L I V E – R E P O R T


Articolo di Daniela Pontello

Ci sono concerti che sono semplici esecuzioni e altri che somigliano a un viaggio nella memoria collettiva, guidati dall’istinto del momento. Il live di Daniele Silvestri all’Anfiteatro del Vittoriale per il festival Tener-a-mente appartiene decisamente alla seconda categoria. Con una set list in gran parte improvvisata e costruita sul respiro della platea, il cantautore romano ha firmato uno show monumentale, capace di unire l’alto e il basso, la politica e il pop impegnato. Oltre due ore di musica strutturate come un vero e proprio percorso emotivo che attraversa trent’anni di carriera, alternando perle intime a grandi classici e cover d’autore. Silvestri sul palco gioca tantissimo, parla con il pubblico, scherza sulle sue stesse “acrobazie linguistiche” e dimostra una grandissima empatia. La sensazione è quella di assistere a una bellissima chiacchierata in musica tra vecchi amici.

Sul palco, a dare corpo a questa libertà creativa, una band stellare in cui spiccano l’energia e la precisione di Davide Savarese alla batteria e l’incredibile eclettismo di Marco Santoro ai fiati e al fagotto, capace di ricamare textures sonore raffinatissime in ogni brano. Il cuore politico ed emotivo dello show batte fortissimo in alcuni passaggi chiave. Silvestri tocca corde profonde quando affida l’introduzione di un brano alle parole storiche di Enrico Berlinguer, che fanno da perfetto preludio alla sua potente canzone sulla Costituzione Italiana.

Il richiamo all’impegno sociale si fa ancora più esplicito quando risuona sul palco l’affermazione potente: “Nessuno più al mondo deve essere sfruttato”. Un manifesto politico e umano che richiama direttamente la memoria storica del ’68 italiano, citando idealmente i canti di lotta di Paolo Pietrangeli (l’autore di Contessa), unendo il passato dei movimenti operai al presente precario. La genialità di Silvestri sta nel non essere mai didascalico. Il live è un’altalena stilistica strabiliante. Eleganza con un sontuoso e raffinatissimo omaggio a Paolo Conte, che sposa perfettamente l’acustica e l’eleganza del Vittoriale. Momenti di puro rap vecchia scuola, dove la sua incredibile parlantina e le sue acrobazie verbali divertono l’anfiteatro.

Senza paura di rompere la sacralità del luogo, Silvestri infila la sua geniale e divertentissima canzone sulla cacca (La cacca nello spazio), dimostrando che si può fare satira intelligentissima anche partendo dal tabù più assoluto. Passare da Berlinguer e Pietrangeli alla “canzone sulla cacca” senza perdere un briciolo di credibilità è un superpotere che ha solo Silvestri. Non sono mancati i brani che hanno segnato la sua trentennale carriera. La delicatezza di Monetine, la poesia senza tempo di Occhi da orientale e il ritmo irresistibile di Le cose che abbiamo in comune, Il mio nemico, Frasi da dimenticare.

Un momento di grande intimità e accoglienza si vive sulle note di La mia casa, un brano-manifesto che fin dal testo urla inclusione e appartenenza: “La mia casa è a Lisbona. La mia casa è una finestra in miniatura. E dopo i tetti in lontananza, il mare aperto. La mia casa è a Marrakech. La mia casa è in un ostello di Berlino. Casa mia sarà una cava. La mia casa è Camden Town. La mia casa allora affaccia sul Tamigi. E forse è molto più lontana. In cima agli scalini di Teotihuacan. Forse casa mia è a Parigi. Perché ho amato mille volte. E mille volte ho cominciato. E ho lasciato mille pezzi del mio cuore. Sul sagrato delle chiese. Nella mia casa è tutta Roma. Perché è qui che sono nato. Dove l’acqua scorre sempre e non si ferma. Come se l’acqua fosse Roma. Come se fosse eterna.”

Il finale è un crescendo di pura energia romana e liberatoria. Sorprendendo tutti, Silvestri omaggia le sue radici popolari intonando La società dei magnaccioni, cantata da tutto l’Anfiteatro. Poi, la doppietta pop che scardina definitivamente la compostezza del Vittoriale: parte l’ironia irresistibile de La Paranza e subito dopo il ritmo travolgente di Salirò. È qui che Daniele rompe gli indugi e invita esplicitamente tutto il pubblico ad alzarsi in piedi e ballare, trasformando le gradinate di pietra dannunziane in una gigantesca, elegantissima pista da ballo sotto le stelle del Lago di Garda.

Un live artigianale, suonato divinamente, politico ma leggero. Daniele Silvestri al Vittoriale ha dimostrato che si può far ballare la gente facendola contemporaneamente pensare, ricordare e rimanere umani.

Immagini sonore Ⓒ Enrico Savi

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