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Bruce Springsteen

Ghost – Impera (Loma Vista Recording, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

La storia dei Ghost è un grande guazzabuglio, a partire dalla formazione, nata nel 2006 a Linkoping, in Svezia, da componenti di altre band, rimasti anonimi fino al 2015, e fattasi strada nel panorama metal a suon di Grammis e incentrando la propria immagine su un look eccentrico, di ispirazione ecclesiastica, che prevede musicisti dal volto coperto, denominati Nameless Ghouls, più un cantante, denominato Papa, che virtualmente abdica ad ogni album, sostituito da uno più giovane. Quest’aura di mistero è durata fino a quando alcuni membri si sono rivelati al pubblico, citando in causa Papa Emeritus e svelando così anche la sua identità, al secolo Tobias Forge, che, per tutta risposta, dichiarava di essere in realtà l’unico compositore della band, fatta eccezione per un paio di tracce scritte da Martin Pesner, ex chitarrista ritmico della band: come a dire…”non vi do manco un soldo!” Anche il nome stesso del gruppo ha subito un’evoluzione nel tempo perché all’inizio si facevano chiamare Ghost B.C., per via di beghe legali negli U.S.A., insomma se, dal lato musicale, hanno inanellato una serie di successi negli ultimi sedici anni, dal lato gestionale hanno navigato in acque ben poco tranquille. Comunque, archiviate le pratiche relative al vile denaro, eccoli riaffacciarsi in questo 2022 con un album nuovo di zecca, Impera, il quinto per la precisione, pubblicato lo scorso 11 marzo per Loma Vista Recording, prodotto da Klas Ahlund (Teddybears, Madonna, Kate Perry, Kylie Minogue, Britney Spears) e mixato da Andy Wallace, quello di Walk This Way, della premiata ditta Run DMC/Aerosmith, già collaboratore di Slayer, Cult, Springsteen, Nirvana, Sepultura, ecc… con la collaborazione in studio di Fredrik Akesson, chitarrista degli Opeth.

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Bruce Springsteen – Letter To You (Columbia Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Antonio Sebastianelli

“E tu, padre mio, là sulla triste altura maledicimi, Benedicimi, ora, con le tue lacrime furiose, te ne prego. Non andartene docile in quella buona notte. Infuriati, infuriati contro il morire della luce.” Dylan Thomas

C’è un momento, nello splendido spettacolo teatrale/concerto Springsteen On Broadway, in cui Bruce con voce rotta dalla commozione parla di suo padre. Un irlandese, forte bevitore, gran lavoratore che ha fatto da vera e propria fonte di ispirazione per storie e personaggi che popolano i quasi cinquant’anni di musica del Boss. Poco dopo la morte, nel 1998, il padre sarebbe venuto a visitarlo in sogno, a un concerto, in mezzo alla folla di migliaia di persone venute ad ascoltarlo. Bruce si sarebbe diretto sino a lui inginocchiandosi al suo fianco e “… per un momento guardiamo entrambi l’uomo su di giri sul palco e gli dico guarda papà, quel tipo sul palco… è così che ti vedo.

Bruce Springsteen – Western Stars (Columbia Records, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Giacomo Starace

È passato un po’ di tempo dall’uscita di Western Stars, nuovo album solista di Bruce Springsteen, musicista e uomo che non ha bisogno di presentazioni. 46 anni dal suo primo album, io sono nato quasi a metà della sua carriera, era già stato ovunque nel 1995, aveva anche vinto un Oscar (Streets of Philadelphia, Oscar come miglior canzone nel 1994). Eppure, c’è una cosa che ha portato Springsteen nel cuore di un ultimo arrivato come me: le storie che racconta. Ne ha raccontate tante di vicende, di persone, di strade, ma recentemente ha fatto una cosa che tanti altri probabilmente non faranno mai: ha raccontato la sua storia, in quel mirabile spettacolo che è Springsteen on Broadway. Il cuore nella mano destra e la chitarra nella mano sinistra, ardito e ruvido come sempre, si è messo a nudo, regalando non uno spettacolo, ma una masterclass sull’essere uomo.

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Jake Clemons @ Libritudine – Lissone (Mb), 20 giugno 2019 [opening Bocephus King]

L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Quando di cognome fai Clemons la musica ce l’hai nel sangue e non puoi che essere un predestinato. Nipote del mitico Clarence, il gigante buono per anni al fianco di Bruce Springsteen con il suo sax, Jake ne ha ereditato non solo la stazza (impossibile non notarne la presenza sul palco), ma soprattutto il talento, tanto da esserne il legittimo erede all’interno della E Street Band dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2011.

 

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Bruce Springsteen. Born to run

springsteen

Articolo e illustrazione di Mauro Savino.

L’America ha sempre avuto qualcosa da farsi perdonare. Da Hiroshima alla Corea al Vietnam all’Iraq. Altre cose le ha metabolizzate come eredità di costume e portato storico. Il tipico e spesso ipocrita puritanesimo dell’America benpensante d’ogni epoca nasce da questo connubio.
Per queste e per molte altre ragioni, non ultimo l’Osanna che le trombe del neoliberismo lanciarono nel cielo della globalizzazione dopo l’89, è stata l’America la patria eletta di tutti i controcanti culturali, dai beat all’underground alle rielaborazioni post-storiche seguite all’11 settembre.

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