R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Love And Freedom è il 29° album solista in studio di Joe Ely.

Una gloriosa carriera iniziata a fine anni ’60. Nel 1971 con gli amici musicisti Jimmie Dale Gilmore e Butch Hancock forma The Flatlanders. La carriera da solista decolla nel 1977 con il suo primo album solista, l’omonimo Joe Ely dove si intravvedono già le caratteristiche, le peculiarità di un grande rocker, cantante, songwriter, chitarrista votato al country-rock, al rock d’autore e al tipico esempio di roots rock texano.

Joe Ely (Amarillo, Texas, 9 febbraio 1947) lo scorso anno ci aveva proposto Driven To Drive (qui la recensione), registrato negli studi di casa (Spur Studios) con pochi fidati amici, tra cui il fisarmonicista Joel Guzman, e Bruce Springsteen in un brano, un disco le cui canzoni per un motivo o per un altro erano finite nel dimenticatoio, da inserire nel filone delle road songs e che rispolverano con anima e magia la poetica del texano.

Oggi Joe Ely si è giustamente eclissato a causa di alcuni problemi di salute, ma, ciò nonostante, ripete l’operazione precedente e come nel caso di Driven To Drive pesca dal suo cilindro magico altre registrazioni (alcuni demo degli anni precedenti o addirittura di inizio millennio). Canzoni che parlano di immigrazione, povertà, guerra, giustizia, amore, libertà ed altre questioni sociali, tutte assai attualissime al giorno d’oggi. Love And Freedom è il giusto elisir, curativo per un mondo tumultuoso ed emotivo come quello in cui stiamo vivendo.

Con dei “Rough Mix” (un mix grezzo e rudimentale di vecchie incisioni archiviate in un file nell’autunno del 2024) Joe Ely chiama l’amico multi-strumentista e produttore Lloyd Maines, quest’ultimo ci aggiunge chitarra acustica, slide guitar, e alcune linee di basso e già le canzoni brillano di luce propria con la voce killer e fenomenale dello stesso Joe Ely. Lloyd Maines ci lavora con Pat Manske (batterista di Austin), agli Zone Recording Studios di Dripping Springs in Texas e chiama all’appello un altro chitarrista eccelso come David Grissom in un paio di canzoni oltre a Joel Guzman che perfeziona le canzoni originali con il suo magico tocco di fisarmonica.  L’ennesimo album straordinario di Joe Ely è pronto a deliziare le nostre orecchie, nove brani originali e quattro cover scelte tra le favorite di Joe Ely di altri celebri, egregi ed autorevoli autori.

Apre le danze Shake ‘Em Up, un’ode al selvaggio West con accordi e riff di organo Farfisa nella miglior tradizione dei primi anni ’60. Adios Sweet Dreamsracconta dei sogni infranti a causa dei disordini ai confini del Texas, un brano tex-mex e dove Joe Ely mantiene la tradizione di Doug Sahm, Augie Meyers, Flaco Jimenez, Freddy Fender, ovvero i Texas Tornados. Magdalene è una composizione di Guy Clark (1941-2016), un esemplare e carismatico cantautore e liutaio texano che la scrisse nel 2006 e pubblicata nel suo album Workbench Songs. Una ballata con tanto di Joel Guzman, sempre illuminante ed armonioso con la sua fisarmonica. Degna di nota la versione di Deportee (Plane Wreck At Los Gatos) di Woody Guthrie qui con Joe Ely e Ryan Bingham, un duetto che è un semplice capolavoro. Woody Guthrie scrisse il testo di questa canzone, che fu poi musicata, dieci anni dopo, da Martin Hoffman, e cantata per la prima volta da Pete Seeger nel 1958. Il 28 gennaio del 1948, in un incidente aereo in California, vicino al confine con il Messico, persero la vita 28 “deportati”, ovvero 28 lavoratori messicani che stavano per essere forzatamente rimpatriati.

Sergeant Baylock nonostante non sia il suo vero nome, è la storia vera di un poliziotto a Lubbock (dove hanno vissuto a lungo tra gli altri Joe Ely, Buddy Holly, Terry Allen, Jesse Taylor, Jimmie Dale Gilmore, Butch Hancock, Waylon Jennings, Lloyd Maines, sua figlia musicista Natalie Maines delle Dixie Chicks, Delbert McClinton, Mac Davis) che ha perseguitato, infastidito, stressato incessantemente Joe Ely e che ogni qual volta lo incontrava lo metteva in galera. Ecco una inebriante canzone a rendergli giustizia. Un brano per l’andatura e non solo della A Boy Named Sue di Johnny Cash. Waitin’ Around To Dieè un brano di Townes Van Zandt del 1968 e nel suo album d’esordio For The Sake Of The Song.  Una ballata toccante e triste con l’accompagnamento di una armonica a rivendicare le cupe atmosfere dell’autore, Townes Van Zandt.Joe Ely poi reinterpreta in un’altra bellissima e toccante cover proprio For The Sake Of The Song del texano Townes Van Zandt (1944-1997), probabilmente una canzone autobiografica almeno nelle intenzioni, un personaggio dal carattere schivo e malinconico che pur non avendo ottenuto una clamorosa popolarità rimase sempre una figura di culto nella musica country statunitense e fu molto apprezzato dalla critica, ritenuto da molti musicisti come un vero maestro ed uno dei migliori autori del secolo scorso. La sua influenza è tangibile sugli artisti più disparati, equamente divisi fra le scene rock, folk e country. Townes è stato uno di quei cantautori e musicisti che troppo spesso e come pochi altri, alla ricerca della purezza artistica, si è fatto sopraffare dai propri demoni interiori.

Band Of Angels ricorda l’arido deserto e le sue atmosfere. La polvere e i tesori della Sierra Madre con la fisarmonica in tema Tejanos e con un breve accenno di chitarra assai tosta. Here’s To The Brave celebra e omaggia gli indiani, ora chiamati Nativi d’America. Today It Didè un country-rock con una splendida interazione tra la chitarra e la voce di Joe Ely. Pura musica texana, una voce profonda che emoziona e punta direttamente al cuore. No One Wins risale addirittura al 2011, composta subito dopo aver visto Ground Zero ed essere stato assai scosso emotivamente dall’attacco terroristico dell’11 settembre. 

Rock, country-rock, ballate senza fine e senza orizzonte. David Grissom alla chitarra, Lloyd Maines al basso, chitarra acustica, steel guitar, slide guitar, percussioni, Ryan Bingham (voce, chitarra) e la fisarmonica di Joel Guzman (già alla fisarmonica nelle registrazioni originali) completano e valorizzano queste splendide canzoni. Love And Freedom come dice lo stesso Joe Ely: «è un promemoria per i tempi in cui viviamo adesso e che spero risuoni in chiunque si prenda il tempo di ascoltarlo. Penso sia un buon momento per alzarsi in piedi e parlare apertamente». La voce di Joe Ely infatti risuona come un grido collettivo di identità individuale. Come al solito o come spesso accade, l’ennesimo disco piacevolissimo, appassionante ed emozionante. Un sincero augurio per la salute del nostro amato Joe Ely.

Tracklist:

  1. Shake ‘Em Up
  2. Adios Sweet Dreams
  3. Magdalene
  4. Deportee (Plane Wreck At Los Gatos)
  5. Waitin’ Around To Die
  6. Sergeant Baylock
  7. Today I Did
  8. Band Of Angels
  9. For The Sake Of The Song
  10. Here’s To The Brave
  11. What Kind Of War
  12. No One Wins
  13. Surrender To The West


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