Afterhours

Afterhours @ Live Club, Trezzo d’Adda (Mi) – 9 marzo 2017

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Andrea Caristo

Gli Afterhours ripartono da dove avevano lasciato, vale a dire dall’ultimo album “Folfiri o Folfox”. Un disco che, pur non avendo lo smalto delle loro cose migliori, è stato comunque in grado di riportarli a livelli che da diversi anni non sentivamo.
I cambi di formazione, lo avevo già scritto, hanno indubbiamente pesato. Stefano Pilia alla chitarra e Fabio Rondanini alla batteria non sono solamente due dei più grandi musicisti del rock italiano ma anche due individui che si sono inseriti perfettamente nell’alchimia personale e creativa della band milanese.

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Afterhours @ Market Sound Milano – 14 luglio 2016

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Beppe Brambilla

È indubbio che il maggior motivo di curiosità relativo alla nuova formazione degli Afterhours risieda nel disco. Dal vivo avevano già girato lo scorso anno, durante il tour teatrale denominato “Io so chi sono” e chi li aveva visti ne aveva documentato l’indiscusso valore.
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Afterhours – Folfiri o Folfox (Universal, 2016)

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Articolo di Eleonora Montesanti

C’è un principio buddista che dice: trasforma il dolore in medicina. E’ questo il fulcro del nuovo (doppio) album degli Afterhours, Folfiri o Folfox, un disco sincero e lacerante, nato per affrontare la tragicità della malattia e della morte e trasformato in un mezzo, poetico e consapevole, per far sì che il dolore non sia solo una destinazione, ma un passaggio verso nuovi valori, nuove scoperte, nuove energie. Leggi il seguito di questo post »

Afterhours @ Carroponte – Sesto San Giovanni (Mi) – 6 settembre 2014

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Testo e immagini sonore di Thomas Maspes

Andare a un concerto degli Afterhours è come salire su di un ottovolante emozionale. Vieni a contatto con molte parti del tuo essere che per varie ragioni tu stesso fatichi a riconoscere o a credere possano fare parte del tuo mondo interiore. C’è un così violento e liberatorio scambio di energia fra la band sul palco e il pubblico stipato di fronte che tutto sembra cancellarsi: il tempo che passa, le cicatrici sulla pelle, la vita molto spesso compressa che si conduce in una città frenetica come Milano.
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