L I V E – R E P O R T – D A N Z A
Articolo di Mariolina Giaretta
La Stagione Estate 2024 del Teatro Massimo di Palermo ripropone, arricchito da una Compagnia più numerosa, il balletto Carmen tratto dalla novella di Prosper Mérimée su musiche di George Bizet, arrangiate da Rodion Ščedrin, per la coreografia di Leo Mujić.
Il destino di Carmen, pur non derivando la propria genesi dalla mitologia greca, ne conserva alcuni archetipi; il suo rapporto e le vicissitudini legate a Don José offrono approcci di collisione con il legame Eros – Thanatos, Amore – Morte. Ricolma di un’indole indipendente, irriverente e ribelle, Carmen si precipita, con il fervore che la anima verso ciò che le sarà fatale.

Filo conduttore del balletto è il paradosso del segmentare luce e oscurità, sovente frammisti tra loro, l’obscure clarté in cui convergono Carmen femmina solare e Carmen donna lunare che si rigenera con l’amore e nell’amore, ambíto dovunque e senza limiti di concessione. Sconterà il suo impeto passionale con la vita e, alla ricerca del suo proprio impetuoso desiderio di libertà e slancio esistenziale, Carmen saprà affrontare, con coraggio, anche la morte. Don José, dal canto suo, agirà con la rigidità dolente causata dall’amore perduto, sacrificando così, con il suo gesto rabbioso e disperato, un’anima libera e un corpo di sinuosa bellezza, entrambi indomiti.
La coreografia si snoda, attraverso un linguaggio neoclassico, con una gradevolissima fluidità gestuale che ben sa delineare i caratteri dei personaggi: i fatti, le loro evocazioni, le riflessioni sospese nel ricordo, concedono, similmente a una sequenza cinematografica, primi piani focosi, palpitanti scene corali, nostalgie di rimembranze in penombre vibranti, grazie anche alle belle luci di Alexander Čavlek che ne hanno sottolineato i momenti più intensi.

Carmen, interpretata da Marta Petkova, danzatrice dalla tecnica ineccepibile, dalle lunghe linee purissime e con un fisico strepitoso, ha dato prova di splendida padronanza del personaggio, creando momenti di follia festante, di sensualità voluttuosa, di ribellione caparbia e di una morte emozionalmente coinvolgente perché così profondamente intrisa di Eros e di Thanatos.
Accanto a lei Nikola Hadjitanev è il tormentato Don José, portatore di morte, vittima della gelosia scatenata dall’impetuoso fascino della donna che ama. Bel danzatore, Hadjitanev, ricopre il suo ruolo con profonda efficacia mostrandosi alla fine – dopo aver abbandonato la promessa sposa Micaela e l’armata – esausto, disperato e vinto.
Nel ruolo di Micaela, Yuriko Nishihara elargisce un’ottima prova tecnica e interpretativa attraverso le sue pregevoli qualità di danzatrice.
Escamillo, danzato da un efficace e pregevole Michele Morelli, è il prode ed effervescente toreador che si invaghisce della incantevole zingara, innamorata e affascinante come non mai. E allora Thanatos sarà celebrato.

La Compagnia di Ballo del Teatro Massimo, diretta da Jean Sébastien Colau, ha dato un’eccellente prova di questa lettura del balletto ispirato a Carmen con momenti di ottima danza e di forte intensità: Compagnia in continua crescita dunque che meriterebbe di danzare di più e di prospettare delle tournée.



Photo Credit © Rosellina Garbo




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