L I V E – R E P O R T – D A N Z A


Articolo di Mariolina Giaretta

L’artista, quale meraviglioso amante dominato dall’eros, non sempre governa le proprie azioni e i propri pensieri: dalla follia erotica deriva anche una pericolosità, tramata e impressa nella sua esistenza. Eros, durante il suo assalto, giunge alato per travolgere l’amante con reti, frecce, fuoco e uragani invadendo l’artista con la frenesia di un animale selvatico. Caravaggio, il pittore maledetto, si cimentò con l’eros che ama i diletti e il conflitto nei suoi risvolti più paradossali, aspetti che sono ben lontani dall’avarizia mortale del non-amante, colui che, eludendo il desiderio, non corre alcun pericolo nella sua transizione erotica.

Nel voluttuoso passaggio tra Rinascimento e Barocco, Caravaggio ventenne si stabilisce a Roma concentrando il suo sguardo sulla varietà infinita della moltitudine umana che pervade la città dei Papi, osservando con sguardo vorace la celebrazione della vita. Dalla città eterna desume le proprie visioni sinuose avvolte in vortici di luce, filtrate e ritagliate con lame di chiaroscuri colte nelle angolature dei vicoli e nelle aperture rilucenti delle piazze. Fissa così il loro divario in opere di erotica sacralità, arte sapiente di incidere il pulsare della vita.

Con un’indagine allegorica, scolpita attraverso modalità di scrittura neoclassiche, il coreografo Mauro Bigonzetti analizza la figura del Merisi nella sua pièce titolata Caravaggio, in scena in questi giorni al Teatro Massimo di Palermo. Suddivisa in due atti, l’opera inizialmente si concentra sulla vita dell’artista alla ricerca, tra la gente, dell’ispirazione; successivamente rivela le peculiarità delle sue opere, dense di misteri di luce.

Creato nel 2008 per lo Staatsballett di Berlino, lo spettacolo approda in Italia a Firenze nel 2025 per il Maggio Musicale, poi a Milano agli Arcimboldi e quindi al Teatro Regio di Torino. Nei debutti italiani è sempre stato Roberto Bolle a interpretare il ruolo del pittore, affiancato da Maria Khoreva, raffinata solista del Marinskij di San Pietroburgo.

Oggi è il Teatro Massimo di Palermo a ottenere la coreografia di Bigonzetti e così, per merito di Jean Sébastien Colau direttore del Ballo, la rinata Compagnia di Danza ha avuto l’onore di avere ospite, dopo 19 anni di assenza, Roberto Bolle e la sua intensa capacità di narrazione, attraverso quella Bellezza che gli è propria, del potente impeto creativo del Merisi. In una sorta di mitica atemporalità, l’étoile scaligera, con linee purissime, lo sguardo denso di luce, l’eleganza e la perfezione del suo gesto, tratteggia sublimemente le pulsioni geniali di Caravaggio.

Una grande cornice sospesa e un immenso drappo rosso sangue che scende da essa, inducono all’attesa dell’opera pittorica che trova la sua affinità nella vita, nella bellezza, nella risata sciolta, nel pianto oscuro, nella percezione nitida di una gravità terrestre tesa tra correnti insidiose, senza temerle. Accanto a lui interpreta la Luce, foriera di genesi creativa, Maria Khoreva mirabile stella di uno dei massimi templi del balletto.

Tutti con pregevole presenza e belle qualità tecniche, si rivelano Sanaa Athmani il Buio, Martina Pasinotti la Bellezza, Alessandro Casà il Destino,  Matteo Zorzoli l’Anima, Ludovica Capozzoli la Zingara, Mattia Teora e Francesco Curatolo i Bacchi. Il corpo di ballo del teatro ha dato buona prova, come piacevole e seducente gruppo di insieme, nelle scene popolari. 

Musicalmente si sono volute avvicinare le stesse passioni umane, utilizzate per stilemi di rappresentazione del sacro, ad alcune partiture di Monteverdi rivedute appositamente da Bruno Moretti e dirette con competenza da Charlotte Politi.

Le ultime due recite, quelle del 25 e 26 giugno hanno come interpreti nel ruolo di Caravaggio Alessandro Casà e in quello della Luce Martina Pasinotti, entrambi egregi danzatori della compagnia del Massimo.

Il pubblico, in un teatro tutto esaurito, ha molto apprezzato applaudendo lungamente.

Photo Credit © Rosellina Garbo

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