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Vasco Brondi

Vasco Brondi – Paesaggio Dopo la Battaglia (Cara Catastrofe/Sony Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

(a Massimo)

Questa sera, parlando con un caro amico musicista, gli spiegavo perché seguo un certo tipo di musica e perché mi emoziona tanto. “Vedi Sergio, è un po’ come ammirare un ortaggio o un frutto colto dall’orto di tua figlia che lo coltiva con tanto amore. Se lo metti a confronto con quello che sfila lucido sul banco di un negozio, sembra molto più imperfetto, grezzo, ma è enormemente più buono, succoso, ti dà soddisfazione e ti appaga il palato. Stessa cosa per la musica che ascolto, magica nella sua imperfezione e capace di trasmetterti così tanto da farti tremare”. Questo è un po’ Vasco Brondi. Da quando lo seguo, ancora agli albori di “Canzoni da spiaggia deturpata”, le vibrazioni sono sempre state le medesime, ascoltare qualcosa di nuovo ma nello stesso tempo primordiale, tutt’altro che scontato e ben lungi da un prodotto ben confezionato e pronto per essere servito in radio. La sua voce non è soave, non richiama virtuosismi, ha spesso stonature meravigliose che rendono ancora più vero quello che pronuncia, trasmettendo una vibrazione ancor più intensa tra parlato e recitato.

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Vasco Brondi – Siamo qui per rivelarci e non per nasconderci

C O N F E R E N Z E


Articolo di Joshin E. Galani

“Siamo qui per rivelarci e non per nasconderci” ecco il mood con cui è stato registrato Paesaggio dopo la battaglia nuovo album di Vasco Brondi, il primo pubblicato a suo nome dopo la conclusione del progetto Le Luci Della Centrale Elettrica. Uscirà il 7 maggio a quattro anni di distanza da Terra. Prodotto dallo stesso Vasco Brondi in collaborazione con Taketo Gohara e Federico Dragogna.
Racconta Vasco: “Paesaggio dopo la battaglia prende il titolo di una canzone, canzone d’amore anomala perché è riferita ad un’entità, una nazione e non ad una persona, mi sono reso conto che poteva essere un buon contenitore per tutti gli altri brani. Il disco è pieno di battaglie intime, collettive, personali, universali ed anche pieno di paesaggi interiori ed esteriori. Paesaggi che sono residui dopo una battaglia, quindi diversi dai precedenti, paesaggi completamente nuovi, gli unici da cui si può ripartire.”

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Vasco Brondi – Talismani per tempi incerti (Live estate 2020) (Cara Catastrofe/Gibilterra, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Talismani per Tempi Incerti, “canzoni, poesie, letture, riflessioni. Sonate per pianoforte, violoncello e chitarre distorte”. Tutto questo fa pensare alla declamazione di una formula magica che accompagna ogni incantesimo o rituale. Entrando nelle fessure del disco, come un sub che si immerge nelle viscere dell’acqua, non ci si può esimere dal “sentire” che questo talismano è colmo di incanto e poesia.
Dopo circa due anni dallo scioglimento de Le Luci della Centrale Elettrica, Vasco Brondi inizia un nuovo percorso donandoci questa caleidoscopica creatura. Il nuovo nato è un disco live registrato a sua insaputa nell’estate appena trascorsa, generoso frutto di uno spettacolo di dieci serate in cui Vasco ha solcato l’Italia, con i suoi talentuosi musicisti, esibendosi e reinterpretando canzoni proprie, cover e poesie. L’idea di farne un disco live è sorta solo in un secondo momento. Le registrazioni avevano magicamente acquisito una vita propria, pronte a mutarsi a loro volta in Talismani.

© Riccardo Trudi Diotallevi

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PER gli invisibili: Vasco Brondi, Tre Allegri Ragazzi Morti, Massimo Zamboni @ Scandiano (Re) – 9 ottobre 2020

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini

Dubito che i concerti debbano riprendere per il bene di tutte quelle persone che hanno passato quasi tutto il tempo a fare la fila al bar (ce n’era uno solo ed era comprensibilmente affollato) o che hanno fatto milioni di volte avanti e indietro per prendersi da bere; o ancora, per il tipo brillante seduto davanti a me, che ha nell’ordine: chiacchierato con la sua ragazza del più e del meno a voce altissima, bevuto ad occhio cinque o sei birre nell’arco di un’ora (non è che lo spiassi ma era difficile ignorarlo) e urlato: “Canta coglione! Smettila di parlare!” a Vasco Brondi quando il malcapitato ha deciso che era giunto il momento di fare un saluto di benvenuto ai presenti. Inutile dire che quando l’artista ferrarese si è effettivamente messo a cantare, il suddetto spettatore se n’è stato tutto il tempo a controllare il telefonino (la sua ragazza si è pure guardata un video, con tanto di microfono ben vicino all’orecchio, chissà mai che la musica dagli altoparlanti non la disturbasse troppo).
Scusate lo sfogo ma dovevo scriverlo: si parla tanto e giustamente di far ripartire in condizioni normali la musica dal vivo, si fanno tanti paragoni con le discoteche, anche ieri sera Davide Toffolo ci ha tenuto a rimarcare che il pubblico dei concerti è il più educato e motivato che ci sia… beh, consentitemi di fare dei bei distinguo. Per carità, anche questa sera ho visto tanta gente attenta, partecipe, educata; ma per ognuno di loro ce n’è un altro che si comporta come il personaggio sopra nominato, e sono sempre troppi quelli che ancora pensano che andare a sentire qualcuno suonare, pagando il biglietto, equivalga a fare i propri porci comodi.

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AA.VV. – Faber Nostrum (Sony, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Recentemente è stata rilasciata una compilation intitolata Faber Nostrum nella quale molti esponenti di quello che ormai diamo per definito come it-pop, reinterpretano dei brani dello storico cantautore genovese. Mi hanno chiesto di parlarne proprio perché io quando De Andrè era in vita non ero nemmeno nato, mentre ho visto in diretta la crescita esponenziale degli ultimi anni dei protagonisti di questo progetto. Sia comunque chiaro che a casa mia sono cresciuto a pane, De Andrè (e Springsteen) quindi comunque la sua discografia la conosco; rimane che non l’ho vissuto realmente e che non potrò mai farlo, che tra me e la sua musica per quanto possa approfondirla e avvicinarmici, rimarrà sempre come un vetro a dividerci perché io gli anni da lui cantati non li ho mai vissuti. Il disco è composto da quindici cover, alcune delle quali anche in parte riscritte, che ti accompagnano per un’ora abbondante.

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Le luci della centrale elettrica @ Alcatraz – Milano, 13 aprile 2017

Articolo e immagini sonore di Starfooker

Arriva finalmente anche a Milano il nuovo tour de Le luci della centrale elettrica. L’occasione è importante, portare in scena l’ultimo lavoro “Terra”, il primo album che pare mettere d’accordo una critica finora divisa sulla produzione passata e anche il pubblico presente è chiaramente diviso in due blocchi: davanti una fanbase che negli anni non si è mai tirata indietro nel supporto (nonostante un certo bullismo nei loro confronti) mentre nelle retrovie i nuovi curiosi e qualche appassionato che si sente troppo “anziano” per le prime file.
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