L I V E – R E P O R T – D A N Z A
Articolo di Mariolina Giaretta
“Nel momento in cui dubiti di poter volare, perdi per sempre la facoltà di farlo“. Questa affermazione rivela il fascino di Peter Pan, protagonista di un’opera scritta da James Matthew Barrie, la cui vicenda, sollecitata dalla magia di personaggi capaci di credere con irremovibile fiducia nei sogni, arriva al cuore dei lettori attraverso la fresca vitalità, semplice, ma al contempo profonda, del ragazzo che vola.
Il personaggio di Peter, nella celebrazione della fantasia del gioco e nell’elogio dell’immaginazione, contiene in sé molti significati e interpretazioni possibili, dall’eterna giovinezza al rifiuto della responsabilità del divenire adulti. Peter è anche l’impersonificazione del caos, di ciò che non possiede regole purché sia realizzato; nell’agire e nel vivere egli è in una sua personale dimensione morale e in un eterno presente privo di rimorsi e dispiaceri. Peter Pan è senza ombra di dubbio l’incarnazione umana dell’infanzia, di quel bambino che siamo stati e che spesso ancora vive dentro di noi, sino all’esasperazione.

La compagnia di ballo del Teatro Massimo di Palermo ha concluso con il balletto Peter Pan –spettacolo che Sasha Riva e Simone Repele dedicano ai bambini perduti e a tutti quelli che non hanno avuto la possibilità di diventare grandi – i tre spettacoli della Stagione 2024 ispirati alle fiabe. Riva & Repele, giovani coreografi italiani entrambi formati nell’eccellente scuola di danza di Amburgo e danzatori nella compagnia di John Neumeier, sono infine approdati al Ballet du Grand Théâtre de Genève focalizzando un proprio lavoro coreografico e continuando a esibirsi come danzatori nelle opere proprie e anche in quelle di altri coreografi. Le loro creazioni nascono da un potente estro teatrale, sensibile e poetico: immagini stilizzate espresse in un vocabolario di linguaggio neoclassico aperto al contemporaneo dai segni forti. Nel delineare il celebre personaggio della fiaba – come chiarisce Azzurra Di Meco nella sua presentazione contenuta nel programma di sala – essi immaginano Peter quale bambino che non può crescere perché ciò gli viene impedito contro la sua volontà; una sollecitazione dunque a riflettere sulla preziosità di un’infanzia cui viene negato il diritto di esistere. I coreografi presentano così il loro lavoro: “Cercando di approfondire la storia di questo autore inglese ci siamo imbattuti in un aspetto della sua biografia che ci ha particolarmente sorpreso. Berrie fu colpito dalla perdita del fratello tredicenne. Questo episodio ha segnato profondamente la sua infanzia e adolescenza e ci ha spinti a rielaborare la figura di Peter Pan in un modo completamente diverso: abbiamo iniziato guardare a questo bambino capace di volare in una prospettiva che ci ha incuriosito e che abbiamo voluto approfondire…”. Così la cosiddetta sindrome di Peter Pan viene totalmente ribaltata colorandosi di un nuovo inquietante significato, ma anche di una drammatica meditazione sulla proiezione dei sogni, dei desideri e delle illusioni che spesso permeano la ricerca dei due autori: “Sono degli aspetti ricorrenti nei nostri lavori, probabilmente è il nostro modo di esorcizzare una paura che condividiamo e di cui parliamo spesso. Il passare del tempo, la morte, ma anche la vita e il loro inspiegabile contrasto, sono misteri che ci affascinano e ci spaventano allo stesso tempo. Scegliamo infatti molto spesso argomenti che si legano in un modo o nell’altro a questi temi. Cerchiamo di risolverli con la nostra scrittura drammaturgica attraversando la bellezza e le deformità del corpo, i suoi pieni e i suoi vuoti. Un’estetica contrastante che ci piace riportare anche nel carattere delle nostre produzioni…”. Di segno neoclassico, dunque, spinto all’estremo con citazioni dal contemporaneo, in una narrazione di grande impatto emotivo, si delineano così le modalità di due anime affini che realizzano un viaggio personale nella coreografia: “Non neghiamo in generale nel nostro lavoro alcune citazioni di grandi maestri della coreografia che inevitabilmente ispirano il nostro stile – spiegano – per esempio di John Neumeier, con cui abbiamo lavorato a lungo…”

Il sipario si apre rivelando uno spazio in penombra nel quale una vecchia donna, sgomenta e dagli abiti logori, attraversando lentamente il proscenio, porta con sé una vivida luce: è Wendy che ripercorre la sua vita alla ricerca dell’amico, compagno di avventure, quel bambino che non è mai potuto diventare adulto. E i ricordi prendono consistenza in un’elegante camera da letto, trasformata poi in una stanza d’ospedale che accoglie Peter e sul cui fondo al centro è presente una grande finestra bianca che si spalanca preludendo al volo verso l’isola che non c’è. Accanto a lui malato, una giovane Wendy ritrova il suo Peter che dal petto irradia la propria fulgida luminosità poi trafugata dall’Ombra nera con le grandi mani simili a zampe di rapace. Wendy e Peter si addormentano vicini ed è allora che comincia il sogno-limbo verso la loro isola fatata.
Sogno d’una notte di mezza estate di Felix Mendelssohn Bartholdy accompagna le avventure e i voli dei bambini mentre un vento angoscioso, mescolato a mormorii inquieti di voci sommesse – percorso sonoro firmato da Andrea Riva – si insinua, similmente a Ombre minacciose, tra le note della partitura: “Per noi è fondamentale sentirci in perfetta simbiosi con la musica che non deve essere mai slegata dalla componente drammaturgica della danza…”, asseriscono i due coreografi.
Al risveglio la giovane si accorge che l’Ombra ha trascinato Peter verso la morte e allora, con estrema delicatezza, prende tra le mani la brillante luce che pulsava nel petto del suo amico conservandola in una lanterna che porterà sempre con sé. Il balletto si conclude con Wendy vecchia e desolata nella sua camera da letto in attesa di uno sperato ritorno e, accanto a lei, la luce, custodita per anni. E allora ecco che, come in una magia, un turbine di vento le riporta, attraverso il vetro aperto, quel bambino che non è mai potuto crescere. Voleranno finalmente insieme per un ultimo, desiderato sogno.

Questo Peter Pan, sicuramente inusuale, ha saputo coinvolgere gli spettatori sollecitando nel cuore di tutti molte domande e concedendo numerose risposte. Certo, chi immaginava di assistere alla vicenda fiabesca dell’eterno fanciullo accompagnato dalla sua fresca e irriverente vitalità, forse è rimasto sconcertato ma pur sempre catturato e colpito dalla modalità di lettura dei due coreografi che si esprimono, nella loro stesura coreutica, attraverso un linguaggio che appare molto interessante, coinvolgente, morbido e sinuoso ma anche colmo di sospensioni respirate che preludono a esplosioni di efficace pathos teatrale.
La Compagnia di Ballo, diretta con ingegnosa intelligenza da Jean Sébastien Colau, ha danzato con bella qualità tecnica e interpretativa la pièce, creando momenti di grande intensità. Nella parte di Wendy anziana, Lucia Ermetto ha particolarmente colpito, oltre che per l’incanto delle sue linee, per la magnifica capacità esecutiva del ruolo drammatico di colei che, malinconicamente invecchiata, conserva per tutta la vita lo struggente ricordo del segreto di luce del suo caro amico, esprimendo e diffondendo tra il pubblico profonda emozione. Nel ruolo di Wendy bambina è invece Francesca Bellone efficace nella parte di giovane, solare fanciulla dall’elegante presenza. Peter, uno splendido e capace Michele Morelli, ha giocato il suo personaggio con talento, donando eccellenza nel rivelare una figura complessa, di grande fascino. L’Ombra, impersonata da un valido Alessandro Cascioli, ha propagato la sua temibile forza oscura attraverso salti e grands pas di considerevole elevazione. Molto gradevoli e di finezza stilistica Yuriko Nishihara e Jessica Tranchina, le amiche di Wendy, così come Linda Messina, Andrea Mocciardini, ancora Yuriko Nishihara, Vincenzo Carpino, Michaela Colino e Alessandro Cascioli nell’apprezzato pas de six.

Splendido il disegno Illuminotecnico di Alessandro Caso che ha saputo evocare ambienti suggestivi; curati e di grande effetto i costumi di Mario Celentano; Alessandro Cadario ha diretto l’orchestra del Teatro Massimo dedicando particolare cura alla bella partitura di Mendelssohn.
La sera della prima, nel palco reale del teatro, accanto al sindaco Roberto Lagalla, al Maestro Marco Betta e a Jean Sébastien Colau, era presente Eleonora Abbagnato, palermitana, già danseuse étoile dell’Opéra de Paris e oggi direttrice del Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Entusiasti i suoi commenti su questo Peter Pan da lei definito come una magnifica possibilità di esibire e di diffondere l’eccellenza della danza italiana nella speranza che tale qualità possa apparire più spesso nei teatri d’opera italiani per arricchire un pubblico appassionato e sempre più numeroso.

Photo Credit © Rosellina Garbo




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