T E A T R O
Articolo di Nicola Barin
Lo spettacolo Rosencrantz e Guildestern sono morti, di Tom Stoppard, apre, in prima nazionale, la stagione dell’estate teatrale del Teatro Romano di Verona, con Francesco Pannofino, Francesco Acquaroli, Paolo Sassanelli, Andrea Pannofino e Chiara Mascalzoni. Regia di Alberto Rizzi, produzione Gli Ipocriti Melina Balsamo in collaborazione con Ippogrifo Produzioni e Estate Teatrale Veronese – Comune di Verona.
Non c’era bisogno di dimostrarlo ma ancora un a volta il regista teatrale, cinematografico e drammaturgo Alberto Rizzi conferma le sue indubbie doti nel sapere reinterpretare un classico contemporaneo come la pièce intramontabile di Tom Stoppard.
Lo spunto è curioso e geniale, rileggere l’intramontabile testo shakespeariano attraverso due personaggi minori che indagano la pazzia di Amleto e ne divengono gli ignari protagonisti.

Nella nota dell’autore al testo, uscito in Italia per la traduzione di Lia Cuttitta per la Sellerio editore, Stoppard ricorda come: ”…non esiste un’edizione definitiva di Rosencrantz e Guildestern sono morti..[…] dubito che ci siano mai stati due allestimenti uguali in due luoghi geografici diversi e ciò mi sembra assolutamente sensato: una battuta o un gioco di parole che risulta comico a Londra può apparire insulso a Milano (o a New Orleans) e non c’è alcun merito a conservarlo a tutti i costi solo perché era nella sceneggiatura originale”.
Il regista veronese accoglie il suggerimento dell’autore per innestare, in un testo che fa del nonsense e dell’umorismo tipicamente british la sua cifra stilistica, una ventata di umorismo e giocosità che trae dalla commedia dell’arte. La scenografia è perfetta con una struttura di legno che ricorda il carro della commedia dell’arte e permette la perfetta sintesi e trasformazione, di volta in volta evolve in palcoscenico, nave, palazzo…

Per un testo di questo tipo nel tempo si sono scomodati diversi autori del teatro dell’assurdo da Beckett a Ionesco fino a Kafka, ma forse la vera sfida è accettare il divertimento della messa in scena, di amplificare la figura di questi due clown inconsapevoli che destrutturano e rileggono il capolavoro di Shakespeare. Rizzi lo comprende bene e guida due fantastici attori come Pannofino e Acquaroli ampliandone tutte le loro caratteristiche. Nel momento in cui nella traduzione del testo inglese si perdono i giochi di parole e i fraintendimenti l’accento viene posto sulla fisicità, ricorrendo, appunto, alla commedia dell’arte con anche un notevole Paolo Sassanelli nella veste di capocomico, e i bravissimi Andrea Pannofino e Chiara Mascalzoni, perfetta nelle sue trasformazioni da Gertrude a Ofelia.
Un testo che ci fa pensare e, tra una risate e l’altra pone, interrogativi profondi che ognuno di noi scorterà fino a casa. È il sentimento del contrario, esposto del testo “L’umorismo” di Luigi Pirandello, ed è ciò che per tutta la serata ci rincorre.
Il meccanismo dell’opera è perfetto, oliato a dovere, il testo è un ribaltamento continuo di posizioni, di riflessioni sul teatro, sulla crisi del soggetto, dell’identità: al pubblico si offre una continua possibilità di cogliere preziosi concetti e rielaborarli con una leggerezza inaspettata frutto di una regia sapente e coinvolgente.
Un plauso a questa produzione che è stata accolta con gioia dal pubblico veronese e che rivedremo anche a Roma, al Teatro Ambra Jovinelli, dal 5 al 16 Novembre.



Photo © Estate Teatrale Veronese (Riccardo Carbone)


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