L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Rossana Ghigo
Esterno notte, grilli e pioggia…
Interno: vortice balcanico.
La sala del Centro Polifunzionale di Carcare è scomparsa e al suo posto sono emerse le coste greche, le valli del Morava e Vardar, un mosaico non ricomponibile di terra e voci.
La musica coinvolgente dei Mala Hora ti attraversa e ti abbraccia ed è praticamente impossibile resistere alla tentazione di provare a tenere il tempo col piede anche se è del tutto improbabile riuscire a sincronizzarsi con la vertigine di un violino che letteralmente ipnotizza. Una finestra che si spalanca sul blu: ecco che si intravede tutta la bellezza delle case bianche, il turchese delle cupole delle chiese, i vasi che ospitano piante e fiori, i tavolini delle taverne sulla spiaggia.
Un gruppo musicale che incentra il proprio repertorio sulla tradizione artistico-musicale dell’Est Europa: note Klezmer, Balcaniche, Gitane, Greche… si fondono in un unico repertorio che percorre un movimentato cammino nei paesi attraversati dal Danubio traghettando il pubblico in un mondo fatto di ritmo e malinconia.

Il concerto spazia da arrangiamenti personali ed alcune versioni più fedeli alla tradizione. Spicca e incanta la musica di Goran Bregovic che ha firmato le colonne sonore di alcuni capolavori di Kusturica, suo concittadino di Sarajevo. Tra questi “Il tempo dei gitani”, “Underground” e “Arizona Dream”. Una terra misteriosa dove si incrociano tre culture: ortodossa, cattolica e musulmana, sonorità fragorose e selvagge, un affresco del popolo rom in bilico tra realismo e sfrenata fantasia. Una mistura che fonde jazz, tanghi e ritmi folk slavi, suggestioni turche e vocalità bulgara, polifonie sacre ortodosse e moderni battiti pop. Una storia d’amore infinita, di dolore, di persone che esorcizza ed esprime con il potere della musica un racconto fatto di sangue, guerra, sogni e speranze.
La formazione, composta da Alice Nappi al violino, Andrea Massone chitarra e voce e Dennis Dariy alla fisarmonica ha preso parte a numerosi festival e in questa occasione si è esibita per l’Associazione Musicale “Rossini” di Savona.
Andrea Massone ci spiega da dove proviene la scelta del nome: Mala, in serbo-croato, significa piccolo e le Hora sono le danze circolari ampiamente diffuse in tutti i Balcani, un cerchio che include e non esclude e che esplode letteralmente di energia vitale, festaiola e ipnotica. Queste sono le danze dell’Epiro, una regione montuosa che divide Grecia continentale e Albania.

Si fondono così la gioia e il mistero di quei momenti conviviali e socializzanti: la festa del paese, il sacro e il profano, l’arcaico e il moderno, la bellezza e il dionisiaco, la semplicità delle cose e dei rapporti umani, la carne alla brace, il vino, il fumo e le luci notturne, le lampadine che illuminano poeticamente uno spazio che è la piazza.
La mala hora è anche un romanzo di Gabriel Garcia Marquez. L’ ora cattiva, quella che precede il conflitto, ovvero la guerra civile, lo scontro totale e crudele che divide le persone, i conoscenti e forse anche gli amici. Uno stile poetico e narrativo definito “realismo magico”che accomuna Marquez e Kusturica. Così il fiume di Gatto nero, gatto bianco può essere il fiume di Cent’anni di solitudine pregno di figure surreali e improbabili, straccioni, venditori, zingari, ambulanti, circensi, rifugiati; mistero in musica che attraversa gli occhi e i cuori.
In una sala che ascolta rapita il susseguirsi di un ensemble prodigioso si sono così inanellati Sherele (Klezmer), Kupah Tanz (Klezmer), Der Gasn Nigun (Klezmer), Misino Horo (Macedonia del Nord), Biserka (Serbia), Tanz,Tanz Yidelekh (Klezmer),Kopanitsa (Bulgaria), Odessa Bulgarish (Klezmer), Yoska (Ungheria), Two guitars (Gypsy song), Ederlezi (Gypsy song), Krajdunavsko Horo (Bulgaria), Frailach (Klezmer/irlandese), Usti Baba (Gypsy song). Un’appassionata altalena vibrante, un prisma di colori e ricordi quotidiani, spaccati di terre contadine. Non a caso il simbolo del gruppo è una gallina che rappresenta l’archetipo naturale della madre, icona di protezione e fecondità.

La notte scivola con un Maltemi che permea l’aria dei sentori dell’Olt: rosa, note mentolate e di canfora, rosmarino, uva spina, arancio, tropicale che regala agli spettatori gli ultimi calici preziosi dei bis. Bubamara: brano molto conosciuto ai frequentatori dell’universo cinematografico e sonoro di Kusturica, colonna sonora del film Gatto nero, gatto bianco. Una coccinella, un portafortuna e, nel film, soprannome della piccola sposa promessa (Afrodita Karambolo) che, come in un classico plot da commedia sentimentale, si vuole sposare solo per amore (il “vero amore”) e Hasapiko Serviko: una danza greca di origine orientale, di Costantinopoli. Letteralmente “danza dei macellai”. Se suonata con il bouzouki greco rimanda al classico immaginario del Sirtaki e sta alla base di una musica costruita attorno ad una storia cinematografica e letteraria: Zorba il greco.
I Mala Hora, con la loro preparazione artistica e musicale, ci raccontano belle storie e ci trasmettono suggestioni arricchendo tutti noi di rubini macedoni, gemme preziose che conserviamo nel cuore pronti a ripartire per un nuovo viaggio a vele spiegate non appena il vento di grecale ci farà ancora percepire l’avvicinarsi di questi artisti splendidi e così rari.










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