Afterhours – Folfiri o Folfox (Universal, 2016)

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folfiri

Articolo di Eleonora Montesanti

C’è un principio buddista che dice: trasforma il dolore in medicina. E’ questo il fulcro del nuovo (doppio) album degli Afterhours, Folfiri o Folfox, un disco sincero e lacerante, nato per affrontare la tragicità della malattia e della morte e trasformato in un mezzo, poetico e consapevole, per far sì che il dolore non sia solo una destinazione, ma un passaggio verso nuovi valori, nuove scoperte, nuove energie.E’ proprio da qui che il disco inizia: Grande, dopo un accenno di chitarra acustica, ci sbatte immediatamente contro il muro. La voce di Manuel si mostra acuta e lacerata come non mai e da subito si intuisce che ci sta scaraventando in un universo intimo e personale, dove ci racconta che è solo nel momento in cui si perde un genitore che si diventa davvero adulti. E lo fa come se fosse un bambino, con il panico che gli blocca le corde vocali, ma che, alla fine, capisce che non si può sfuggire alla vita. Così, ne L’odore della giacca di mio padre, una ballata cantautorale e pianocentrica scossa da un violino elettrico, quel bambino diventa adulto davvero e ritrova in se stesso la forza di amare.

In senso più ampio, Folfiri o Folfox – che, non abbiamo ancora detto, è il nome dei trattamenti chemioterapici subiti dal padre di Manuel – affronta gli sconvolgimenti (fisici ed emotivi) della malattia: Ti cambia il sapore, un pezzo cupo, ruvido e ritmicamente quasi prog, parte dalla distorsione dei sapori causata dalla chemioterapia per arrivare ad una più profonda analisi sull’assenza di Dio; la domanda che si pone è: prima di arrendersi si prova ad aggrapparsi a tutto, anche a qualcosa a cui non si aveva mai pensato? La morte fa davvero meno paura se si ha fede? C’è un’altra faccia della medaglia, però, ancora più infida: la superstizione. Lo sfogo de Il mio popolo si fa e la sperimentalissima San Miguel trovano proprio lì le loro fondamenta: la superstizione ci intima di subire (o festeggiare – dipende dai punti di vista), il nostro destino. In particolare San Miguel è una sorta di rito inquietante e spettrale, che mostra la disperazione di coloro che pensano di meritare solo quel tipo di conforto.

Oppure si può, semplicemente, annullare ogni tipo di sensazione e percezione, come succede nell’onirica Noi non faremo niente, non aspettandosi nulla o ipotizzando che, prima o poi, le cose si risolvano da sole: sogna fino a che non respirerai.

Un altro modo per sopravvivere potrebbe essere quello di distrarsi, cercando di dare valore a qualcosa di effimero che però, quando viene meno la lucidità, sembra un appiglio concreto: è il caso di Lasciati ingannare (una volta ancora), ballata emozionante e disordinata, che chiude il disco 1 e che ci lascia con la consapevolezza che la verità non cresce sul vuoto.

Folfiri o folfox, ad ogni modo, non cerca mai di dare risposte e verità universali su come affrontare il dolore, anzi, la title track è una filastrocca sperimentale che usa l’ironia per scacciare la cupezza e la paura di usare un certo tipo di linguaggio. Certo è che, comunque vada, la cosa fondamentale è non smettere di sentirsi vivi, non cedere al fatalismo, fino all’ultimo istante: Qualche tipo di grandezza – un pezzone che profuma di grunge anni ’90 – è la ricerca di qualcosa, anche nel dolore o nell’aria fredda che sbatte contro le lacrime, che non ci faccia dimenticare che siamo qui.

Ma ci sono anche dei momenti più positivi: Oggi, il brano che apre il disco 2, ad esempio, regala un respiro profondo. E’ un aprirsi e lasciarsi illuminare dalla luce del sole, per godersi quell’attimo, sostituendo la gioia al dolore: ti direi che oggi può guarire tutto, ti direi che oggi è dove sei. Non voglio ritrovare il tuo nome, invece, si cimenta in un pop marziale e lo fa perché, anche se forse apparentemente non sembra, parla di una vittoria: ci sono esperienze che ci condizionano anche se non le viviamo più. A un certo punto, però, è fondamentale sublimarle, per riuscire a guardarle dritte in faccia e non più filtrate coi nostri occhi.

All’interno del disco ci sono anche dei brani che incrociano il fulcro emotivo in maniera più trasversale: Fa male solo la prima volta, pezzo sorprendente basato su continui cambi di direzione, riguarda la perdita della verginità interiore, come se giocare, svendersi o snaturarsi a un certo punto smettesse di nuocere all’anima. Né pani né pesci, invece, è una rock ballad intensa e disillusa (una delle più belle del disco) che ci ricorda che i miracoli non esistono: dobbiamo cavarcela da soli, nessuno arriverà a salvarci. In ultimo, Fra i non viventi vivremo noi, è un pezzo contro le prigioni mentali riferito soprattutto all’ambiente musicale indipentente italiano e al morboso senso di appartenenza che vi ruota attorno.

A livello prettamente melodico, in generale si può dire che gli Afterhours, in ventisei anni di carriera (complici anche i recenti cambi di formazione nella band) non sono mai stati uguali a se stessi: è sempre meraviglioso percepire l’evoluzione di un gruppo attraverso le sue opere. La naturalezza con cui, in questo disco si passa dalle ballate cantautorali al digital metal è sinonimo di equilibrio, organicità e libertà espressiva.

E, a proposito di libertà, Folfiri o folfox si chiude con uno forse dei pezzi più belli e luminosi della band milanese, Se io fossi il giudice: oggi svegliandomi ho realizzato che tutto il resto è stupido, voglio provare a vivere. In fondo è questo che resta ad un gruppo di rock’n’roll: non è fare le rivoluzioni, né essere portatori di verità assolute, ma avere il coraggio di essere sinceri, di celebrare la vita, di ricercare qualcosa di tanto banale come la felicità.

Folfiri o folfox è un porto, un nuovo punto di partenza che ci siamo costruiti da soli con quello che avevamo a disposizione quando eravamo smarriti nel bel mezzo dell’oceano.

Tracklist:
CD1
01. Grande
02. Il mio popolo si fa
03. L’odore della giacca di mio padre
04. Non voglio ritrovare il tuo nome
05. Ti cambia il sapore
06. San Miguel
07. Qualche tipo di grandezza
08. Cetuximab
09. Lasciati ingannare (una volta ancora)

CD 2
01. Oggi
02. Folfiri o Folfox
03. Fa male solo la prima volta
04. Noi non faremo niente
05. Né pani né pesci
06. Ophryx
07. Fra i non viventi vivremo noi
08. Il trucco non c’è
09. Se io fossi il giudice

 

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2 pensieri riguardo “Afterhours – Folfiri o Folfox (Universal, 2016)

    […] da anni essere avviato ad un inesorabile declino. Sull’effettiva bontà del nuovo “Folfiri o Folfox” preferisco non entrare, anche perché l’ho già fatto in altra sede. Qui mi limiterò […]

    […] Afterhours ripartono da dove avevano lasciato, vale a dire dall’ultimo album “Folfiri o Folfox”. Un disco che, pur non avendo lo smalto delle loro cose migliori, è stato comunque in grado di […]

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