R E C E N S I O N E
Recensione di Mimmo Stolfi
Kris Davis ha sempre avuto un rapporto singolare con la forma. La costruisce con una precisione quasi geometrica e subito dopo comincia a incrinarla. Lost in Geneva, secondo album del trio con Robert Hurst al contrabbasso e Johnathan Blake alla batteria, si muove proprio in questa tensione. La scrittura traccia un percorso fatto di cellule ritmiche e ostacoli; l’improvvisazione ne modifica continuamente l’assetto mentre la musica è già in movimento. È uno dei motivi per cui Davis occupa ormai una posizione difficilmente confondibile nel jazz contemporaneo. Il suo pianismo può essere asciutto e percussivo, con puntate verso timbri spigolosi, ma dietro la complessità della scrittura resta sempre percepibile un impulso fisico. Il ritmo, soprattutto.

Lost in Geneva è un disco sofisticato senza compiacersi della propria sofisticazione: metriche irregolari, sovrapposizioni e improvvisi cambi di densità servono a produrre movimento, più che a esibire ingegneria compositiva. Lo si avverte subito in The Subtext, dove il pianoforte procede per figure serrate mentre Hurst e Blake alterano continuamente la prospettiva ritmica. In Congestion Pricing l’idea della congestione urbana diventa quasi un principio formale: frammenti che si accavallano, accelerazioni, linee che sembrano contendersi lo stesso spazio. Davis accumula tensione senza perdere nitidezza e lascia affiorare, per qualche istante, anche il retroterra post-bop del suo pianismo. Sarebbe però fuorviante considerare Hurst e Blake una sezione ritmica, per quanto straordinaria. Questo è un trio nel senso più radicale del termine. Hurst può stabilire il centro gravitazionale di un brano e subito renderlo instabile, mentre Blake lavora sul tempo con una precisione che gli consente di deformarlo dall’interno. Davis reagisce ai movimenti degli altri, talvolta rilanciandoli, altrove scegliendo la sottrazione. A tratti sembra che i tre stiano componendo mentre suonano. Da qui nasce anche la varietà del disco. The Ballerina sospende la pressione e lavora sullo spazio, sul registro acuto del pianoforte e sul contrabbasso con l’arco. The Bluesy Bird in Bob’s Backyard, firmata da Hurst, prende una strada più mobile e cantabile, mentre Northern Flicker riporta Davis verso un pianoforte percussivo fatto di risonanze e piccoli ostinati. In mezzo compare persino Morton Feldman, con la sua composizione Nature Piece 5, presenza tutt’altro che ornamentale in un album continuamente interessato al rapporto fra suono, durata e silenzio.

Il titolo Lost in Geneva allude allo spaesamento del viaggio, e qualcosa di quella sensazione attraversa davvero il disco. La musica imbocca una direzione, sembra aver trovato il proprio asse e poco dopo lo sposta. Più che raccontare una città, Davis sembra interessata alla percezione di chi attraversa luoghi sconosciuti e procede affidandosi a punti di riferimento destinati continuamente a sfuggirgli. È anche un disco che chiarisce quanto questo trio sia cresciuto attraverso il lavoro dal vivo. L’intesa accumulata permette ai tre di assumersi rischi senza che la musica perda coesione. Basta una figura di Hurst perché Blake ne colga le implicazioni ritmiche; basta un accento della batteria perché Davis modifichi la frase. L’interazione smette così di essere la consueta alternanza tra chi suona e chi accompagna e diventa il materiale stesso della composizione.
Lost in Geneva richiede attenzione, ma non pretende reverenza. Sotto le architetture complesse, circola continuamente qualcosa di imprevedibile, a volte persino ironico. Davis scrive musica abbastanza solida da poter essere messa in pericolo ogni sera. Hurst e Blake hanno capito perfettamente il gioco e fanno di tutto per aiutarla a riuscirci.
Kris Davis – pianoforte
Robert Hurst – contrabbasso
Johnathan Blake – batteria
Tracklist:
01. The Subtext (7:31)
02. Congestion Pricing (8:15)
03. Lost In Geneva (3:59)
04. Where Does That Tunnel Go? (5:38)
05. The Ballerina (4:57)
06. Mourning Dove (2:47)
07. The Bluesy Bird in Bob’s Backyard (6:14)
08. Nature Piece 5 (3:02)
09. Clues (5:00)
10. The Deer Fly (3:34)
11. Northern Flicker (3:32)
Photo © Adrián Ruiz Hierro






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