L I V E – R E P O R T


Articolo di Daniela Pontello, immagini sonore © Marco Cassé

Kety Fusco non è la classica arpista da conservatorio, rompe la tradizione. Io strumento millenario prende vita, si ribella al proprio destino e urla. Il palco è dominato dalla sua arpa a pedali, ma circondata da una selva di cavi, pedaliere ed effetti digitali. Fusco non usa l’arpa solo per pizzicare corde: la percuote, ne graffia la cassa armonica, ne distorce il suono fino a renderlo un sintetizzatore brutale o un battito techno industriale.

Spiega la natura del suo strumento illustrando come la sua arpa elettroacustica sia stata modificata per diventare un generatore di suoni infinito. Racconta l’uso dei pedali, dei campionamenti e di quei 47 microfoni interni che catturano ogni minima vibrazione È una chiave di lettura necessaria per permettere a noi pubblico di capire che ogni suono “alieno” sentito in sala non è un trucco digitale preconfezionato, ma il risultato di un gesto fisico, reale e immediato sulle corde. Ad accompagnare il corpo a corpo tra Kety e il suo strumento, i visual generati dall’Intelligenza Artificiale giocano un ruolo fondamentale. Non semplici proiezioni di sfondo, ma veri e propri partner scenici che aiutano lo spettatore a sprofondare nell’abisso sonoro. Le immagini organiche e in continua mutazione proiettate sul fondo danno una forma visibile alle distorsioni dell’arpa.

Brani tratti da Bohème ci trascinano in un’esperienza quasi ipnotica. Non c’è una scaletta tradizionale, ma un flusso continuo di suoni organici manipolati in tempo reale. Uno dei momenti più carichi di tensione è l’esecuzione di She. Sentire la voce cavernosa e ancestrale di Iggy Pop diffondersi nel sistema audio del Bellezza, mentre Kety pizzica e distorce le corde della sua arpa elettroacustica, crea un contrasto quasi violento. È un incontro tra il fango del rock più puro e il cristallo dell’arpa, un esperimento che dal vivo acquista una fisicità impressionante.

Conclude con la reinterpretazione di Per Elisa (che lei ribattezza fedelmente Für Therese). Kety decostruisce la celebre composizione di Beethoven, immergendola in un bagno di distorsioni e loop. È un atto di giustizia storica e sonora, trasformando un classico da carillon in una marcia post-apocalittica vibrante di rabbia. Kety Fusco all’Arci Bellezza dimostra che la tecnologia e la liuteria classica possono convivere se c’è un’anima ribelle a guidarle. Tra divulgazione tecnica, echi di Iggy Pop e proiezioni oniriche, si capisce che l’arpa è moderna e così magnificamente “rumorosa”.

Photo Ⓒ Marco Cassé

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