L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Rossana Ghigo

Finale Ligure propone un festival musicale con nomi di pura eccellenza e rende ai tanti turisti e ai residenti le sere di agosto molto piacevoli. Un’organizzazione puntuale, persone competenti e garbate che permettono di poter usufruire di alcuni concerti che diventano cartoline speciali di un’estate da riporre nei cassetti della memoria come un dono.

Il concerto del superlativo Filippo Graziani, figlio dell’indimenticabile Ivan e indiscusso musicista di elevatissima qualità è preceduto da una premessa importante e doverosa.

Tutti noi, il due agosto, siamo stati colpiti da una notizia che si è abbattuta come un fulmine, devastante. La prematura e improvvisa scomparsa di Massimo Cotto amatissimo giornalista, scrittore, conduttore radiofonico e tanto tanto altro impossibile da elencare. Soprattutto però uomo: sempre disponibile, semplice, aperto, pulito e cordiale. Che ha lasciato un segno in tutti coloro che lo hanno amato, conosciuto e che hanno, anche solo per poche ore, incrociato la sua genialità. Questo concerto è stato dedicato a lui e alla sua famiglia con un atto di amore che sicuramente lui avrebbe molto apprezzato.

Per gli amici è un regalo. Un abbraccio che arriva da lontano, è risentire e rivivere tutta la formidabile forza interpretativa di Ivan. Ritrovarlo dopo tanti anni dalla sua dipartita, farlo attraverso i suoi figli. Filippo Graziani (voce e chitarre) si accompagna al fratello Tommy (batteria); con loro Francesco Cardelli (basso elettrico), Massimo Marches (chitarre), Stefano Zambardino (tastiere).

Come in una favola, cercando tra vecchi oggetti impolverati dal tempo, in una valigia in soffitta i due fratelli trovano otto brani inediti, chitarra e voce, mai pubblicati ma così attuali da fare venire immediatamente i brividi. Il senso del tempo con Graziani non esiste, è eterno. Il cuore e la penna di Ivan viaggiano attraversano i misteri del tempo e dello spazio per consegnarsi ancora una volta all’immenso amore del suo pubblico con quella delicata malinconia, l’ironia, la dolcezza ma anche con tutta la potenza rock che solo lui, come un abile alchimista, sapeva plasmare e amalgamare regalando poesie indimenticabili.

Questo filo rosso come la montatura dei suoi occhiali, come una delle sue chitarre, avvolge e lega i nostri cuori e incanta attraverso la voce di Filippo così bella, così tanto simile al padre nel falsetto che è veramente un marchio a fuoco nella memoria, un fluire di un DNA d’amore. Un codice genetico che scorre sottopelle ed esplode in un concerto unico, esaltante, da applausi fino a farsi sanguinare le mani.

La carriera di Ivan, perennemente in bilico tra sarcasmo graffiante e romanticismo, folk, blues, rock che vibra su frequenze non classificabili e catalogabili, indocili e spesso scomode, riappare come un Fuoco sulla collina. Un fuoco che questa volta è visto dalla parte opposta, un gioco di punti di osservazione invertiti che colpisce e conquista al primo ascolto. «Ho fatto un sogno grande, guardavo dalla collina bruciare la città con tutti i suoi assurdi perché». Una scossa che si apre in petto e come cerchi nell’ acqua non si ferma più e diventa sempre più grande.

Si susseguono brani che sono scoperte per la mente e per i canali del pensiero, grovigli di malinconia e delicatezza nel «vento di maestrale, che soffi forte, l’estate calda bussa già alle porte, partono dal porto le barche in fila salutando l’Italianina». Questo incalzare di donne che si susseguono nelle canzoni e ci abbagliano ognuna con le proprie caratteristiche, con il carisma e con la bellezza che Ivan sapeva suggerire in modo mai banale. Così, una dopo l’altra, passano «Agnese dolce Agnese color di cioccolata», Marta «dai seni pesanti e le labbra rosse», le ragazze dagli occhi verdi di Modena Park, la carica sessuale di un’avventura di una notte vinta grazie ad un mazzo di carte truccate, l’ingenuità di Federica fatta a pezzi dalle Maledette malelingue provinciali. Ti sorprenderò è il titolo di un inedito di questo disco ed è proprio una sorpresa continua che lascia attoniti.

Alla fine della prima data di Pistoia di questo meraviglioso viaggio che Filippo ha meravigliosamente condotto come skipper di una delle vele spiegate nei mari sconfinati della grazia del padre, un carissimo amico musicista si è avvicinato a me in estasi e mi ha sussurrato di non sentirsi più lo stesso dopo aver assistito ad un qualche cosa di sorprendente che non si può descrivere a parole. Ecco, questo forse è il sunto perfetto di quello che ho cercato di traslare qui, perché non è facile, quando è tutto così bello da assumere quasi una sfumatura mistica e inarrivabile, riuscire a descriverne il concetto a parole.

Un’inarrestabile altalena di musica che convoglia tutti i sensi, che ipnotizza. Un’opera d’arte che prende vita tra mille sfumature di note e accordi e si delineano il sorriso enigmatico di Monna Lisa e i tratti irriverenti di Pigro.

Quanta emozione nelle parole di Filippo che più volte ringrazia commosso chi è presente per condividere la grande passione e l’affetto sconfinato per queste pietre miliari del panorama musicale italiano, così incandescenti di bellezza.

«Filippo è un bambino con le lacrime in tasca e ha come un velo leggero di tristezza negli occhi. Adesso non sa, ma imparerà che cos’è quella rabbia che ha dentro di sé» Un testamento d’amore e di continuità in questi splendidi versi che ora sanno di realtà e di segreto svelato. Forse questa rabbia è la sete di verità, di giustizia, di onestà che sempre disperatamente si cerca di afferrare. E che bello il parallelismo che viene naturale con Oceano di De André in cui anche Cristiano è un bimbo con le mani in tasca. Questi due bambini accumunati da un destino tragico e allo stesso tempo splendido, un’opera portata avanti con tanto amore e devozione. Un atto dovuto ma non scontato, un passaggio di testimone pieno di talento. Perdere il papà così presto e poterlo celebrare, come nessun altro è capace di fare, perché non basta avere una bella voce per interpretare certi brani, ma occorre avere lo stesso sangue che scorre nelle vene. «Il cielo, il vento e il mare siamo noi» in questa notte che porta in sé echi dal passato, racchiudendo un meraviglioso presente. E con La canzone dei marinai Filippo riprende la sua rotta mentre dal mare si sente una voce: «adesso faccio un giuramento […] che mi venisse un raffreddore, se ora e sempre per gli amici miei non suonerò».

Promessa mantenuta alla grande meraviglioso Ivan, tu che hai fatto della correttezza un vessillo, tu che hai sempre saputo sorprendere questa volta hai superato te stesso e lo hai fatto con e attraverso i tuoi stupendi figli. Nei loro occhi i tuoi occhi, nella loro voce la tua voce e nelle loro mani il tuo cuore.

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