L I V E R E P O R T


Articolo di Olivia Gazzarrini

Fuggendo un caldo torrido e bagnato di città, tutto ciò che mi porta altrove fisicamente e mentalmente, anche solo per qualche ora, è soffio vitale. Ovvero e soprattutto i musicisti che suonano d’estate ai festival nei borghi di provincia.
E la Toscana, si può dire, da tempi non sospetti, ha in questo sempre primeggiato. Il tempo si dilata e la musica ti catapulta dove appartieni. In quel non spazio e non tempo del sentire infinito. E ritrovarsi a Peccioli per uno dei tanti eventi del festival 11 Lune tra musica, teatro e talk in programma per tutto il mese di Luglio, è anche questo. Mai più bel nome fu dato ad un festival, organizzato da Il Post di Luca Sofri, in questo singolare luogo sospeso su una valle in provincia di Pisa, l’Alta Valdera, da me, toscana, mai sentita prima.

Una persona tiene un telefono cellulare mostrando un cartellino con citazioni, mentre sullo sfondo si intravedono spettatori e un palco di un festival.

Perché nel 2008 uscì un disco dal titolo Canzoni da spiaggia deturpata, dell’ artista Le luci della centrale elettrica, che all’epoca ci ammaliò in tanti e giustamente. Stasera dopo diciassette anni, Vasco Brondi, solo così si fa chiamare oggi, mi richiama al cospetto della sua arte, accompagnato inaspettatamente da una folto gruppo di musicisti, per un concerto elettrico e senza Giorgio Canali. Al tempo un tandem decisamente bukowskiano.

La fama del borgo pisano è rimbalzata per essere diventato Borgo dei Borghi lo scorso anno, anche grazie al processo di integrazione nel territorio e nelle frazioni circostanti di arte contemporanea diffusa, iniziato nel 1992, come opera di riqualificazione artistica in particolare di una grossa discarica. Girando in lungo e in largo il borgo, tra le opere cittadine, quella che mi esalta maggiormente, è la terrazza di 600 mt a forma di pista di decollo verso l’Universo, che si staglia dal cosiddetto Palazzo senza Tempo. In questa cornice da paesino delle meraviglie al tramonto con 37 gradi, svengo e rotolo giù per le stradine medievali per risvegliarmi pochi secondi dopo, forse i due calici di naturale, nell’arena Anfiteatro Fonte Mazzola, sotto un cielo indigo, attraversato da scia chimica notturna, dove un lieto senso di pace aleggia nell’aria e dove la scultura di uno dei quattro giganti di cemento presenti nel territorio, emerge con forza inaudita dalla terra, a destra del palco.

Un'artista al pianoforte durante un concerto al tramonto, con una silhouette di un borgo sullo sfondo.

Lo scenario è incantevole e qualunque nota suonata rimbalzerà magnificamente durante tutta la serata, roteando per gli spalti ricurvi dell’anfiteatro. Anche quelle della brava musicista e cantautrice Giulia Mei, che apre la serata, pestando il suo pianoforte con una grinta, che solo le siciliane di ultima generazione viste ultimamente, possiedono. Mi giro e l’anfiteatro è ormai gremito. Nel pubblico si sente predominare l’inflessione emiliana a 360 gradi e questa è un’ulteriore prova che mi conferma quello emiliano-romagnolo essere il più bel pubblico musicale d’Italia, il solo che si muove in massa e ovunque, per seguire i propri idoli, vedi Berlino 2024 per i CCCP in DDDR, quando invece che a Berlino Est sembrava di stare alla Bolognina… Nel frattempo mi riconnetto al presente e Vasco Brondi appare sul palco con emanazione placida, look scarno, sebbene con in testa un cappello da pastore del deserto del Gobi e con il corpo che si illumina al chiaror della luna, come il placton luminescente del mare dei tropici. E la folla lo inonda di adorazione. Una speciale intesa tra lui e loro che percepirò per tutto il concerto e da cui mi sentirò decisamente esclusa, a dire il vero anche con un po’ di invidia. Ora Vasco e non più Le luci sia di nome che di fatto, è tornato chissà da quale peregrinazione alla ricerca del sé, per riproporre live il disco Costellazioni, assieme a pezzi nuovi ed inediti. Bel disco del 2014, autoprodotto e registrato tra casa di Federico Dragogna, suo compagno di viaggio di lunga data e presente sul palco e il Chichoi Studio di Bassano del Grappa, vanta la presenza di illustri come Enrico Gabrielli, Rodrigo D’Erasmo e dell’immortale Canali.

Folla di fan in attesa di un concerto, con luci che illuminano l'anfiteatro sotto un cielo al tramonto.

La prima parte del lungo concerto è una sorta di iniziazione parlata dove la musica, che per ora solo accompagna, è abilmente suonata da una band che invece si libererà a volteggi rock nostrani per tutta la seconda parte. Quando anche il canto diventerà canto e non solo racconto. Perché essere rapiti da flussi poetici dark fuori dal coro, che il Vasco di allora lasciava scorrere su un blog, fu inevitabile. Ovvero un nonsense romantico, periferico, altamente musicale ed ispirato ed in forma di canzone parlata che creò un seguito di alienati mentali, disincantati, emarginati e fumati del primo decennio Duemila, inclusa la sottoscritta. Una voce fuoriuscita dalla nebbia dei depressi paesaggi industriali della valle del Po, in viaggio chimico verso la luce, che neanche di giorno riesce a trafiggere l’atmosfera.

Canzoni come La Terra, l’Emilia, la Luna, I destini generali, Firmamento, Padre nostro dei satelliti e Blues del Delta del Po sono canti aulici, rifugi del cuore familiari e sicuri cantati mantricamente dal pubblico.
Tra le strofe “Dio onnipotente non mi protegga da niente” e “ Vorrei che la pioggia non si fermasse mai” e “Arriverà un ciclone e ci lascerà stare” e storie personali da pendolare tra Ferrara e Bologna e tra Roma e Milano dove “le canzoni escono dagli edifici” e on the road alla ricerca della casa maremmana di Nada, che gli racconta accendere la radio per scacciare i cinghiali, mentre il gigante cambia colore e dice grazie, Brondi fluttua tra le armoniche interiori del suo pubblico, sospinto da un crescendo musicale che spinge su verso quelle stelle di cui canta e che sembrano essersi fatte più vicine e luminose. Per finalmente congedarci con certe reminiscenze di matrice catartica…

Un artista che si esibisce sul palco con un microfono, mentre il pubblico osserva la performance in un'atmosfera di concerti estivi.

Incendia le farfalle meccaniche
Le rose lisergiche e i nostri pochi orgasmi
Ti ricordi dei combattimenti tra i cigni finti?
E delle sere a sbranarsi?
E delle sere a strafarsi?

[…]
Con me non devi essere niente
Con me non devi essere niente

…che sembrano a fatica uscirgli dal petto.

Un gruppo di musicisti sul palco durante un concerto, con un violoncellista a sinistra, tre cantanti al centro, e un bassista a destra, illuminati da luci sullo sfondo.

Con Vasco Brondi, a Peccioli, hanno suonato:
Federico Dragogna (chitarra)
Gabriele Lazzarotti (basso)
Andrea Faccioli (chitarre)
Daniela Savoldi (violoncello)
Angelo Trabace (pianoforte)
Niccolò Fornabaio (percussioni/batteria).

Concerto di Vasco Brondi sul palco con band, pubblico entusiasta in un anfiteatro al chiaro di luna.
Un concerto dal vivo con un gruppo musicale su un palco illuminato, mentre il pubblico assiste entusiasta, circondato da fumi colorati e luci.
Un gruppo di musicisti sul palco mentre il pubblico applaude entusiasta durante un concerto estivo.
A black and white image of a musician in a hat smiling and waving while standing near a stage, surrounded by several people engaged in conversation.

Rispondi

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere