1300 kilometri di distanza non è facile immaginare di lavorare insieme. Ho deciso definitivamente quando mi sono imbattuto nei suoi video “tg” su Instagram. Non vi dico niente, andateli a vedere.

Molti gli umori che si possono ascoltare in queste sei tracce. Non sembra esserci un filo conduttore. Come scrivete nel press kit, l’improvvisazione vi ha guidato in ore e ore di musica. Ci attendiamo altri sviluppi, avete previsto l’uscita di altro materiale? 
MdC: Disponiamo di una dose enorme di libertà e soprattutto non abbiamo vincoli formali. Di conseguenza bandalarga è tecnicamente e creativamente una reazione a catena inarrestabile.

Quale è l’elemento più importante che avete suonando insieme. Di solito si risponde: l’ascolto, l’interplay…
AM: Secondo me l’elemento più importante è che siamo (quasi) completamente diversi. Questo ci rende inspiegabilmente affini e intrigati dal playing dell’altro che ci spinge sempre oltre

Che cosa vi ha sorpreso di più questo incontro musicale? A livello umano e psicologico? Quanto il partner vi ha spinto oltre quello che sapete fare con il vostro strumento?
MdC: Mi ha molto sorpreso il risultato finale. Da un punto di vista psicologico è stato molto interessante fare due passi indietro rispetto alla guida del progetto. Sentivo di dover affidare le redini ad Andrea. È giovane e intraprendente e sono convinto di aver fatto bene a lasciargli campo libero defilandomi quasi del tutto. Un approccio che verte verso una crescita professionale non strettamente legata allo strumento ma a come si vive la musica e lo stesso credo sia valso per Andrea nel momento in cui ha percepito una tale incondizionata fiducia.

Oggi la musica è fatta di ascolti rapidi, repentini e variegati, che sembrano sfuggire a una mappatura precisa. Si ascolta per perdersi. Quali ascolti comuni vi hanno invece fatto ritrovare?
AM: Io sono cresciuto con un album che ha registrato Michele e questo potrebbe già bastare. In realtà non ci siamo mai seduti a tavolino a parlare di album o di ascolti. Ci siamo seduti direttamente per suonare.

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