Afterhours – conferenza stampa per l’uscita antologica 1987-2017

Postato il Aggiornato il

Articolo, immagini e grafica di Giovanni Carfì e E. Joshin Galani

Un incontro piacevole, quasi di tipo colloquiale più che interrogatorio, quello avvenuto lunedì 13 novembre alla Universal Music Italia, dove gli addetti ai lavori, vengono accolti e ristorati per ingannare la breve attesa prima che inizi la conferenza.
Mi guardo intorno, e la prima cosa che salta all’occhio sono i corridoi; si sviluppano in modo simmetrico in entrambe le direzioni, e le loro pareti, sono piene di ciò che ogni fan vorrebbe avere nella propria cameretta come memorabilia, o ogni artista come celebrazione di se stesso.
Oggi siamo qui, per la presentazione della raccolta antologica, che ripercorre i trent’anni di carriera degli Afterhours; la pausa ristoro segue il suo corso, e quando poco dopo veniamo invitati ad accomodarci, rallento per guardare le pareti di quei corridoi, fantasticando come un ragazzino.
Siamo all’interno della sala nella quale siamo stati preceduti da firme più importanti, e altre forme di stampa e comunicazione più blasonate, e forse per questo quando arriviamo, il clima sembra più disteso; a capotavola Rodrigo d’Erasmo (violino e non solo), al suo fianco pochi minuti dopo arriva Manuel Agnelli.

Un piccolo brindisi per festeggiare il compleanno di Rodrigo, e un Manuel che si diletta servendo ai presenti da bere, accompagnando con ironia la cosa.
Ognuno come può, si attrezza con metodi più o meno digitali, con i quali catturare le risposte, a domande che arrivano su invito e sprono di Agnelli. Queste apriranno parentesi e riflessioni, che contribuiranno a raccontare e capire cosa sono stati questi trent’anni.
A parte un simpatico addetto con la giacca arancione, che monopolizza parte del tempo dedicatoci, (partendo dalla “neve a Bologna” per arrivare a domande più mirate e serrate), è stata una sorta di chiacchierata esaustiva, nella quale sono stati affrontati vari aspetti, non solo legati al mondo Afterhours, ma anche interrogativi più inerenti all’ambito musicale di oggi, dove social, televisione, qualità e capacità vengono messe in discussione o al televoto.
Prendendo spunto da una foto all’interno dell’antologia, una ragazza rompe il ghiaccio e il monopolio arancione, chiedendo a Manuel se quella foto oggi la rifarebbe, innescando una discussione legata al coraggio di fare e di osare; Agnelli porta ad esempio Bowie, che nonostante tutto, veniva schernito, per atteggiamenti e modi di fare, e di provocare. Tutti possono in realtà farlo, ma in pochi, possono contare su un livello qualitativo che giustifichi il proprio estro.

Da qui, la classica domanda sullo stato di salute della scena musicale alternativa italiana, e della definizione di cosa sia oggi il “Rock”. Agnelli non si assume la responsabilità di svelare un quesito di tale portata, secondo solo alla domanda: “Il punk è morto?”, ma ne fornisce comunque degli indizi. In un’era in cui il rock è stato sdoganato, commercializzato e dove oggi la maglietta dei Rolling Stones, la trovi come capo alla moda in molti centri commerciali, sopravvive il rock in quanto attitudine, alternativa e provocazione.
Purtroppo siamo schiavi e succubi di alcuni cliché, ma ci rincuora rivelandoci che, in alcuni casi, anche oggi possiamo ritrovare, oltre al talento, anche contenuti interessanti.
L’ago della bussola torna sulla carriera degli Afterhours, chiedendo se trent’anni fa, avrebbero immaginato la loro presenza in questa sala, per raccontare ciò che hanno fatto ad oggi. Qui traspare un senso di umiltà, e non di falsa modestia, molto apprezzabile, in quanto Agnelli ci rende partecipi, di aver avuto molto più di ciò che pensava, o di quel che voleva raggiungere. Parla così del percorso fatto, che sarà il fulcro dei ragionamenti seguenti; una via che ha avuto momenti difficili, anche di sofferenza, e nel dirlo sembra una sorta di confessione, come di quelle fatte quando conosci qualcuno per caso, e doni al tuo interlocutore una confidenza non richiesta o necessaria. Un percorso che è stato utile e indispensabile, e che alla fine dei conti viene definito una vera fortuna, averlo potuto fare e affrontare; complice anche l’aver individuato il linguaggio adatto, per potersi esprimere.
Ora il passaggio ai social è breve, e al di là dell’amore, odio, uso e abuso che possano scaturire, (e non essere amati particolarmente da Manuel), vengono però giustificati, in quanto la tecnologia è resa così attrattiva, in quanto in continuo evolversi, ed è un mezzo con il quale le nuove generazioni si devono rapportare.


Il simpatico collega dalla giacca arancione, si addentra anche nell’intricato e pericoloso cespuglio di rovi, che aleggia sulla parola “talent”, in quanto pone la domanda a chi ha spiazzato e dimostrato di riuscire ad adattarsi e coesistere, in un ambito apparentemente lontano da ciò che l’immagine stessa di Agnelli rappresentava per molti.
Tornano gli esempi, raccontando di come il quartetto di Liverpool, in realtà nacque per un determinato tipo di pubblico, e di alcuni loro sfortunati antagonisti, che dovettero interpretare non so quale sorta di programma, per distrarre il pubblico dal mito dei Beatles. La presenza stessa delle “Hit da jukebox”, dove gli artisti diventavano tali con un solo brano e poi sparivano, rappresentava quello che altri non era, che semplice intrattenimento di massa. Una formula che funzionava allora come oggi, dove le proposte musicali sono veicolate dai “mass media”, e dove è normale fare un video su youtube, o una comparsata in televisione per spiccare il volo, ma se il paracadute non ce l’hai e non hai un costume azzurro con mutanda e mantella rossa, il pavimento diventa fastidioso negli atterraggi.
Manuel prevede e auspica un ritorno alla comunicazione più concreta, così come lo era una volta, prima dell’avvento dei social. Trae l’immagine che molti hanno ancora viva nelle loro menti, della figura di Nick Cave pochi giorni fa a Milano, dove in uno dei concerti con meno partecipazione tecnologica, risaltava il senso del contatto, delle mani di Nick che stringeva, toccava, sfiorava e gestiva migliaia di persone, senza la necessità di fare uno stage diving d’effetto.

Parla ancora dei media, e ne lava la colpa di appiattimento e proponimento di certe proposte, in quanto la realtà è che oggi, più di ieri ci sono tantissime proposte nuove e interessanti, trova che ci siano giovani che potrebbero anche loro dire qualcosa fra trent’anni, a patto solo che facciano lo stesso percorso conoscitivo, di esperienza e gavetta fatto da loro. Ne lamenta il voler tutto subito, o il voler essere imboccati, in una visione amara ma veritiera dei giovani d’oggi, su cui già gli Afterhours scrissero in un loro famoso testo.
Per il singolo di quest’antologia, racconta che la scelta del duetto con Carmen Consoli, nasce dall’essere riconosciuta come una delle cantautrici italiane, più vicine a ciò che è stato il loro “percorso”, complice anche un’attitudine rock della brillante catanese, e un amore per la “canzone d’autore” da parte di Manuel, che li porta ad un punto di connessione.


Insieme hanno fatto strade simili, le stesse che potrebbero intraprendere molti ragazzi di oggi, dove la differenza o la vera via, consiste nel crearsela, senza lesinare le difficoltà e le rinunce che impone una scelta del genere.
Tutto questo lavoro antologico, nasce e cela curiosamente una sventura, legata all’incendio dello studio nel quale gli Afterhours erano soliti registrare e rifugiarsi, negli ultimi dieci anni. Riordinando fisicamente scatoloni, ne sono venuti fuori vecchi demo, foto, articoli, e cose che messe una, insieme all’altra, (nonostante fossero dimenticate da chissà quanto tempo in scatoloni di cartone), determinano ciò che è stato fatto. E così, come i sassolini di Hansel e Gretel o le bricioline di Pollicino, anche Manuel e soci hanno voluto rendere giustizia a ciò che sono stati i loro ultimi trent’anni, dove ad oggi Agnelli ringrazia per aver avuto la fortuna e la determinazione, di vivere 51 anni come voleva.
Ultime domande, saluti, foto ricordo, zaino in spalla e via a prendere il treno come i comuni mortali, nonostante ora sia una ironica “star della tv”, dove contano i famosi 15 minuti di notorietà predetti da Andy Warhol in tempi non sospetti. In questi casi i minuti sono molto più importanti, perché anche volendo seguire i sassolini per tornare a casa, lungo i binari diventa un po’ lungo il percorso…

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