R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
-Tu scrivi…
Così mi risponde il direttore della rivista quando gli propongo questo ripescaggio discografico: Pascal Comelade & Cobla Sant Jordi.
-Ascoltandolo ci trovi dentro un mondo lontano eppure vicinissimo.
-Tu scrivi!
-E poi con i moderni mezzi virtuali il problema di recuperare un album pubblicato anche nel 2011 non c’è più.
-Tu scrivi.
E allora… scrivo, ma per parlarne devo tirare in ballo il fil rouge.
-Va bene, scrivi anche di quello se c’entra.

Ogni album, libro, quadro, spettacolo teatrale… opera d’arte in generale è ANCHE frutto di quello che lo ha preceduto. Se l’artista in questione ha studiato e non è un improvvisato. Quando si assapora un lavoro artistico accade che vi siano delle risonanze di “cose altre”. Qualche esempio? Da Jim Morrison ad Arthur Rimbaud al cabaret berlinese; da Lou Reed a Edgar Allan Poe a Gustave Doré; da Pascal Comelade alla Patafisica di Alfred Jarry a Vinicio Capossela.
Devo la conoscenza di questo onnivoro musicista catalano alla lettura del libro imprescindibile Capossela Il ballo di San Vito di Massimo Padalino, che se fosse il solito libro sul musicista celebre va beh, ma qui l’autore è entrato nella pelle, nelle parole e nelle opere dell’universo stralunato del cantautore di Calitri in modo unico, una sorta di alter ego letterario. Leggere per credere!
Vengo così a conoscenza di questo “musicista patafisico” (in quanto satrapo patafisico inizio ad autofustigarmi: “Ma come, tu che ti vanti di essere… come è stato possibile che non conoscessi… che musicofilo improvvisato sei…”) che avrebbe influenzato il Vinicio nazionale. E infatti quando ascolto alcuni album di Pascal Comelade tutto è chiaro.
Ecco il fil rouge, direttore!
E a chi chiedesse: “Questa Patafisica sarebbe?” Semplice: la scienza delle soluzioni immaginarie che cancella confini tra ragione, immaginazione e sentimento con dissacrante spirito goliardico.
E allora sia l’album Pascal Comelade & Cobla Sant Jordi a condurci in un universo parallelo popolato da buffe creature, che hanno in questo caso una gran passione per la musica anche d’antan.
Le figure poetiche, delicate, fanciullesche che costellano il fronte e il retro del packaging sono degli illustratori Francesc Capdevila Gisbert aka Max e Aina Capdevila: due scimmiette suonano un contrabbasso, un gatto nasuto strimpella un toy piano, un musicista con quattro braccia ha un nido con un uovo in testa e suona un clarinetto con l’orecchio sinistro… Già queste tavole sono sufficienti a farmi dire: “Questo album sarà una bellissima favola!”.
Poi quando leggo alcuni titoli dei brani dell’album ne ho ulteriore conferma: Patafisiskal Polska (Alfred Jarry, mon amour, invenit! n.d.r), The Skatalan Logicofobism, El Bolero Del Raval (la Patafisica cita spesso male e a sproposito, ciò risulta molto divertente, n.d.r.), La Societat Del Piano-Obstacle…
Quale musica si suona in questo album?
Grazie per la domanda!
Riassaporiamo le melodie e la dolcezza, perfino un po’ ingenua, della musica degli anni in cui… hai presente quando suonavano e il cavaliere faceva l’inchino per invitare la dama a ballare… ti ricordi quando le balere erano fumose e…
Si va dai brani dal marcato sapore balcanico (The Skatalan Logicofobism) a quelle un po’ più malinconiche (Sense El Ressò Del Dring) ai motivetti popolari suonati dalle bande paesane (Sardana Dels Desemparats), dai modi del valzer (El Rei de la Magia) a quelli del tango (L’Argot Del Soroll e Petita Escena Nocturna), al bolero (ovviamente El Bolero Del Raval) tutti arrangiati da Bernat Castillejo. Insomma ce n’è per tutti i gusti.
Per imbastire un simile progetto Pascal Comelade ha avuto bisogno di musicisti di gran calibro pronti al gioco e al divertimento, anche suonando strumenti poco consueti.
E allora chi meglio dell’orchestra Cobla Sant Jordi, con la direzione di Tomàs Grau, Pep Pascual a clarinetto, tromba, percussioni, campane, tromba di plastica, melodica, globus; Miguel Àngel López e Pep Moliner alla cornetta; Joan Dugruet al contrabbasso; Oriol Luna a marimba e batteria; Ivan Telefunkez (questo cognome non è già tutto un programma) alla chitarra; Xavier Torrent a tamburello e flabiol (un tipo di flauto tradizionale catalano); Pau Riba al frase-flabiol; Enric Ortí e Josep Antoni Sánchez al sax tenore; Isi López al trombone; Enric Casasses al triangolo; Carles Herruz e Timi Rodríguez alla tromba; Marc Timón e Oriol Gibert alla ciaramella catalana; dulcis in fundo Pascal Comelade a pianoforte, toy piano, fisarmonica, chitarra, organo elettrico e basso.
Se fosse un film sarebbe un bianco e nero dove ci sono balli con donne ammalianti e sciantose dagli occhi truccatissimi, inseguimenti su vecchie auto d’epoca, colpi di pistola con ampie nuvole di fumo… il sonoro di là da venire, ma nessun problema perché ci penserebbero Pascal Comelade & Cobla Sant Jordi.
Tracklist:
01. The Skatalan Logicofobism (5:02)
02. El Rei De La Màgia (2:48)
03. L’Argot Del Soroll (4:38)
04. O Gran Paralelo (3:52)
05. Sense El Ressò Del Dring (4:02)
06. Petita Escena Nocturna (2:20)
07. El Bolero Del Raval (6:16)
08. Patafisiskal Polska (3:37)
09. La Societat Del Piano-Obstacle (4:32)
10. Sardana Dels Desemparats (5:00)


![Sonia Spinello con Sonia Candellone – Time don’t move [anteprima video + intervista]](https://offtopicmagazine.net/wp-content/uploads/2026/04/Spinello_Candellone_ETEREA-©Riccardo-Botta.jpg)



Rispondi